Meteo, che cambia. Crescente rischio di intrusione aria fredda con neve in pianura

Meteo, che cambia. Crescente rischio di intrusione aria fredda con neve in pianura

Nel nostro Emisfero, da più parti ci sono notizie di meteo estremo.

Parlare di possibile avvento di condizioni meteo invernali, appare fuorviante , eppure la media climatica vorrebbe che dopo un lungo periodo di alte pressioni invernali, tutto quel brutto tempo che è tipico dell’inverno, giunga tra il fine stagione e l’inverno.

Ci sono decine e decine di casi da elencare , e l’alta pressione ormai quasi fissa sull’Italia da circa due mesi, che ha spezzato l’inizio regolare dell’inverno, traballa, perde forza, è vulnerabile agli attacchi dei cicloni oceanici, ma soprattutto delle tempeste dall’Artico.

In questi giorni, nuove tempeste hanno funestato l’Egeo e parte della Grecia , l’isola nota per il clima mite ed il bel tempo di Santorini, è stata investita da una fortissima grandinata e da piogge torrenziali. In Libano, l’aeroporto di Beirut è stato chiuso temporaneamente per pioggia e grandine, a Cipro c’è allerta meteo gialla per maltempo.

La parte est del Mediterraneo è uscito da giorni, ormai, dal tunnel del non inverno, e si susseguono ondate di maltempo, dopo le fortissime nevicate di oltre una settimana fa che avevano paralizzato il traffico automobilistico, ferroviario e aereo.

Per capire il meteo che farà è necessario uscire dall’osservazione del tempo locale, dalla previsione delle app che danno sempre sole, ma che poi d’improvviso cambiano tutto. La meteorologia è tutt’altra cosa.

In Italia il freddo c’è stato, lo ha fatto soprattutto da inversioni termiche e a inizio di stagione, poi il nulla. Eccome se non è vero. Siamo due mesi sotto gli effetti di quell’alta pressione che più volte è stata data per morente, e che invece ha resistito agli assalti. Ha generato una sorta di campana protettiva che ha poi dato un clima molto più mite rispetto alla norma, che è figlio di anomalie climatiche complesse, e non solo dei cambiamenti climatici dovuti al Global Warming.

Nel medio termine, forse entro metà mese , ci dovremmo preoccupare più del freddo che viene dall’Artico che altro, in quanto potrebbe sul serio generare uno sconquasso improvviso. Rammentiamo che il freddo dell’Artico si caratterizza per un notevole gradiente termico, e quando ci sono forti precipitazioni, l’aria fredda viene spinta, anzi, rovesciata verso il basso e la temperatura scende repentina. Questo, da febbraio in poi avviene anche al Nord Italia, dove nei mesi di dicembre e gennaio, generalmente non succede quasi mai.

Incredibile fu quanto accadde in Italia il famoso 17 aprile 1991 , quando nevicò in Val Padana dopo alcune miti giornate di primavera. Ben peggio avvenne nei primi giorni del 1911, quando il Nord Italia fu interessato da incredibili tempeste di neve, la temperatura anche allora crollò di 20°C in circa 48 ore, ma di neve ne cadde tantissima, e a Milano la neve attecchì sulle strade.

Ma era aprile, noi siamo ancora ai primi di febbraio. E poi abbiamo anche la prima parte di marzo, che può essere invernale, al pari del pieno inverno.

La terribile giornata del 06 Marzo 1971

Taluni tirano fuori indici climatici sfavorevoli al freddo sfornati dall’oggi al domani. Orbene, moltissimi di questi sono sperimentali, hanno un’effimera affidabilità, o anzi, quasi non ce l’hanno. Inoltre, rammentiamo sempre che siamo sotto Global Warming , che i gas serra stanno uccidendo la normalità del clima di questo Pianeta, e tutto sta avvenendo rapidamente.

Molto spesso si parla di indice NAO per delineare un periodo di maltempo o di bel tempo in Europa, ma la scienza si è raffinata molto, ed è maturato che questo indice andrebbe calcolato con sistemi ben più articolati, ed ecco che esordisce l’EA. L’East Atlantic (EA) è un indice teleconnettivo derivante dalla differenza di pressione tra Nord Atlantico e Atlantico tropicale. E’ simile alla North Atlantic Oscillation, ovvero NOA, ma l’area che copre è decisamente più vasta, soprattutto longitudinalmente.

Con l’incrocio di questi indici, si è scoperto parecchio su certi inverni. Ma nel frattempo, è l’alta pressione che ci riguarda, la quale sta perdendo vitalità, nonostante i modelli matematici, ad intermittenza, non più con costanza, ce la mostrino viva e vegeta sull’Italia.

Ma il momento di rottura di questa bolla d’aria calda anticiclonica è prossimo . Non ci sono i presupposti per parlare di mitezza dell’Era Medioevale in atto (era tutt’altra cosa), però le alte pressioni di questi inverni, ne hanno affinità. Perciò l’intrusione di masse d’aria fredda, di cicloni è cosa altamente probabile.

In un contesto di sconquassi a catena nella circolazione atmosferica ci sarà da attenersi l’effetto della rottura del Vortice Polare entro la fine di febbraio o i primi di marzo. E poi ci sono i potenziali Strat Warming , quelli che invertono la circolazione atmosferica europea, deviando il gelo dalla Siberia in Europa (Buran). Fenomeno meteo divenuto sempre più raro, ma che può presentarsi cattivissimo anche ai primi di marzo. Tra i peggiori eventi iniziati in quel periodo, va menzionato il 1987. Anche allora, dopo un inizio invernale che prometteva rigidità e maltempo si ebbe poi alta pressione, ma poi ecco che nel fine stagione, un gelo che in Europa orientale divenne siderale, con -30°C a Mosca e un metro di neve in Puglia, diedero il colpo di grazia ad una stagione traballante. Venne un evento meteo chiamato Buran.

Il Buran è fenomeno sempre più raro , che fa parte di uno schema di comportamento del clima. Anch’esso è soggetto a fluttuazioni, ma ha la cattiva abitudine di giungere improvviso, e noi, nonostante che nei tempi moderni disponiamo di modelli matematici efficienti, non riusciamo a definirne spesso intensità e soprattutto la rotta.

Siamo in balia anche e soprattutto dei cambiamenti del clima derivanti dalle attività umane che stanno influenzando gli indici climatici. La Niña ed Il Niño, per citarne due molto importanti e scoperti già da epoche distanti dai giorni d’oggi, mutano intensità e conseguenze. Però, non tutte le disgrazie derivanti da eventi meteo estremi sono la conseguenza dei gas serra, ci sono comunque ancora le fluttuazioni del clima, le forse impercettibili conseguenze delle esplosioni vulcaniche, si veda Tonga.

Si, è vero che c’è caos diffuso , noi ve lo raccontiamo, cogliamo i punti salienti di questo e quello, nei siamo coinvolti e partecipi, ma nessuno dispone di una sfera di cristallo efficace e magica per sapere chi poi avrà ragione.

Di recente abbiamo letto cosa ha spinto i governanti a cambiare idea sulle emissioni dei gas serra , e trovato la risposta. Diciamo che gli scienziati stavolta gli han proprio spaventati. I più attenti hanno letto, si sono documentati, altri hanno visto una decina di slide.

In sintesi, fluttuazioni climatiche e gas serra costituiscono un mix per eventi meteo esplosivi. E non solo ondate di calore estreme durante l’estate, ma anche alluvioni improvvise, devastanti, impossibili da fermare, che possono mettere a rischio la vita di migliaia e migliaia di persone.

Ora però attendiamo assieme a voi la fine di questo periodo invernale senza senso , anche se il senso ce l’ha, e ha fatto risparmiare gli italiani ed europei il costo delle bollette per il riscaldamento, in una fase in cui c’è stato un inspiegabile aumento dei prezzi dell’energia.

Aspettiamo un cambiamento meteo che se da noi arrecherà meteo invernale, toglierà l’eccezionale freddo, piogge e grandine fuori stagione dal Medio Oriente.