Seguici su Google

Un meteo gelido, un meteo nevoso. In questi ultimi dieci anni, fatica a nevicare in quella parte d’Italia dove la nevosità ha una sua valida media annuale: la Pianura Padana. Ebbene, dieci anni senza un innevamento per almeno una settimana è difficile trovarlo nel passato degli ultimi centinaia d’anni. Ma quando è corretto sostenere che se non nevica in Pianura Padana non è stato inverno? Quanto è dovuto al cambiamento climatico questo evento meteo straordinario?

E nel resto d’Italia? Ebbene, altrove la situazione meteo invernale, nel suo estremo è molto meno compromessa rispetto al Nord Italia. Citiamo la neve della Sicilia, Sardegna, le basse quote della Toscana, i colli del Lazio, per poi la Puglia, Calabria, Basilicata, Molise, Abruzzo, Marche ed Umbria. Tutta la Penisola italiana e le due Isole Maggiori vedono nevicate quasi ogni inverno sino, quantomeno alla collina. Eventi meteo ben più vicini alla media rispetto alle anomalie del Nord Italia. Ma anche in questa parte d’Italia l’inverno è cambiato ed è particolarmente anomalo.

 

Quando tornerà a nevicare in Pianura Padana ogni inverno per quei 5-10 giorni all’anno? Nessuno ha una risposta su questo perché stiamo assistendo all’assurdo, ad un cambiamento del clima che forse ha pure l’ingerenza di una fluttuazione climatica. D’altronde gran parte della responsabilità degli inverni straordinariamente miti in Europa è dovuta all’espansione dell’Alta Pressione delle Azzorre e Bahamas. Questa potrebbe essere una fluttuazione climatica, ma si sta presentando ogni anno, e rischia di diventare normalità. Una presenza inopportuna che spinge verso nord i fronti perturbati oceanici togliendo le precipitazioni in Europa dove ci sono diffusi deficit di pioggia e neve. Tali fronti discendono dall’Artico verso la Siberia occidentale e la Russia, dove nevica in eccesso.

 

Il flusso polare umido sbarra la via al gelo della Siberia verso ovest, che anche senza gli Stratwarming che invertono all’opposto, in alcune circostanze, le correnti alle basse quote gelando l’Europa, dovrebbe espandersi verso occidente, congelare per settimane all’inverosimile Mosca e dare degli sbuffi di freddo estremo anche più ad ovest, Italia compresa.

La dinamica descritta è quella che ha cambiato i nostri inverni. E alla domanda quando tornerà un evento meteo estremo in stile 1956 la risposta è: non lo sappiamo, però potrebbe succedere uno dei prossimi inverni.

REPORTAGE METEO E CLIMA

Uno sguardo all’Europa

Il febbraio 1956 è stato, in Italia, complessivamente il mese più freddo dell’intero XX secolo, ma anche nel resto d’Europa non è stato da meno.

Il mese è stato altrettanto freddo in Francia. A Parigi ci sono stati 28 giorni di gelo su 29, solo l’ultima notte ha avuto una temperatura positiva. Ben 14 giorni hanno avuto anche la temperatura massima sotto zero.
La temperatura minima raggiunta è stata di -12,8°C, ma altre tre volte, nei giorni 1, 21 e 24, la temperatura è scesa sotto i -12°C. Le temperature medie mensili minime e massime sono state di -7,9°C e -0,2°C, circa 9°C sotto la media.

Ancora peggio è andata a Marsiglia. Nella città in riva al Mediterraneo ci sono state ben 11 notti di gelo consecutivo, con una minima assoluta di -15,6°C il giorno 12!
Nel nord-est della Francia, a Etain, si sono raggiunti -21,7°C il giorno 21.

In Svizzera, Zurigo ha avuto 29 giorni di gelo e 26 di ghiaccio, ovvero con sia minime che massime sotto lo zero. Le medie mensili sono state di -14,4°C e -5,4°C, circa 10°C inferiori alla norma. Il 13 febbraio è stata registrata la temperatura minima assoluta di -23,9°C, mentre il giorno 10 è stata la giornata mediamente più fredda con minima e massima di -22,8/-17,8°C. Oltre 15 sono stati i giorni con precipitazioni nevose.

Ginevra ha avuto una minima assoluta di -20°C il giorno 15 e una media mensile di -10,2/-2,6°C.

 

In Austria si sono raggiunti -31,1°C a Salisburgo, -30°C a Innsbruck, -26,6°C a Graz.

In Repubblica Ceca, a České Budějovice si sono toccati -32,2°C, a Praga -27,8°C.

In Polonia Varsavia ha raggiunto -26,1°C, Danzica -30°C.

 

In Germania, Monaco di Baviera ha raggiunto -27,8°C e per ben 12 volte ha avuto una temperatura di almeno -20°C.

Berlino ha raggiunto -26,1°C e Stoccarda -25,4°C. Temperature sotto i -20°C sono state raggiunte in diversi momenti del mese in diverse città tedesche e del resto del Centro Europa, sia a inizio mese, che alla metà e fin quasi alla fine. Solo gli ultimi tre giorni del mese il gelo ha mollato un po’ la presa.

Temperature sotto i -20°C si sono registrate anche nei Paesi Bassi, fino a -22,2°C a Utrecht.

 

In Russia, sia Mosca che San Pietroburgo sono scese a -33,9°C, idem a Helsinki, in Finlandia. Nel nord della Finlandia, a Sodankyla, si sono toccati -40°C, anche se in questa remota località nordica il record è addirittura di -49,5°C.

Temperature sotto i -20°C si sono raggiunte anche in Ungheria, Romania e lungo i Balcani: a Sofia si sono toccati -23,9°C.

 

Nessuna zona d’Europa si è salvata, gelo e tormente di neve hanno colpito, prima o poi, un po’ tutte le nazioni.

Potrebbe ripetersi un episodio simile ai giorni nostri? E’ oggetto di dibattito. Secondo alcuni studi, con i cambiamenti climatici aumenta l’estremizzazione del clima, per cui, pur in un contesto più caldo, anche le ondate di freddo potrebbero essere particolarmente vigorose.

Tuttavia, a queste osservazioni si potrebbe rispondere che, se la distribuzione delle temperature segue quella che in statistica si chiama curva di Gauss, aumentando le temperature medie, diminuisce la probabilità di temperature estremamente basse. Probabilità non significa impossibilità…

Seguici su Google