La crescente ansia relativa ai cambiamenti climatici non è una mera opinione, ma un fatto tangibile, evidenziato dal manifestarsi reiterato di condizioni meteorologiche estreme a livello globale.
Celle di Alta Pressione record
In questi giorni, una cella di alta pressione tipica dell’estate comprime l’aria nel centro-est del Nord America e in alcune zone dell’Europa, causando temperature insolitamente elevate per il periodo. Questo fenomeno non è un evento isolato, ma si verifica sempre più spesso, interessando diverse e ampie aree geografiche. Ad esempio, tra la tarda primavera e l’inizio dell’estate, abbiamo assistito a straordinarie ondate di calore in Cina e Giappone. Tuttavia, ci preoccupa anche l’inverno.
Recentemente, è emerso che nell’emisfero sud, attualmente nel pieno della stagione invernale, si è verificata un’ondata di calore senza precedenti. Dopo le varie ondate di caldo registrate in Australia e Argentina, tanto che a Buenos Aires sono state rilevate temperature tipiche dell’estate pur essendo inverno, si è registrato un picco di 45 gradi in Bolivia. Questo è il valore più alto mai registrato durante l’inverno nell’emisfero sud, incluso nei torridi deserti australiani.
Tempeste di calore
Queste ondate di calore sono causate da “bombe” di aria calda che comprimono l’atmosfera nei bassi strati, surriscaldandola. Questi fenomeni sono rilevati grazie a specifici strumenti meteorologici. La crescente preoccupazione tra gli scienziati è che, in futuro, questi alti sistemi di pressione, noti come “dome” o “campana”, possano diventare ancora più intensi e comprimere con maggiore forza i bassi strati dell’atmosfera, dando origine a ondate di calore con temperature oggi inimmaginabili.
L’alternanza di anomalie climatiche porta al riscaldamento degli oceani che, a differenza delle masse terrestri, durante la stagione fredda si raffreddano molto più lentamente. Questo compromette il clima tipico dei mesi più freddi, con conseguenze difficilmente prevedibili, anche se si possono avanzare diverse ipotesi.
Oceani con temperatura record
Gli oceani non sono mai stati così caldi: hanno raggiunto i 21 gradi. Gli scienziati affermano: «Non abbiamo mai osservato nulla di simile». Il 1° agosto si è registrato un record per la temperatura media della superficie. Il Mediterraneo risulta essere il mare che si riscalda più velocemente.
Martedì 1° agosto, la temperatura media globale della superficie degli oceani, compresa tra le latitudini 60° Nord e 60° Sud, ha toccato i 21 gradi (20,96 °C, per essere precisi). Questa è la temperatura più elevata mai registrata da quando sono state introdotte analisi precise: il record precedente era del 29 marzo 2016, con 20,95 °C. A giugno, gli scienziati avevano segnalato anomalie nelle temperature registrate vicino alle coste di Gran Bretagna e Irlanda. Strumenti satellitari e boe oceaniche avevano rilevato un aumento delle temperature superficiali delle acque di 4-5 gradi (in alcune aree anche di più) rispetto alla media stagionale di quelle zone. Gli esperti, preoccupati, avevano dichiarato: «Non abbiamo mai visto nulla di simile», classificando l’ondata di calore marino al livello 4 (su un massimo di 5).
Il dato è straordinario. Di norma, le temperature massime della superficie marina si registrano in primavera; successivamente, si verifica una diminuzione, seguita da un leggero aumento estivo che, tuttavia, non raggiunge i livelli primaverili. Secondo una ricerca del 2022, gli oceani hanno assorbito una quantità enorme di calore nei primi 2.000 metri di profondità, mitigando in larga parte il riscaldamento globale causato dalle attività umane a partire dalla rivoluzione industriale.
Nord Atlantico
Se si prende in considerazione solo il Nord Atlantico, le misurazioni diventano ancora più preoccupanti. Qui, la differenza rispetto alle medie trentennali è ancora più marcata. Un recente studio ha evidenziato che il riscaldamento dell’Atlantico non ha eguali negli ultimi 2.900 anni. Considerando poi che il record per la temperatura media giornaliera globale è stato stabilito il 7 luglio con 17,20 gradi (e che il 3 luglio, per la prima volta nella storia, è stata superata la soglia dei 17°C), si comprende perché i climatologi ritengano che il 2023 possa essere l’anno più caldo mai registrato. L’aumento della temperatura degli oceani influisce pesantemente sugli ecosistemi marini. Tra i vari problemi correlati, ne menzioniamo tre: l’acidificazione progressiva delle acque, l’incremento dell’energia disponibile per le onde e l’innalzamento del livello del mare. Quest’ultimo fenomeno non dipende solamente dallo scioglimento dei ghiacciai continentali (come quelli in Groenlandia, Antartide, Alpi, Himalaya e Ande) ma anche dal fatto che l’acqua, riscaldandosi, si espande.
Riscaldamento acque del Mar Mediterraneo
Per quanto riguarda i mari, il Mediterraneo è quello che si riscalda più velocemente. Il 24 luglio 2023, le sue acque hanno raggiunto una temperatura di 28,71 gradi, superando il precedente record di 28,25 °C registrato il 23 agosto 2003.