Solo qualche decennio fa era il pericolo ambientale più temuto per l’umanità. Stiamo parlando del buco dell’ozono, che dovrebbe sparire entro due decenni, secondo quanto afferma l’ONU. Il tutto avviene grazie all’azione intrapresa a livello globale per eliminare quelle sostanze che riducono lo strato di ozono.
Qualche anno fa, sia nel 2020 che nel 2021, avevamo parlato di un buco dell’ozono in allargamento, di nuovo grandissimo sull’Antartide. In realtà si trattava di una semplice e temporanea circostanza stagionale, dovuta a condizioni meteo in alta atmosfera favorevoli alla distruzione dello strato d’ozono.
Non c’è stata quindi alcuna inversione rispetto alle notizie di un buco dell’ozono in fase di progressiva chiusura. Le ultime indicazioni sono anche più incoraggianti, visto che pare possa anticipare il momento in cui il buco dell’ozono diventerà solo un ricordo.
Lo strato d’ozono, ricordiamo, costituisce un importantissimo schermo protettivo dai raggi solari più dannosi per la nostra pelle. La perdita dello strato di ozono ha così rischiato di esporre le persone ai dannosi raggi ultravioletti del sole.
Chiusura buco ozono esempio per la lotta al riscaldamento globale
Questa perdita dovrebbe essere completamente recuperata entro il 2040 in gran parte del mondo, entro il 2045 sull’Artico ed entro il 2066 sull’Antartide. La graduale chiusura del buco dell’ozono si è iniziata a concretizzare a seguito del protocollo adottato a Montreal nel 1989.
Non tutti i progressi sono stati uguali nel corso di questo periodo. Appena pochi anni fa, nel 2018, era stato rilevato un nuovo incremento dell’uso di CFC, rintracciato in Cina. Un accordo ha poi permesso di sostituire i CFC con altri prodotti chimici industriali.
Il successo conseguito sul fronte della guerra al buco dell’ozono può essere un esempio importante per tutte le altre azioni necessarie, non più rinviabili, per il clima. L’esigenza massima è quella di abbandonare i combustibili fossili, ridurre i gas serra e quindi limitare l’aumento della temperatura.