Meteo Roma, ecco la grande nevicata in città e mezza Italia nel gelo
L’inverno si avvicina e i modelli matematici di previsione meteo indicano notevoli cambiamenti atmosferici. Tra circa due o tre settimane, in corrispondenza del periodo dell’Immacolata, potremmo assistere a una crisi del Vortice Polare causata da un intenso Stratwarming.
Lo Stratwarming, o riscaldamento stratosferico, è un fenomeno atmosferico in cui si verifica un rapido riscaldamento della stratosfera, la seconda principale fascia dell’atmosfera terrestre, situata sopra la troposfera. Questo evento può portare a cambiamenti significativi nei modelli climatici e meteorologici, influenzando in particolare la circolazione del Vortice Polare, che può indebolirsi o spostarsi, spaccarsi causando conseguenti variazioni nelle condizioni climatiche a latitudini medie e alte. Quando il Vortice Polare si spacca, il fenomeno viene chiamato Split.
Lo Pplit del Vortice Polare si verifica quando questo sistema di bassa pressione, situato normalmente nei Poli, si divide in due o più vortici più piccoli. Questo fenomeno è spesso innescato da eventi come lo Stratwarming. Quando il Vortice Polare si frammenta, la sua capacità di contenere l’aria fredda artica nei poli diminuisce, portando a un flusso di questa aria fredda verso le latitudini più meridionali. Di conseguenza, si possono verificare ondate di freddo inusuali e condizioni meteorologiche estreme in regioni che normalmente sperimentano inverni più miti, come l’Europa, l’Asia e il Nord America.
Insomma, come detto, è possibile avere già entro una settimana avere un cenno di condizioni meteo invernali, queste potrebbero nel seguito avviare un tempo molto instabile e freddo. Però, si sa, l’inverno è lungo, e negli ultimi anni è stato fortemente insidiato dalle alte pressioni che hanno generato anche ondate di calore. Pertanto, prevedere come sarà l’inverno dall’evoluzione meteo del fine novembre è praticamente impossibile.
Nelle mappe che seguono osserviamo l’avvento del gelo che interessò l’Italia nel gennaio 1985. Qundi una breve narrazione anche della neve che interessò Roma.
Aria fredda di origine artica ha attraversato la nostra Penisola in quel gennaio 1985, abbassando le temperature. Allo stesso tempo, un flusso d’aria più caldo e umido proveniente dal Mediterraneo ha raggiunto il Centro e il Sud Italia. Questo ha causato uno scontro tra masse d’aria di diversa provenienza sul Lazio, dove una storica nevicata ha depositato 15 centimetri di neve su Roma.
La neve ha interessato diverse regioni italiane: 10 centimetri a Rimini, 26 a Frontone nelle Marche e 2 ad Ancona, 2 centimetri a Perugia in Umbria, fino a 26 centimetri alla stazione di Roma Urbe nel Lazio, 31 a Campobasso in Molise, 7 a Pescara in Abruzzo, e 4 a Foggia nella Puglia settentrionale. In contrasto, nella parte meridionale della Puglia, le correnti mediterranee hanno portato temperature più miti, con una massima di 14°C a Lecce.
La nevicata che si abbatté su Roma nel gennaio 1985 resta un evento memorabile nella storia meteorologica della città. Il giorno della Befana, il 6 gennaio, un inaspettato manto di neve coprì Roma, accumulandosi fino a circa 15 centimetri. Tale fenomeno causò la chiusura degli aeroporti e paralizzò quasi completamente le ferrovie e le strade della città.
La città eterna, solitamente abituata a un clima più mite, si trasformò mostrando un volto insolito e raro, completamente avvolto dalla neve. Questo evento faceva parte di un’estesa ondata di freddo che interessò buona parte dell’Italia centro-settentrionale dal 13 al 17 gennaio 1985, portando a gravi disagi e venendo descritta in alcune aree come la “nevicata del secolo”.
L’eccezionalità della nevicata del 6 gennaio 1985 è rimasta impressa nella memoria non solo per l’intensità ma anche per la sua rarità, dato che eventi nevosi di questa portata sono molto infrequenti a Roma, caratterizzata da un clima generalmente temperato.
La neve iniziò a cadere anche su Napoli, Gioia del Colle e Capo Palinuro. Il 6 gennaio 1985, l’Italia registrò temperature molto basse: Bolzano ebbe -15°C di minima e -3°C di massima, Torino -12°C e -2°C, Milano -12°C e -2°C, Trieste -5°C e -3°C, Venezia -12°C e -5°C, Bologna -11°C e -4°C, Piacenza -16°C e -5°C, Forlì -12°C e -4°C, Genova -3°C e +1°C, Pisa -4°C e +2°C, Firenze -5°C e +2°C, Perugia -5°C e +1°C, Ancona -4°C e 0°C, L’Aquila -5°C e -2°C, Pescara -2°C e 0°C, Roma Ciampino -5°C e -1°C, Campobasso -6°C e -5°C, Napoli +1°C e +4°C.
In altre località italiane, Aosta registrò -15,4°C di minima e -9,7°C di massima, mentre Milano Malpensa arrivò a -16,0°C. Al Passo Rolle si toccarono i -23,2°C, a Dobbiaco -24,0°C e a Tarvisio una gelida minima di -30,5°C!
Il freddo si fece sentire anche in Europa, con nevicate a Londra e temperature particolarmente basse nei Paesi Bassi. Il giorno dell’Epifania, le temperature in alcune città europee furono: Helsinki -26°C di minima e -23°C di massima, Oslo -14°C e -13°C, Stoccolma -16°C e -12°C, Copenaghen -14°C e -9°C, Dublino -3°C e +6°C, Londra -3°C e +2°C, Amsterdam -14°C e -2°C, Bruxelles -13°C e -7°C, Francoforte -16°C e -6°C, Berlino -16°C e -8°C, Varsavia -17°C e -11°C, Mosca -20°C e -16°C, Ginevra -12°C e -8°C, Vienna -10°C e -4°C, Parigi -10°C e -5°C, e Belgrado -11°C e -5°C.
