Febbraio si distingue spesso come uno dei mesi con le maggiori nevicate, non solo in Italia ma anche nel resto dell’Europa. Questo accade perché durante la parte finale dell’inverno, il vortice polare tende a indebolirsi, facilitando l’arrivo di masse d’aria gelida verso le latitudini più meridionali. Esemplificativo di ciò è il freddo storico di febbraio 2012, che ha interessato ampie zone italiane con condizioni meteo eccezionalmente severe.
Seconda parte dell’inverno 2024 ricca di freddo?
Anche quest’anno potremmo seguire questa evoluzione: il vortice polare si è nuovamente rinforzato a metà dicembre, dando inizio a un periodo molto stabile per l’Italia e gran parte d’Europa, tutto condito da temperature superiori alle medie. Ma con l’avvento di gennaio 2024 avremo un netto cambio di circolazione dovuto anche ad uno stratwarming siberiano che potrebbe avere ripercussioni sul prosieguo della stagione. Ecco che gennaio e febbraio potrebbero rivelarsi decisamente più invernali rispetto al mese di dicembre, su gran parte d’Europa.
Il mese di febbraio, dunque, riserva spesso colpi di scena inaspettati e davvero clamorosi, come più volte accaduto negli ultimi decenni. La più recente e potente ondata di gelo siberiano risale al 2012, quando tutta Italia piombò in un lunghissimo periodo gelido e nevoso.
La storica ondata di gelo del febbraio 2012
Un’ondata di freddo eccezionalmente intensa ha investito gran parte dell’Europa e si è estesa fino al Nord Africa dal 27 gennaio al 20 febbraio 2012, caratterizzata da temperature estreme, in particolare nell’Europa orientale. Il 2 febbraio a Kuusamo, in Finlandia, è stata registrata una temperatura eccezionale di -39,2 °C. Altri paesi europei hanno vissuto durante questo periodo nevicate notevoli.
Il gelo fino in Africa
Il 4 febbraio 2012, in modo insolito, la neve ha raggiunto Algeri, con un accumulo di circa 20 cm, e l’ondata di freddo ha portato nevicate addirittura nel Deserto del Sahara. In Europa centrale e orientale, intense tempeste di neve si sono verificate per diversi giorni, con temperature che hanno toccato decine di gradi sotto lo zero (-36 °C in Serbia e Russia, -30 °C in Polonia e Ucraina, -20 °C in Germania e Romania). Queste nevicate hanno interessato anche la regione balcanica, estendendosi fino al Mar Nero.
Gelo e neve per settimane in Italia
In Italia, dal 31 gennaio al 20 febbraio, una massiccia irruzione di aria continentale siberiana ha colpito duramente diverse regioni. Temperature fino a -30/-20°C sono state registrate dalla fine di gennaio, con un afflusso di aria artica continentale che inizialmente ha interessato solo il Nord (Torino e Milano hanno toccato -12 °C), per poi spostarsi verso le regioni centro-meridionali, con L’Aquila che ha registrato -7 °C. In seguito, l’aria artica ha raggiunto alcune regioni meridionali, in particolare quelle tirreniche. In Liguria, a Sassello, si sono registrate temperature fino a -22,1 °C.
Il record di temperature più basse è stato toccato in Abruzzo: il 15 febbraio, a Tagliacozzo si sono registrati -28,6 °C, -35,8 °C sull’Altopiano di Marsia e il record italiano di -37,4 °C ai Piani di Pezza (Rocca di Mezzo).
In Umbria, sull’altopiano di Castelluccio di Norcia, a 1350 m s.l.m., le temperature notturne sono scese regolarmente al di sotto dei -25 °C, con punte di -30 °C. Sul monte Vettore, la neve è rimasta per tutta l’estate, sciogliendosi completamente solo a metà settembre.
A Trieste, tra il 1° e il 4 febbraio, le temperature costiere sono calate fino a minime di -10/-12 gradi e massime di -6 gradi. I moli marittimi della città si sono coperti di uno spesso strato di ghiaccio marino, risultato della combinazione di venti forti e gelo intenso.
Le prime nevicate
Le prime nevicate a bassa quota sono arrivate alla fine di gennaio, per poi diventare eccezionali anche in pianura all’inizio di febbraio. Questo è stato il risultato di un ampio ciclone freddo che si è sviluppato nel Mediterraneo, alimentato dalle fredde correnti continentali. Durante questo periodo di freddo e neve, molte aree abitualmente esenti da neve sono state ricoperte, compresa la costa tirrenica centrale e la città di Roma, dove la neve è caduta due volte, il 3 e 4 febbraio e poi il 10 e 11 febbraio.
Nel Piemonte e in Liguria, l’ondata di freddo è iniziata il 28 gennaio, interessando principalmente il centro-nord. Le prime regioni a essere colpite sono state il Piemonte e la Liguria, con accumuli fino a 70 cm nel Cuneese e neve a Torino.
In Toscana, il 1° febbraio ha visto nevicate su gran parte della regione fino in pianura, compresa la città di Viareggio. La neve è caduta in modo discontinuo, con 10 cm registrati a Empoli, 20-25 cm a Livorno e 27 cm a Siena.
In Emilia Romagna, la neve si è depositata copiosamente su tutta la pianura a est di Parma, estendendosi verso il sud fino alle coste tirreniche. Nelle zone di Forlì-Cesena, Rimini e Pesaro-Urbino, si sono registrati livelli di nevosità mai visti da un secolo, con accumuli che hanno raggiunto i 4,5 metri sulle colline, 200 cm a Cesena, 170 cm a Forlì e ben 327 cm a Urbino. Anche le coste romagnole hanno visto notevoli accumuli, con almeno 75 cm di neve dopo il 12 febbraio.
A partire dal 1° febbraio, un’intensa nevicata avvolse quasi tutta la regione marchigiana. Dopo una pausa temporanea, il 2 febbraio le precipitazioni nevose ripresero, durando per un periodo di circa 72 ore e raggiungendo anche le zone costiere. Nella provincia di Ancona, lungo il litorale, si formarono accumuli di neve tra i 25 e i 40 cm, mentre nelle zone interne l’altezza della neve arrivò mediamente a 1,5 metri, con punte massime di 3,5 metri. A Montecopiolo, nella regione del Montefeltro, si verificarono 18 giorni di nevicate continue, con uno strato nevoso che raggiunse i 3,5 metri e picchi fino a 6 metri. Urbino registrò ben 318 cm di neve in sole due settimane, una quantità senza precedenti.
In Abruzzo, dal 29 gennaio, la neve ricoprì l’intera regione, con accumuli fino a 40 cm lungo la costa. La notte del 10 febbraio, vicino a Silvi Marina, si depositarono ben 60 cm di neve in sole 6 ore, stabilendo un record per l’area costiera. La situazione sui monti fu ancora più critica: sul Gran Sasso e sulla Maiella si raggiunsero accumuli di neve fino a 5 metri, isolando centinaia di piccoli centri.
A Tricarico, in Basilicata, si verificarono nevicate continue per 90 ore, con accumuli minimi di 150 cm e accumuli eolici che superarono i 3 metri nel centro storico. Sul Monte Croccia, a Oliveto Lucano, si registrarono oltre 4 metri di neve. Le nevicate colpirono quasi tutta la regione a partire dal 2 febbraio, continuando quasi senza interruzioni per diversi giorni.
In Irpinia, le nevicate raggiunsero i 115 cm di accumulo nel capoluogo, mentre nel Sannio, specialmente attorno a Benevento, lo strato di neve superò il metro e mezzo. Nelle zone dell’Alto Beneventano, le temperature scesero ben sotto lo zero e lo spessore della neve superò i 3 metri. A Napoli, nella notte tra il 6 e il 7 febbraio, si verificò una leggera nevicata.
Le nevicate nel Lazio iniziarono il 2 febbraio, specialmente in Ciociaria, e anche a Frosinone cadde la neve. Il 3 febbraio, Roma fu sorpresa da una nevicata che portò accumuli di circa 5/10 cm nelle zone settentrionali della città, durando dalle 11.45 alle 16. Dal 3 al 4 febbraio, la neve si estese a tutto il territorio comunale, con 5 cm a Ostia sulla spiaggia, 10 cm nelle zone meridionali della città, 20 cm nel centro e fino a mezzo metro nelle zone periferiche. Il 10 e 11 febbraio, Roma subì un’altra ondata di nevicate, con accumuli di 15-20 cm in alcune zone settentrionali e orientali della città. Durante la notte del 10 febbraio, le nevicate interessarono nuovamente il litorale laziale.
In Puglia, specialmente nell’area della Murgia, si verificarono nevicate con accumuli superiori ai 30 cm nei giorni 6 e 7 febbraio, e una successiva precipitazione nevosa interessò il 14 febbraio la zona sud-orientale di Bari e il nord della provincia di Brindisi. Nella provincia di Foggia, la neve si depositò con uno spessore di almeno 50 cm in quasi tutte le località, tranne che nelle zone costiere, dove lo strato di neve rimase più contenuto. Nelle aree montuose della Daunia, gli accumuli di neve superarono i 70 cm, causando l’isolamento di alcuni paesi durante i giorni di maggior nevicata.
Questo evento nevoso storico ha lasciato un’impronta duratura in tutta Italia e, da allora, non si è più verificata una situazione meteo così severa e prolungata.