(METEOGIORNALE.IT) Il cambiamento climatico non è soltanto una questione ambientale, ma anche economica. Seppure i titoli dei giornali tendano ad enfatizzare i danni diretti provocati da catastrofi naturali, raramente esplorano l’entità del colpo che le economie mondiali subiscono. La verità è che ogni evento climatico avverso può avere un impatto devastante, non solo sull’ambiente, ma anche sulla prosperità economica dei paesi.
La tangibilità dei danni climatici
- L’urgenza inaspettata delle calamità: negli ultimi anni, uragani come Harvey, Irma e Maria hanno lasciato dietro di sé devastazioni inestimabili, non solo negli Stati Uniti, ma anche nei Caraibi. Parallelamente, gli incendi hanno devastato regioni come la California, il Portogallo e la Grecia, che poi quest’ultima ha successivamente subito eventi alluvionali storici. A questi, si aggiunge la tragica situazione in Libia, dove la rottura di due dighe, in seguito ad un uragano mediterraneo, ha provocato migliaia di vittime e la distruzione di una città.
- Eventi straordinari e record: l’uragano Ophelia del 2017 è stato un esempio di quanto impredicibili e potenti questi fenomeni possano diventare. Trasformandosi in un uragano di grande portata più a est di qualsiasi altra tempesta mai registrata nell’Atlantico, ha raggiunto l’Irlanda e ha contribuito ad incendi in Portogallo, con fumi che sono arrivati fino al Regno Unito, colorando il cielo di una tonalità rossa.
- La sofferenza delle nazioni emergenti: mentre le calamità nelle regioni occidentali catturano l’attenzione dei media, numerosi disastri altrettanto significativi si verificano in altre parti del mondo. Un esempio eclatante sono state le inondazioni in India e Bangladesh, che hanno colpito circa 40 milioni di persone.
Le sfide economiche incombenti
- L’influenza sulla produttività: nonostante gli avanzamenti tecnologici, la relazione tra calore e produttività non sembra avere subito grandi cambiamenti dalla metà del secolo scorso. In molti contesti, come le fattorie e i cantieri, non è possibile regolare la temperatura, e dove è possibile, il costo di tale regolazione risulta elevato.
- Investimenti in risposta o in prevenzione? Non è semplice deviare fondi per ricostruire dopo le catastrofi. La prevenzione, come la protezione degli edifici e delle città dall’innalzamento del livello del mare, è costosa. Tokyo, ad esempio, ha un avanzato sistema di difesa dalle inondazioni, ma fronteggiare nuovi e crescenti pericoli potrebbe diventare insostenibile economicamente.
- Il punto di svolta socio-economico: potremmo raggiungere un punto in cui anche le grandi nazioni non avranno le risorse per ricostruire post-catastrofe. Come sottolineato da Wagner, il declino causato da tali circostanze potrebbe avere effetti più devastanti di quelli derivanti direttamente dai cambiamenti climatici.
La crescita economica è la risposta?
Nonostante le previsioni ottimistiche di molti, l’economia non è una scienza esatta. Scommettere sul fatto che la crescita futura compenserà i danni del riscaldamento globale è un rischio che potrebbe non valere la pena correre. Prima della crisi finanziaria del 2007, ad esempio, molti erano certi di una crescita inarrestabile. E se sbagliassimo di nuovo? (METEOGIORNALE.IT)
