Quando fa freddo, c’è chi spegne (e viene pagato per farlo)
Domenica, mentre le temperature crollavano e una tempesta di neve attraversava gli Stati Uniti, molte famiglie alzavano il riscaldamento. Ma in alcune aree della Virginia, del Maryland e della zona di Washington, alcuni edifici hanno fatto l’opposto: hanno ridotto la quantità di elettricità prelevata dalla rete.
E verranno pagati per averlo fatto.
Si tratta di una strategia nota come demand response, adottata dagli operatori della rete elettrica nei momenti di massimo consumo – come durante ondate di freddo o caldo estremo – per mantenere l’equilibrio tra domanda e offerta. L’idea è incentivare i grandi consumatori di elettricità a ridurre volontariamente l’uso di energia quando la rete è sotto pressione.
Questo può significare che una miniera di bitcoin si fermi per alcune ore. Oppure che un ospedale attivi i propri generatori d’emergenza per ridurre il carico sulla rete. I grandi supermercati possono abbassare il riscaldamento, regolare l’illuminazione o ottimizzare la refrigerazione per risparmiare energia.
In teoria, se un numero sufficiente di grandi clienti elettrici aderisse al programma di demand response, un semplice avviso da parte del gestore della rete potrebbe attivare rapidamente una significativa riduzione volontaria dei consumi su scala regionale, liberando energia per il riscaldamento domestico ed evitando i blackout.
È come sottrarre l’equivalente di una centrale elettrica dalla domanda, invece di aggiungerne una alla produzione. Le aziende che coordinano questo tipo di “sottrazione” sono note come centrali elettriche virtuali.
5% di consumo in meno in tempi critici
Secondo Ken Schisler, direttore legale e responsabile delle normative di CPower Energy, una delle principali centrali elettriche virtuali, queste riduzioni coordinate possono tagliare la domanda di energia anche del 5% nei momenti critici.
L’operatore di rete PJM, che domenica ha attivato il demand response in tre regioni del Mid-Atlantic, non ha fornito subito una stima precisa dell’energia risparmiata. Ma un precedente significativo c’è: durante la tempesta invernale Elliott del dicembre 2022, le azioni di demand response dei clienti di CPower liberarono energia sufficiente per coprire il fabbisogno giornaliero di circa 1,7 milioni di abitazioni, secondo quanto riferito dall’azienda.
Come funziona
Domenica, quando PJM ha inviato l’ordine di attivazione, CPower è entrata subito in azione. L’azienda può controllare da remoto alcune apparecchiature dei suoi clienti, spegnendole o attivando sistemi a batteria. In altri casi, sono le stesse imprese a implementare le riduzioni previste nei propri piani.
“La gente non va in giro semplicemente a spegnere le luci,” ha spiegato Schisler. “Abbiamo identificato in anticipo cosa può essere ridotto, e abbiamo un piano di contenimento definito con ogni cliente.”
Alcuni clienti si iscrivono per ricevere un preavviso di 30 minuti prima di dover ridurre il consumo; altri preferiscono riceverlo 60 o 120 minuti prima. Domenica, tutti e tre i gruppi sono stati attivati, ha confermato Jeff Shields, portavoce di PJM.
I clienti di CPower vengono pagati per il solo fatto di essere disponibili in caso di chiamata, e ricevono un ulteriore compenso, calcolato in base ai prezzi correnti dell’energia, quando effettivamente riducono i propri consumi su richiesta.
Le polemiche e i limiti del sistema
C’è chi sostiene che alcuni settori traggano vantaggi eccessivi da questo meccanismo. Un’indagine del New York Times nel 2023 ha rivelato che una miniera di bitcoin in Texas è stata pagata 18 milioni di dollari per spegnersi durante quattro giorni di tempesta invernale nel 2021. Quei costi, alla fine, sono ricaduti sugli utenti finali, molti dei quali preferirebbero che i grandi consumatori, come data center e impianti di criptovalute, pagassero tariffe più alte in partenza.
Inoltre, il demand response non è praticabile per tutte le imprese. I grandi marchi della distribuzione riescono a partecipare perché possono sommare i risparmi di energia provenienti da più punti vendita. Un negozio indipendente, invece, potrebbe essere troppo piccolo per iscriversi. In altri casi, non è economicamente sostenibile spegnere macchinari di grandi dimensioni, anche con due ore di preavviso. Un magazzino di e-commerce, per esempio, guadagnerebbe probabilmente molto di più continuando la propria attività piuttosto che ricevendo compensi per ridurre i consumi.
Il futuro del demand response
Nel lungo periodo, anche le abitazioni private potrebbero dare un contributo significativo. In California, dove molte case sono dotate di batterie domestiche, un test condotto durante l’estate ha immesso nella rete abbastanza energia da alimentare centinaia di migliaia di abitazioni, secondo quanto dichiarato dalla compagnia elettrica PG&E.
Secondo l’International Energy Agency, il demand response diventerà sempre più importante a livello globale, man mano che cresce la domanda di energia e aumenta la quota di fonti rinnovabili non continue – come il solare e l’eolico – che producono solo in determinati momenti della giornata. In un rapporto del 2023, l’I.E.A. ha stimato che la capacità globale di demand response dovrà aumentare di dieci volte tra il 2020 e il 2030, per essere in linea con l’obiettivo mondiale di azzerare le emissioni nette di gas serra entro il 2050.
Fonti e approfondimenti
- International Energy Agency – Demand-side response
- PJM – Demand response programs
- CPower Energy – Virtual power plant services
- PG&E – Distributed energy resources and pilot programs
- The New York Times – Bitcoin and the grid