Meteo dopo Natale, da Capodanno. Inizia dall'America il rischio ondate di gelo e neve sino a Italia

Meteo dopo Natale, da Capodanno. Inizia dall'America il rischio ondate di gelo e neve sino a Italia

Le proiezioni effettuate dai Centri di Calcolo (qui vediamo mappe di ECMWF, ovvero del Centro Meteo Europeo) indicano che nel mese di Gennaio, un’ampia area che comprende tutta la Scandinavia e si estende fino a quasi raggiungere l’Italia, sarà interessata da una notevole anomalia climatica. Questa situazione non sarà caratterizzata dalle consuete alte pressioni invernali, ma piuttosto da valori di pressione inferiori alla norma . Questo scenario apre nuove prospettive nel campo delle previsioni meteo e ci permette di analizzare la struttura che potrebbe svilupparsi.

Nel frattempo, si osserva che il Vortice Polare , estendendosi su un’area vastissima, sarà soggetto a un intenso riscaldamento, noto come “Stratwarming “. I modelli matematici suggeriscono la possibilità di un’inversione dei venti nella Stratosfera a causa di questo fenomeno.

Tuttavia, queste indicazioni non sono sufficienti per formulare una previsione meteorologica precisa e, ancora meno, per affermare con certezza l’arrivo di ondate di gelo. Nonostante ciò, altri elementi contribuiscono a completare il quadro di informazioni disponibili. Per esempio, le temperature previste, che su periodi così estesi sono generalmente valutate in termini di anomalie, mostrano che in quasi tutta Europa si registreranno temperature medie, con valori inferiori alla media in Scandinavia, fino al nord della Germania e all’ovest della Russia. In Italia, si prevedono valori invernali tipici, in linea con la media degli ultimi trent’anni.

L’impatto del riscaldamento globale sta provocando mutamenti rilevanti nel clima della Terra, portando a fenomeni meteorologici imprevisti e di grande intensità. Uno studio recente ha evidenziato che eventi come le gelate mortali, similmente a quella che ha investito il Texas nel febbraio del 2021, possono essere esacerbate dalle conseguenze del cambiamento climatico. Questa ricerca, condotta da Judah Cohen e diffusa attraverso la prestigiosa rivista “Science”, fa riferimento a ciò che è conosciuto come “l’allungamento del Vortice Polare”, un’alterazione nelle dinamiche atmosferiche direttamente collegata all’aumento delle temperature a livello mondiale.

La discussione su questo argomento non è nuova, avendo preso avvio con la devastante ondata di freddo del 2019. Questo evento fu di un’eccezionale gravità, tanto che persino le comunità degli Stati Uniti, normalmente abituate a temperature molto basse, subirono conseguenze drammatiche e senza precedenti recenti.

Il Vortice Polare stratosferico , un’entità atmosferica caratterizzata da una massa d’aria fredda semi-stabile situata tra i 16 e i 48 chilometri di altitudine sopra le regioni polari, è delimitato da correnti aeree particolarmente vigorose. Questo vortice, quando subisce un’estensione o una frammentazione , ha un impatto significativo sulla corrente a getto posta a quote più basse, determinando così lo spostamento dell’aria fredda verso le zone di media latitudine, tra cui anche il territorio degli Stati Uniti. Le indagini condotte di recente hanno messo in evidenza che, a partire dagli anni ’80, si è assistito a un incremento nella frequenza di questi fenomeni di distensione del vortice. Tale incremento è potenzialmente associato agli effetti dei cambiamenti climatici provocati dalle attività umane.

Gli scienziati coinvolti nella ricerca hanno impiegato sia osservazioni dirette sia modelli climatici avanzati per esplorare il legame esistente tra le variazioni nella copertura del ghiaccio marino artico e la neve in Eurasia e l’espansione del Vortice Polare. Hanno scoperto che un incremento della copertura nevosa eurasiatica in ottobre, unitamente alla diminuzione del ghiaccio nei mari di Barents e Kara , situati a nord dell’Eurasia, può essere un fattore chiave nell’incremento degli episodi di allungamento del vortic e. Questa dinamica è ulteriormente influenzata dalla presenza prolungata di acque libere in queste zone marine, che porta alla formazione di una zona di alta pressione atmosferica sopra le regioni innevate della Siberia.

Per quanto riguarda gli effetti delle ondate di gelo e il ruolo del cambiamento climatico , l’evento climatico estremo che ha colpito il Texas nel 2021, collegato all’allungamento del vortice polare nell’ambito dello studio, ha provocatodanni per un valore stimato in almeno 20 miliardi di dollari. La città di Houston è rimasta sotto zero per quasi 48 ore consecutive, un record per la regione, e milioni di persone in tutto lo Stato hanno dovuto affrontare interruzioni prolungate dell’energia elettrica. Nonostante un calo generale nella frequenza delle temperature invernali estreme a livello mondiale, alcuni eventi come l’ondata di freddo in Texas hanno avuto impatti notevoli.

In ambito scientifico, la discussione prosegue. Nonostante le scoperte dell’ equipe di Cohen , vi è ancora un dibattito sul legame tra il riscaldamento dell’Artico e le variazioni nei modelli di circolazione atmosferica invernale nelle medie latitudini. A lcuni esperti, come Lantao Sun dell’Università del Colorado, esprimono scetticismo riguardo alla connessione diretta tra il cambiamento climatico e l’aumento degli eventi di allungamento del vortice polare. Al contrario, Jennifer Francis del Woodwell Climate Research Center considera lo studio di Cohen un passo importante verso una migliore comprensione di questi fenomeni complessi. La ricerca prosegue, mirando a distinguere con maggiore chiarezza gli effetti del cambiamento climatico rispetto agli eventi di variabilità naturale.

Il fenomeno del gelido Buran in Europa rappresenta un evento meteorologico di grande rilevanza. Questo vento, originario della Siberia, è caratterizzato dalla sua natura fredda e asciutta. Quando si dirige verso l’Europa, porta con sé un’ondata di freddo intenso, spesso accompagnato da abbondanti nevicate, specialmente quando entra in contatto con l’umidità dell’Oceano Atlantico e, nel Mediterraneo, con le acque più temperate. Il Buran è noto per il suo impatto significativo sulle condizioni climatiche e sulla vita quotidiana delle popolazioni nelle aree interessate.

Nel momento in cui il Buran raggiunge l’Europa e l’Italia si assiste a un drastico calo delle temperature, che talvolta scendono ben al di sotto dello zero. Ciò può portare a gelate e nevicate abbondanti, che a loro volta causano disagi nei trasporti, problemi nell’approvvigionamento energetico e varie difficoltà nella routine quotidiana. Le persone sono costrette ad indossare indumenti particolarmente pesanti per proteggersi dal freddo inclemente.

Tuttavia, anche il gelo proveniente dall’Artico dopo esser transitato nella Penisola di Kola, la Finlandia, e la Russia europea, tende a procurare ondate di gelo, che se non drammaticamente intense come quelle del Buran, per esempio, in Italia possono dare nevicate in pianura se associate a basse pressioni, specie se in transito dal Mare di Corsica verso il Mar Tirreno, quindi neve su Sardegna, Roma, Lazio, Campania, Toscana e Umbria, le quote basse del nord della Sicilia e ovest Calabria. Con basse pressioni nei Balcani o nel Sud Italia, neve diffusa su tutte le regioni dell’Adriatico e gran parte dell’Emilia, ma soprattutto della Romagna.

Nonostante il riscaldamento globale tenda a favorire inverni più miti , le alterazioni nelle dinamiche climatiche risultanti dal cambiamento climatico possono ancora portare a rischi notevoli legati a ondate di freddo estreme. Questa osservazione è supportata non solo da eventi specifici, come quelli straordinari avvenuti in Texas, ma anche da una vasta gamma di studi scientifici e dati meteorologici provenienti da tutto il mondo. Tali fenomeni sono stati documentati e analizzati da numerosi scienziati, climatologi e meteorologi, evidenziando che tali condizioni estreme si verificano in entrambi gli emisferi.

In Europa, i lavori di ricerca pubblicati su questi fenomeni sono notevolmente meno numerosi rispetto a quelli statunitensi , e spesso si concentrano su ondate di calore o eventi estremi come alluvioni che con maggior frequenza hanno interessato l’area, procurando ingenti danni ed anche migliaia di vittime.

Un dibattito approfondito si è avuto solo nel 2018, in seguito all’arrivo di un’intensa ondata di freddo siberiano a fine febbraio. Nel 2012, il freddo intenso fece molto discutere, ma in quel periodo si parlava ancora poco di cambiamenti climatici e di fenomeni meteorologici estremi.