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Il Centro Meteo Europeo propone previsioni che indicano una tendenza che non vedevamo dal lontano 1984, periodo di un’altra “Era climatica” rispetto al nostro decennio, quindi quasi “Preistoria”. Ma il clima è così cambiato da non riproporre eventi meteo estremi come quello del gennaio 1985? Bella domanda questa!

 

Da ormai due decenni conviviamo con straordinari cambiamenti climatici, eventi meteo estremi che su certi versi sono molto più diffusi rispetto al passato non solo perché il clima è cambiato, ma anche perché al giorno d’oggi abbiamo forse 10-20 volte stazioni meteo in più rispetto al 1985, satelliti all’avanguardia, e non per ultimo gli smartphone a portata di mano che attraverso i social network, con la capillarità della diffusione di internet ci mostrano cosa succede nei luoghi più remoti della Terra.

 

A Gedda in Arabia Saudita, metropoli desertica che si affaccia sul Mar Rosso, giovedì 24 è stata interessata da un’alluvione lampo con oltre 200 millimetri di pioggia. Negli anni ’80 dello scorso millennio, difficilmente lo avremmo appresso dai mass media. Mentre oggi con l’ausilio di internet abbiamo immagini satellitari, radar e soprattutto foto, video, dirette meteo dai luoghi dove si sono catenati eventi atmosferici estremi, anche località remote.

 

Del lontano 1985 abbiamo alcuni video prodotti con le telecamere di allora, foto quasi sbiadite se confrontate alla risoluzione fotografica dei giorni d’oggi, specie degli smartphone a disposizione soprattutto in occidente ed in Cina.

 

Ma il clima è pesantemente cambiato, non neghiamo.

 

E’ doveroso evidenziare, come già scritto in un precedente editoriale, che non possiamo fare previsioni sul ripetersi di scenari similari a quelli del 1984, che poi diedero energia allo scatenarsi di quel freddo infinito del gennaio 1985, con le sue tormente di neve, i disagi per il ghiaccio ed il grande freddo. I tanti paesi isolati per la neve caduta abbondante, anche dove gli spazzaneve non c’erano.

 

Siamo qui a descrivere quello che sottolineano i modelli matematici in quello che è il 2022, un’epoca climatica molto diversa rispetto agli anni ’80 del secolo scorso. E poi c’è un detto, la circolazione atmosferica è variabile, ed il meteo tende a non ripetersi, ad avere, magari delle similitudini, ma niente è mai uguale.

 

I fatti: la situazione prevista alla quota di 500 hPa, con poi marcata influenza anche al suolo, prospetta per i prossimi giorni un’anomalia climatica, con un precoce scorrere del vento in quota da est sull’Europa. Situazione supportata dall’espandersi di un eccezionale anticiclone termico, che d’inverno è gelido, estendersi dalla Siberia verso la Russia europea.

 

In questo periodo dell’anno, una siffatta configurazione favorirebbe un’anomalia fredda diffusa e di lunga durata sul continente europeo.

 

Nelle prossime settimane parleremo molto di “blocco scandinavo”, un termine che esprime la presenza di anticicloni freddi in Scandinava, come regime meteorologico dominante. Le incertezze previsionali sembrano essere ridotte, in quanto la caotica circolazione dell’atmosfera nel meteo del lungo periodo, appare intercettata da quelli che vengono definiti tutti i membri della previsione prodotte dal Centro Meteo Europeo, e persino da modello matematico americano.

 

Una tale situazione comporterebbe un raffreddamento del clima in Europa, ma lascerebbe uno spiraglio aperto ad un flusso di aria umida, con perturbazioni e basse pressioni nel Mediterraneo, quindi l’Italia. Tali aree di bassa pressione, nei giorni andrebbero a richiamare aria via via sempre più fredda, e potrebbero nel corso della prima decade di dicembre persino sfociare nella prima ondata di freddo.

 

Tale evoluzione è teorica, anche se vista da super calcolatori.

 

“In tempi non sospetti vi parlammo di un dicembre con temperature verso la media, di precipitazioni superiori alla norma. Ciò faceva presagire un’evoluzione del tipo quella descritta sopra.”

 

Nel 1984 i primi rigori di freddo in Italia si presentarono con normali ondate d’aria fredda, soprattutto nella terza decade di dicembre. Ci furono numerose perturbazioni che scivolarono nel Mediterraneo occidentale e centrale, apportando neve abbondante sui rilievi tra la Sardegna, la Sicilia e la Penisola. Assai meno nelle Alpi, dove il maltempo era più rarefatto, anche se in alcune fasi piuttosto accentuato.

 

Nessuno poteva immaginare cosa sarebbe accaduto nel dopo Capodanno, e in special modo dopo L’Epifania, quando si ebbe una straordinaria ondata di gelo già citata qui varie volte. In tale circostanza, all’aria fredda dalla Russia, si interponeva il passaggio di perturbazioni mediterranee che arrecavano forti nevicate in pianura nella Penisola e la Sardegna.

 

Tutte le ondate di freddo maggiori degli ultimi 10 anni hanno avuto una affidabilità previsionale relativamente bassa. Ad oggi, dai tradizionali modelli matematici, per l’Italia non abbiamo nemmeno questa. La bolla d’aria molto fredda viene prospettata in transito oltre le Alpi, con un’influenza, nemmeno poco marginale per il Nord Italia.

 

Sono solo previsioni quelle prospettate dai modelli matematici, e le previsioni e non sono certezze. Ma in questa sede riportiamo un dibattito internazionale, che spinge le impressioni, sempre rigorosamente supportate dalla scienza, oltre la prima decade di dicembre.

 

In sintesi: viene mostrata una scenografica che avrebbe delle similitudini con quanto avvenne in quel dicembre 1984, e che poi produsse un anomalo spostamento di aria ghiacciata verso l’Europa, con il suo picco massimo nella prima parte di gennaio 1985.

 

È bene sottolineare che il regime meteorologico eletto come tendenza, resta caratterizzato da forti incertezze sinottiche per l’Italia. È probabile che farà più freddo del normale, ma quanto e con quale possibilità di precipitazioni non è dato saperlo in questa fase.

 

Insomma, un trend meteo climatico dinamico, ma da analizzare progressivamente con nuovi dati.

 

Vi lasciamo ad alcune mappe tecniche.

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