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vortice polare allungato Canada Nelle ultime settimane stiamo attraversando una fase di transizione complessa, dominata da un Canadian Warming in stratosfera e dalla prospettiva di un nuovo episodio di vortice polare stirato tra la fine di febbraio e l’inizio di marzo.

 

Non si tratta di dinamiche marginali: ciò che avviene tra 10 e 100 hPa può condizionare in modo sensibile la circolazione troposferica e, di conseguenza, il tempo alle medie latitudini.

 

AO, NAO e configurazione emisferica

L’Arctic Oscillation (AO) oscilla su valori debolmente positivi o prossimi alla neutralità, segnale di un vortice polare ancora mediamente organizzato ma meno compatto rispetto alle fasi più stabili dell’inverno. Parallelamente, la North Atlantic Oscillation (NAO) si colloca tra neutralità e debole positività, con geopotenziali non particolarmente elevati in area groenlandese.

 

Questo assetto favorisce un flusso atlantico prevalentemente zonale verso l’Europa, limitando la formazione di blocchi persistenti in sede groenlandese o scandinava. In assenza di un NAO stabilmente negativo, le irruzioni fredde verso l’Europa occidentale tendono a risultare meno strutturate e meno durature.

 

Europa: mitezza a sud, raffreddamento a nord

Sul continente europeo il pattern prevalente mostra una saccatura alle alte latitudini e un promontorio anticiclonico alle medie e basse latitudini. Il risultato è un’Europa settentrionale ed orientale più esposta a geopotenziali negativi e a temperature nella norma o leggermente inferiori, mentre Europa occidentale e Mediterraneo beneficiano di condizioni più miti.

 

L’Italia, in questo contesto, si colloca sul bordo meridionale della circolazione zonale, con frequenti rimonte anticicloniche subtropicali e anomalie termiche positive soprattutto nelle fasi di maggiore espansione del campo di alta pressione. Solo la Scandinavia e parte dell’Europa nordorientale mantengono una più marcata impronta fredda.

 

Asia: cresta meridionale e saccatura settentrionale

In Asia domina una robusta dorsale subtropicale tra Medio Oriente, Asia centrale e porzioni della Siberia meridionale, mentre geopotenziali più bassi insistono sulla Russia settentrionale e sull’Estremo Oriente. Questo favorisce l’incanalamento delle masse d’aria più fredde lungo l’arco russo-nordasiatico, con possibili irruzioni verso il Nordest asiatico.

 

Dal punto di vista dinamico, tali affondi freddi possono rappresentare un tassello importante nell’evoluzione del vortice polare: spesso anticipano o accompagnano nuove fasi di PV stirato, con successivo coinvolgimento del Nord America.

 

Nord America: alternanza tra cresta e saccatura

Oltreoceano il disegno barico mostra inizialmente una cresta sull’est del continente e una saccatura tra Alaska e Canada occidentale. Successivamente, le proiezioni indicano un’estensione della saccatura verso est, con raffreddamento più diffuso sul Canada e sugli Stati Uniti orientali.

 

vortice polare allungato Canada Siberia

Questo schema è coerente con una possibile riflessione d’onda in stratosfera, meccanismo attraverso il quale l’energia ondulatoria risale dalla troposfera asiatica verso la stratosfera polare e viene poi “rimandata” verso il Nord America, amplificando le saccature e favorendo afflussi freddi alle medie latitudini.

 

Canadian Warming e morfologia del vortice

Il Canadian Warming attualmente in atto rappresenta la perturbazione stratosferica più rilevante dell’inverno. Si tratta di un’anomalia di alta pressione e riscaldamento in area canadese che deforma il vortice polare, spostandolo e allungandolo tra Eurasia e Nord America.

 

È fondamentale distinguere la struttura del vortice a 10 hPa da quella a 100 hPa: il livello di 100 hPa, più vicino alla troposfera, è quello che meglio correla con gli effetti al suolo. Le ultime analisi indicano un vortice allungato nella bassa stratosfera, con possibile nuovo stiramento tra Siberia e Canada a cavallo tra fine febbraio e inizio marzo.

 

Questo scenario non implica automaticamente un SSW major, ma aumenta la probabilità di ulteriori episodi di vortice deformato, capaci di generare oscillazioni termiche marcate tra Nord America ed Asia.

 

Forzanti a bassa frequenza: ghiaccio, SST e MJO

Il quadro emisferico è influenzato anche da fattori a scala più ampia:

  • Anomalie negative di ghiaccio marino tra Barents–Kara e Baffin Bay, spesso associate a vortice mediamente più debole.
  • Temperature superficiali marine (SST) elevate su Nord Atlantico e Nord Pacifico, potenzialmente favorevoli a pattern di blocco ricorrenti.
  • Presenza di La Niña nel Pacifico equatoriale, con segnali di possibile evoluzione futura.
  • Una MJO in fase 2 ma in attenuazione, con contributo limitato alla dinamica extratropicale.

 

Un inverno “a deformazione ripetuta”

L’inverno 2025/26 sembra aver seguito uno schema ricorrente: alternanza tra vortice quasi circolare e fasi di vortice stirato, con successione di ondate fredde e rimonte miti. Più che un regime dominato da un singolo evento estremo, stiamo osservando un’atmosfera dinamicamente instabile, che si deforma, si ricompatta e si deforma nuovamente.

 

Nel breve-medio termine la probabilità più elevata resta quella di ulteriori episodi di PV stirato, con un vortice complessivamente più debole rispetto agli anni dominati da AO fortemente positiva. La porta verso un eventuale SSW tardivo non è chiusa, ma al momento non rappresenta lo scenario dominante.

 

Come sempre, l’approccio deve rimanere probabilistico: la stratosfera fornisce segnali chiari di disturbo, ma la traduzione troposferica dipenderà dall’interazione tra indici emisferici, forcing oceanici e risposta delle onde planetarie nelle prossime settimane.

 

Credit: questo articolo è stato realizzato analizzando i dati dei modelli matematici ECMWF e GFS per le previsioni meteorologiche.

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