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Lassù in quota, verso le regioni polari, c’è il Vortice Polare stratosferico. Le condizioni meteo sono eccellenti, i cieli sereni, ma il gelo è siderale. Lassù l’ossigeno è così scarso che un essere umano andrebbe in asfissia in pochi minuti, se non dovesse perire per il freddo anche a -80°C.

 

Direte, che cosa può farci a noi che siamo ben al disotto quel Vortice? Direttamente niente. Non ne vedrete parlarne nelle app meteo che vi segnalano che tempo farà nelle prossime ore, nei radar, non lo vedrete nemmeno dal satellite. E allora perché ha tutta questa importanza?

 

Il Vortice Polare è una grande distesa rotante di aria fredda che circonda l’Artico, ma occasionalmente si sposta verso sud, in alcune circostanze si spezza in due (split). La sua forza è insidiata dalle ondate di caldo stratosferiche chiamate Strat Warming. Un termine che è divenuto in disuso perché malamente associato con eccessiva certezza a future ondate di gelo. Sino ad una decina di anni fa, l’Università di Berlino dedicava un apposito spazio web a questo fenomeno, con commenti e grafici.

 

Gli impulsi freddi correlati al Vortice Polare si verificano regolarmente nel nostro Emisfero, anche senza un riscaldamento in Stratosfera. La bomba gelida che ha paralizzato a Natale 2022 il Nord America è stata causata da uno spostamento verso sud del Vortice Polare, come anche l’ondata di gelo siderale verso la Russia europea e la Siberia occidentale che si è manifestata qualche giorno fa.

 

Gli Stati Uniti d’America sono estremamente vulnerabili alle insidie del Vortice Polare. Nel febbraio 2021, l’aria gelida ha raggiunto il sud del Texas, provocando temperature fino a 30 gradi al di sotto del normale. A dicembre si è replicata, ma per un periodo più breve una situazione analoga. Il 19 Gennaio del 1977, durante la grande tempesta che paralizzò gli USA centro orientali, la neve raggiunse Miami.

In Europa sono numerose le annate in cui il Vortice Polare ha causato fenomeni estremi, tanto da portare la neve nelle coste del Nord Africa. È nevicato varie volte ad Algeri come a Tunisi. Ad Algeri si annovera una nevicata in città da 30 cm.

 

Orbene, gli attenti analisti del Vortice Polare parlano della previsione di un forte riscaldamento in Stratosfera atteso nelle prossime settimane, e questo potrebbe invertire le correnti atmosferiche in Europa, spianando la via al gelo dalla Siberia.

Tali schemi di comportamento del clima porterebbero il gelo in Europa, e anche in Italia.

E il gelo intenso, in tal caso, non sarà mitigato dal riscaldamento globale, in quanto in quelle aree della Siberia si stanno registrando temperature che hanno battuto persino dei record storici. Ma record storici di temperatura sono stati raggiunti, così si dice anche altre aree della Siberia, dove anche in questi giorni ci sono -60°C.

Il riscaldamento globale è causa di ben più complessi cambiamenti del clima.

 

Siamo nella fase imminente in cui il Vortice Polare sta per avviare l’invio di aria fredda in Europa. Non quella gelida, ma sarà un freddo che abbasserà considerevolmente la temperatura che si porterà in varie aree sotto la media. Ci sarà la possibilità di avere la neve anche in Italia a quote molto basse e persino in pianura. Quando l’aria fredda giunge attraverso il Mare del Nord viene denominata Artico Marittima. La sua caratteristica è quella di essere molto fredda soprattutto in quota dato che nei bassi strati dell’atmosfera subisce un riscaldamento emanato dai mari europei mitigati dalla Corrente del Golfo. Se tale irruzione d’aria fredda giungesse attraverso la Scandinavia, e ancor meglio dal settore orientale, avremmo avuto un’ondata di gelo con aria polare. In tale circostanza, l’aria è fredda sia in quota che al suolo perché non viene mitigata dal mare.

 

E noi avremo una irruzione d’aria artico marittima durante la settimana che inizia.

 

Un tale evento niente a che fare con riscaldamento della stratosfera che invece ha tutta un’altra dinamica ed effetto al suolo, generando un vero e proprio sconquasso nei bassi strati atmosferici dato che le correnti generali che vengono da occidente lasciano spazio a quelle da est, portando il prima citato gran gelo che in Italia viene chiamato Burian.

 

E febbraio 2023 potrebbe vedere tale evento, ovviamente potrebbe qui siamo sempre e solo sulla base ipotetica in quanto a un riscaldamento della stratosfera non sempre poi avviene una conseguente variazione delle correnti generali che portano il freddo da est. Però, il Vortice Polare perderà forza, e se non ci saranno correnti da est, si potrebbero avere nuove irruzioni d’aria fredda da nord, magari dal settore orientale della Scandinavia.

 

Febbraio è un mese piuttosto capriccioso che ha al suo attivo numerose ondate di freddo, alcune che hanno avuto la rilevanza storica come quella del 1956, spesso citata negli annali di meteorologia e soprattutto in vari articoli per rammentare un evento meteo molto intenso, replicato solo, ma con intensità minore, nel gennaio del 1985.

 

Fenomeni meteo come quelli del 1956 e 1985 portarono al congelamento di molti corsi d’acqua anche in Italia, dove, per altro in mare inizio a gelare la laguna veneta.

 

C’è da chiedersi cosa succederebbe in Italia nel 2023 se saremo interessati da fenomeni meteo estremi come quelli accaduti nel 1956 o nel 1985.

 

Pensate un po’ se già nel 2012 e 2017 abbiamo avuto disagi notevoli, con un fenomeno più esteso e intenso, si formerebbero per settimane molte attività. Molti piccoli centri rimarrebbero isolati, mancherebbe anche l’energia elettrica. Ma parliamo di fenomeni sono estremi, che se un tempo avevano tempi di ritorno brevi, con i cambiamenti del clima è cambiato il tempo del loro ritorno. Il problema da affrontare che sono difficilmente prevedibili con largo anticipo.

 

Qualche anno fa, a seguito di una situazione di gelo e neve che bloccò gran parte della Gran Bretagna, Scozia e Galles, il servizio meteorologico MeteOffice era solito emanare avvisi meteorologici ad inizio inverno, per sollecitare la popolazione rurale a fare scorte di materie prime e farmaci, oltre che di generatori di energia elettrica, affinché non si replicasse l’abnorme serie di disagi che si ebbe durante le precedenti ondate di gelo.

Ai giorni d’oggi siamo molto vulnerabili alle ondate di gelo e forti nevicate perché in Europa ci siamo meno abituati che il passato, li vediamo spesso come fenomeni isolati nel tempo. E tutto ciò è la verità, nevica molto meno rispetto a poche decine di anni fa. I giovani vivono un clima atmosferico diverso dei loro genitori, e questi dei loro padri. Il clima è cambiato e c’è il riscaldamento globale.

 

La meteorologia ha fatto passi da gigante offrendo previsioni sempre più precise, ma le lacune non mancano, anche perché una buona affidabilità delle previsioni meteo ce le abbiamo solo sino a circa cinque giorni, mentre possiamo avere delle linee di tendenza sino a due settimane con una minore certezza, ma rilevare il rischio di eventi meteo estremi come caldo, freddo, nevicate, seppur da confermare.

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