Meteo dopo Natale e Santo Stefano, quando il gelo irrompe in Italia
Il periodo che precede il Natale è in Italia spesso mite, la neve in pianura è avvenuta nel passato con estrema occasionalità, in quanto in questo periodo dell’anno prevalgono le correnti occidentali dell’Atlantico. Oggi vedremo l’evoluzione meteo in Italia, ma ci rifaremo soprattutto ad una situazione atmosferica del passato che determinò una fase di intenso gelo con anche nevicate sulle coste.
L’inatteso cambio di rotta dell’inverno
Dopo un esordio che prometteva un inverno rigido, siamo testimoni di un cambio di rotta. L’Europa si trova sotto l’influenza di un robusto anticiclone, portando condizioni meteo stabili dall’estremità settentrionale fino a quella meridionale del continente. Questo fenomeno lascia l’Italia e il resto del Sud Europa senza significative precipitazioni, mentre le perturbazioni si concentrano principalmente nel Nord Europa.
Ondata di caldo al Nord Italia e regioni dell’Adriatico
Piuttosto che fake news come detto da taluni, si è rivelata reale la previsione meteorologica che anticipava il Natale 2023 con temperature insolitamente elevate. Queste hanno addirittura stabilito nuovi record storici per il mese di dicembre in diverse località. L’evento atmosferico, di tipo adiabatico, comprimendo l’aria nei bassi strati atmosferici, l’ha riscaldata a livelli elevatissimi, con temperature tra i 20 e i 25 gradi. In particolare, nel Nord Italia, le temperature sono state superiori di 15-20 gradi rispetto alla media in alcuni casi. In conclusione, questo fenomeno meteorologico ha raggiunto proporzioni e intensità tali che ogni aggettivo rischierebbe di minimizzarne la grandezza. Fortunatamente, ora ci stiamo dirigendo verso una fase più vicina alla normalità, anche se questa tarderà a manifestarsi pienamente.
Questa pausa invernale, sebbene sorprendente, si inserisce in un contesto dove le perturbazioni sono state una costante negli ultimi due mesi. Questa calma atmosferica si presenta durante le festività natalizie, un periodo in cui la neve, specialmente in montagna, avrebbe aggiunto un tocco magico.
L’anticiclone si prevede resterà dominante sull’Italia fino almeno a dopo Santo Stefano. Tuttavia, ci sono indicazioni di possibili cambiamenti verso la fine di dicembre e l’inizio di gennaio, legati a un indebolimento del Vortice Polare. Verso la fine del mese, si potrebbe assistere all’arrivo di masse d’aria fredda, ma i dettagli sono ancora da definire. Il Vortice Polare mostra segnali di crisi come detto, questo destabilizza la fase calma che pervade in amplissime aree del nostro Emisfero, e produrrà scambi di masse d’aria secondo i meridiani. Ciò significa che in alcune aree ci sarà molto freddo, in altre caldo.
Il ricordo del Burian del 1996
La meteo attuale è tutt’altro di quello che avvenne nel dicembre 1996, quando l’Italia fu colpita da una significativa ondata di freddo subito dopo Santo Stefano. Era il Burian, una massa d’aria gelida proveniente dalla Siberia, che investì le regioni adriatiche e del Sud.
Nel 1996, il Burian attraversò l’Italia, portando prima freddo al Centro-Nord e poi al Sud. L’aria fredda dall’Europa orientale si spostò verso ovest, interessando prima la Germania e l’Austria, e poi la Francia, dove iniziò a nevicare.
In contemporanea, un movimento di bassa pressione dalla Spagna verso il sud-est intensificò il maltempo nel Centro-Sud dell’Italia. Le temperature iniziarono a scendere in tutto il paese, con nevicate che raggiunsero quote significative sull’Appennino settentrionale.
L’ondata di freddo e le sue conseguenze
Tra il 26 e il 28 dicembre del 1996, un’intensa alta pressione russa dominò l’Europa. In Italia, le temperature caddero drasticamente, in particolare nel Triveneto. Tre quarti del paese registrarono temperature sotto lo zero. Mentre al Nord il cielo rimase sereno, al Medio Adriatico e al Sud si verificarono nevicate fino alle coste.
Le temperature raggiunsero il picco di freddo tra il 28 e il 29 dicembre. In Europa occidentale, intanto, si formava una nuova saccatura atlantica che si muoveva verso l’Italia. Tra il 29 e il 31 dicembre, quest’ultima portò correnti mediterranee che generarono un fronte caldo, causando nevicate sulle pianure del Nord e, inizialmente, anche sulla Toscana.
La nevicata da addolcimento: un fenomeno unico
Il fenomeno della nevicata da addolcimento è particolarmente interessante. Si verifica quando un fronte di aria calda e umida si sovrappone a uno strato di aria fredda già presente al suolo. Questo tipo di nevicata è comune in pianura padana a causa della sua topografia che favorisce il ristagno dell’aria fredda.
Quando l’aria calda incontra quella fredda, si verifica la condensazione e, se l’aria al suolo è sufficientemente fredda, si forma la neve. Questo fenomeno può portare a significativi accumuli di neve, specialmente nel nord Italia, influenzando vari aspetti della vita quotidiana.
In conclusione, la nevicata da addolcimento rappresenta un esempio unico di interazione tra strati d’aria di diverse temperature, conducendo alla formazione di neve nonostante la presenza di aria più calda in quota.
Nevicata da addolcimento, Epifania 2009
Durante i primi giorni di gennaio del 2009, la Val Padana occidentale ha assistito a un evento nevoso di notevole entità. La causa principale di questa abbondante nevicata è stata l’interazione tra diverse masse d’aria caratterizzate da temperature contrastanti. Un fronte caldo, in risalita, si è mosso sopra uno strato di aria fredda presente negli strati bassi dell’atmosfera. Questa situazione ha creato le condizioni ottimali per il fenomeno nevoso.
L’evento è stato ulteriormente accentuato dall’approfondimento di un minimo barico. Questo ha intensificato i contrasti tra le masse d’aria. Da un lato, c’erano correnti più miti di origine afromediterranea, e dall’altro, masse d’aria più fredde che scorrevano lungo le Alpi. Questa dinamica ha contribuito a creare condizioni ideali per precipitazioni nevose.
Il 6 e parte del 7 gennaio 2009, Milano è stata ricoperta da un significativo strato di neve. Questa nevicata è stata una delle più rilevanti degli anni 2000 per la città. In alcune aree della metropoli lombarda, il manto nevoso ha raggiunto altezze impressionanti, arrivando a 40 centimetri. Ma nel periodo 2000-2013, la Valle Padana ha vissuto numerosi eventi meteo analoghi.
