Buchi neri: se ne sono scoperti tantissimi grazie alle ultime tecnologie! Ecco come

Buchi neri: se ne sono scoperti tantissimi grazie alle ultime tecnologie! Ecco come

L’astronomia e l’astrofisica continuano a essere in costante evoluzione: è scoperta recente di centinaia di buchi neri del tutto sconosciuti, nascosti alla vista da gas e polveri. Ma grazie alle ultimissime tecnologie ai raggi X, sono stati scoperti dal telescopio spaziale Chandra della Nasa.

Si tratta di esemplari cosiddetti “ supermassicci “, che contengono milioni o addirittura miliardi di volte la massa del nostro Sole. Distano da 550 milioni e 7,8 miliardi di anni luce dalla Terra

La scoperta è stata fatta da un gruppo di ricercatori guidati dal Centro per l’Astrofisica Harvard-Smithsonian. Il team ha confrontato i dati raccolti da Chandra nei suoi primi 15 anni di attività (nel periodo 1999-2014), con quelli della ricerca Sloan Digital Sky Survey, nel New Mexico, una zona di ottima osservazione della volta celeste.

Da circa mezzo secolo è noto agli astrofisici che alcune galassie appaiono normali alle osservazioni fatte con telescopi ottici, mentre brillano intensamente se le si osserva ai raggi X. I ricercatori guidati dal professore coreano Dong-Woo Kim, sfruttando questo fatto, hanno identificato più di 800 di questi oggetti, una decina di volte il numero conosciuto prima che Chanda entrasse in funzione.

Gli altri oggetti individuati restano ancora del tutto misteriosi. Le ipotesi al vaglio sarebbero numerose e divergenti. Alcuni potrebbero essere galassie raggruppate in ammassi mai scoperti prima. Altri nasconderebbero forse altri buchi neri situati in galassie dove i segnali ottici si confondono con la luce intensa delle stelle. Insomma. la ricerca spaziale è in continuo mutamento e ogni giorno mostra il suo fascino.

C’è anche da dire che i progressi tecnologici che servono per scoprire questi astri sono utili addirittura per l’umanità. sembra folle o grottesco, ma diverse tecnologie per lo spazio ce le ritroviamo nei computer, nei palmari, nei telefoni e persino nelle auto. Ecco perché la ricerca deve continuare.