Alluvione di Palermo: capiterà anche altrove in Italia
Palermo è stata interessata nella giornata del 15 luglio da un temporale autorigenerante. Un fenomeno meteo neppure così insolito in Sicilia. L’unicità dell’evento meteo è che si sia accanito nel capoluogo siculo , area densamente urbanizzata con elevati rilievi alle spalle, e nel mese più asciutto dell’anno dopo un lungo periodo di siccità.
È noto che un terreno asciutto è particolarmente impermeabile alle forti piogge . E l’acqua tende a scorrere rapidamente verso le parti più basse.
Innanzitutto, sull’evento meteo si sono dette inesattezze a non finire . I temporali scaricano ingenti piogge su aree ristrette, e ricavare ottimali misurazioni della pioggia caduta non è affatto semplice. Ma attenendoci ai fatti, i pluviometri che hanno registrato la maggior pioggia, danno un valore che è di 14/100 di un metro, ovvero 14 cm, o meglio 140 millimetri , o ancor meglio, 140 litri di acqua per metro quadro.
A Palermo non è caduto un metro di pioggia valore riportato da testate giornalistiche autorevoli.
I 140 millimetri di pioggia, ma anche se fossero 150, per dire, non costituirebbero motivo di così enormi disagi, questo in genere su aree dove ci sono dei tempi di ritorno ristretti di simili nubifragi. In quelle località, a seguito di danni e vittime, sovente si lascia spazio alle acque, ma a Palermo piogge di tale importanza, sono rarissime , ed in luglio neppure risultano esser avvenute in circa 250 anni.
L’uomo è distratto. Possiamo documentare eventi meteo anche di maggiore rilevanza accaduti in altre zone circa 40 anni fa, con vittime, ma sono stati dimenticati costruendo sopra i terreni che si allagarono uccidendo delle persone.
Catania e varie aree della Sicilia orientale, ad esempio, vengono non troppo di rado interessata da potenti nubifragi, e i danni sono inferiori. Qui si è fatta abitudine ai super nubifragi.
A Palermo , come anche in altre città italiane, molti anni fa furono tombati dei torrenti, o come parrebbe a Palermo, il letto di un torrente che si scorge solo quando piove. Ed ecco che in tali circostanze, che l’acqua si riprende il suo alveo, allagando strade e abitazioni.
Ciò non avviene solo a Palermo, ma capita anche in città battezzate come virtuose. Ci permettiamo di citare Milano, dove sono stati tombati il Seveso e vari canali. Ma questa insana abitudine è riscontrabile in moltissimi centri urbani piccoli e grandi. Situazioni emblematiche ci sono a Genova, città a rischio altissimo di nubifragi e alluvioni lampo.
Nei secoli l’uomo ha deturpato il territorio, questo si dice di continuo, e con tempi di ritorno mutevoli, i corsi d’acqua allagano le nostre città.
Un caso analogo a quello di Palermo, anche se ha interessato un’area più ampia, è avvenuto qualche anno fa in Costa Azzurra, dove ci furono numerose vittime.
Ogni volta si cercano i colpevoli, ma questi non sono gli attuali governanti di qualsiasi parte politica. È necessario intervenire ovunque, al fine di prevenire i disastri, che in futuro potrebbero essere più frequenti e violenti.
Se a Milano il Seveso brontola e allaga mezzo quartiere di un’area cittadina, non fa eccessivi danni perché la corrente scorre lentamente, ma laddove ci sono monti e colline, l’acqua viene giù e genera disastri.
A Milano, i 150 millimetri di pioggia non generano il disastro di Palermo, vuoi perché l’esperienza Seveso insegna. Anche a Roma i danni sarebbero più limitati di Palermo, in quanto l’acqua scorrerebbe più lentamente.
Per finire, a Palermo non è piovuto un metro d’acqua.
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