Climatico? Il futuro della coltivazione dei piccoli frutti

Climatico? Il futuro della coltivazione dei piccoli frutti

TRENTO . “ Riusciremo ancora a coltivare i piccoli frutti affrontando gli effetti del climate change? ”. È questa la domanda dalla quale è partita negli scorsi giorni una discussione , affrontata da esperti di vari settori e organizzata all’Auditorium Sant’Orsola , nel Villaggio dei piccoli frutti a Pergine Valsugana , dalla Società cooperativa agricola e Itas Mutua . Tanti i temi discussi all’interno della tavola rotonda , dedicata proprio agli 800 soci produttori della Sant’Orsola , visti gli effetti negativi che la crisi climatica è in grado di causare anche sulle coltivazioni dei piccoli frutti danneggiando serre e magazzini , compromettendo i raccolti e finendo per creare difficoltà economiche all’intera filiera .

Tra i partecipanti all’iniziativa anche Dino Zardi , professore ordinario di Fisica dell’atmosfera all’Università di Trento e presidente Aisam (e impegnato, tra l’altro, proprio in questi giorni a Rovereto per il Festivalmeteorologia). “Il cambiamento climatico – ha esordito – è ormai sotto gli occhi di tutti e gli esperti confermano senza ragionevole dubbio che l’origine è antropica , cioè legata alla continua emissione di gas serra dovuta alle attività umane . Nel lungo termine , dovremo adottare politiche di mitigazione , cambiando modelli di sviluppo e stili di vita. Nel breve termine dovremo adattarci a cambiamenti che non saranno rapidamente reversibili ”.

Come più volte ribadito, il dato più evidente è proprio l’aumento delle temperature che, nel settore dell’agricoltura, comporta una serie di problematiche: variazioni dei regimi termici delle varie aree e fasce altitudinali, con conseguenze sull’optimum per le colture e i tempi delle stagioni agricole , ma anche sui parassiti . Effetti in questo senso si possono avere anche a livello di stress idrico e rischio siccità , mentre i ghiacciai in fusione erodono le riserve di acqua dolce in alta quota, dove le precipitazioni nevose sono sempre più scarse . Il tutto sullo sfondo di un rischio di eventi meteo più intensi causati dalla presenza di aria più calda e umida .

Per questo il presidente della Sant’Orsola , Silvio Bertoldi , ha segnalato ai soci la necessità di intervenire in modo efficace e con urgenza per adeguare la produzione di piccoli frutti ai palesi cambiamenti climatici in corso e futuri . “Il dibattito – scrivono da Itas – si è incentrato su tali cambiamenti e sulle relative conseguenze in ambito agricolo , specialmente per i produttori di piccoli frutti che dovranno sempre più considerare questi impatti , preparandosi per intervenire al meglio . Eventi climatici estremi e sempre più intensi e frequenti infatti metteranno a dura prova, ad esempio, le strutture di copertura presenti e renderanno difficoltosa la coltivazione al loro interno con forti ripercussioni anche per quanto riguarda l’aspetto assicurativo ”.

Proprio da questo punto di vista il direttore Matteo Bortolini ha sottolineato come per il futuro “sarà necessario mettere in programma degli investimenti in strutture e coperture che possano resistere a questi eventi riducendo il rischio di danni sulle coltivazioni . Impianti che dovranno essere coperti da adeguate polizze assicurative riducendo al minimo il rischio residuo e rendendo l’investimento sicuro per l’imprenditore . In questo senso – ha concluso Bortolini – sarà fondamentale la collaborazione tra le compagnie di assicurazione ed i produttori ”.

Un tema approfondito in seguito da Loris Bonato , responsabile rischi agricoli Itas , che ha sensibilizzato i numerosi agricoltori presenti sull’importanza del ruolo dell’assicurazione facendo capire le logiche e le motivazioni che stanno alla base di specifiche scelte di assunzione del rischio o di garanzie legate agli eventi atmosferici. “Itas – ha detto – è uno dei maggiori assicuratori a livello italiano nella copertura dei rischi agricoli e continuerà a presidiare il territorio tramite i propri agenti. Oggi il rischio atmosferico deve tuttavia essere gestito in sinergia con gli agricoltori che si stanno già evolvendo per mitigare il rischio stesso . Tramite, ad esempio, strutture più robuste, scelte varietali adeguate al territorio, sistemi di protezione attiva”.