Le Eolie, una bomba geologica nel Mar Tirreno? Le peggiori eruzioni
Le Isole Eolie sono un piccolo arcipelago completamente vulcanico di cui alcuni apparati hanno smesso da millenni ogni attività, altri sono, invece, ancora attivi come lo Stromboli, l’antico Strongyle, e Vulcano.
L’isola più settentrionale è costituita dal cono dello Stromboli ritenuto “l’un des vol- cans les plus sensationnel du globe »(TAZIEFF, 1952) in quanto la sua attività non è la più violenta, ma costante e regolare. Si può ritenere anche il più grande vulcano d’Europa poiché, tenendo conto della parte sommersa (la sua base poggia sul fondo marino), supera l’Etna.
Le sue lave traboccano sempre dall’orlo nord del cratere, il quale è posto a nord nord ovest dalla vetta e contiene cinque coni eruttivi. A nord ovest del cratere si trova la Sciara del Fuoco, una vasta e ripida scarpata (tra la Cresta del Filo del Fuoco e quella del Filo di Baraona) costituita da lave e ceneri emesse dall’attuale cratere. Nonostante l’antica parola Strongyle significhi “rotonda », il cono vulcanico è in realtà una vera e propria piramide a base quadrilatera.
La costituzione è di antiche lave andesitiche e basaltiche. Le due cime che oggidì si vedono — quella più alta reca il nome di Cresta Vancora — non sono che i resti dell’antico cratere principale. L’attuale cratere eruttivo è composto di varie bocche in attività in una depressione craterica i cui bordi peraltro sono poco salienti.
L’attività più recente, di una certa consistenza, si ebbe nel novembre 1975 quando per la prima volta è stato possibile seguire l’evolversi parallelo dell’attività vulcanica e sismica. In precedenza, vanno ricordate le eruzioni del 1956, 1955, 1954 e quella del 1936 quando le ceneri arrivarono fino sulla città di Catania. Nel settembre 1930 l’attività dello Stromboli fu parossistica in modo particolare in quanto i proietti vennero lanciati fino a 1.000 m d’altezza e torrenti di fango ad altissima temperatura scesero verso San Lorenzo e San Bartolo.
Il flusso, il cui volume è stato valutato in 75.000 m3 di materiale e con una temperatura di 700 °C, scese dal monte alla velocità di 15-20 m al secondo. I gas emessi dal vulcano provocarono tre vittime, mentre un pescatore trovò la morte nell’acqua marina diventata bollente.
Nel 1919 l’attività dello Stromboli diede luogo a una fitta pioggia di cenere calda che cadde su tutta l’isola, mentre blocchi lavici di 30-60 tonnellate piombavano sulle case di San Vincenzo e Ginostra. Il mare allora si ritirò dalle spiagge per 200 metri e i danni provocati furono immensi, oltre a 30 morti e a 20 feriti.
La vita di questo vulcano, persistente e in prevalenza eruttiva, è tante tipica che ha dato il nome a un’attività, detta appunto stromboliana.
Allo stesso arcipelago appartengono Lipari e Vulcano. Quest’ultimo dà luogo a un apparato composto, frutto soprattutto di un’attività esplosiva, e soltanto raramente interrotta da effusioni laviche dell’ultima avvenne nel 1739 e ha dato luogo alla colata nella metà del II secolo a.C. (183 a.C., forse) sorse dal mare, a circ. 2 km a N dell’isola, il Vulcanello, congiunto a quest’ultima da un sottile istmo formato di lava.
Un periodo di attività si ebbe nel 1873-1888 che iniziò con l’apertura di una voragine sul lato nord nord est del fondo del cratere. Dopo vi fu un’attività fumarolica che, con emissioni molto varie, ebbe un massimo incremento termico nel 1924 e tuttora persiste. Nel 1968 l’attività di Vulcano diede luogo ad esplosioni e piccole scosse sismiche.
