C’è una strana sensazione di sospensione nell’aria, quasi un’attesa che non riesce a trovare sfogo, e diciamolo chiaramente, chi ama il freddo e la neve sta vivendo settimane di autentica frustrazione. Però, non è che ciò sia una novità, non lo era nemmeno 30 anni fa, nemmeno quando iniziarono ad essere visibili su internet le mappe meteo, in specie le famose MRF.
Lo scenario meteo attuale, se guardiamo le mappe a livello emisferico, ci racconta una storia di debolezza. Non una debolezza qualunque, ma quella della corrente a getto polare, quel fiume d’aria che scorre ad alta quota e che solitamente decide le sorti del nostro inverno. Al momento la sua tensione è bassissima, quasi nulla. In sostanza, l’Amplificazione Artica in questo momento non sembra innescare quelle acute ondultazioni, ma le prevede.
Non va meglio se osserviamo il getto subtropicale, il quale porta con sé la firma di una convezione davvero debole che viaggia pigramente dall’Oceano Indiano verso il cosiddetto continente marittimo. Lì, in quella fascia tropicale, i venti provano a rinforzarsi, è vero, ma restano bassi, schiacciati, a dimostrazione che manca un vero trasferimento di energia verso le latitudini che ci interessano. Il flusso medio, quello che conta per noi, ristagna tra i 25 e i 40 gradi di latitudine nord. Insomma, manca la spinta. Quella che poi metterebbe in moto un sistema di circolazione atmosferica di maggior variabilità. Ma iniziano le contraddizioni, perché la variabilità atmosferica nel nostro Emisfero c’è eccome. Una discesa di aria fredda si accinge a giungere in Europa con una rotta ancora da definire, nel Nord America hanno un Heat Dome nel Midwest. Il gelo nel nord est. Alluvioni in California.
Per chi non mastica la meteorologia, significa semplicemente che c’è poca energia che viene trasferita verso l’alto, verso la stratosfera. Lì sopra, a decine di chilometri dalle nostre teste, il Vortice Polare si sta rinforzando, certo, ma lo fa solo ai piani alti. Resta lì, confinato quasi esattamente sul polo geografico, come un ricevitore passivo che gira su se stesso senza dialogare con l’atmosfera in cui viviamo noi. È un gigante isolato, bello da vedere sulle carte, ma poco utile, per ora, a portarci l’inverno vero. Ma ci dimentichiamo spesso che queste variazioni sono anche causate dal cambiamento climatico ormai lampante, dalle onde di calore marino che contribuiscono a generare questo o quel evento meteo che poi si abbatte sulle coste. Insomma, c’è un bel caos globale. E gli indici climatici in questa fase vacillano.
Spostando lo sguardo sul Nord Atlantico, la situazione non cambia di molto e la circolazione resta contraddistinta da un Jet Stream alle medie latitudini decisamente debole e ondulato. Questo nastro trasportatore alimenta, un po’ a corrente alternata, un corridoio di alta pressione che sembra aver messo le radici e che tende a inclinarsi, o come dicono i tecnici a “tiltare”, lentamente verso ovest. In questo contesto un po’ stagnante sfilano onde basse, piccoli disturbi che portano tempo umido e grigio verso l’Europa meridionale, ma nulla che assomigli a una vera ondata di gelo. Però, da queste parti nessuno l’aveva prevista, e poi, volendo, finalmente piove tanto in Spagna e Portogallo, piove ben più rispetto alla media anche nelle Canarie, per fortuna loro viste le previsioni sul clima del futuro che le vedrebbero in desertificazione.
La volontà di freddo, in Europa, resta sospesa, incerta. Lo vediamo, lo annusiamo quasi, ma non riusciamo ad afferrarlo proprio per via di questa eccessiva mobilità delle strutture minori e per la scarsa incisività delle spinte dinamiche. Non si riesce a sferrare il colpo decisivo, anche se, a onor del vero, non possiamo escludere del tutto le sorprese. C’è un vortice freddo, infatti, parcheggiato non troppo lontano da noi, sul continente russo europeo. Basterebbe un piccolo scossone per fargli cambiare strada, ma per ora resta lì, una minaccia silenziosa ai confini orientali.
E si, uno scossone. Però, siamo sono ad 1/3 della stagione invernale di un clima che è cambiato, e allora tutto può succedere, eccome se può. L’uomo commenta, ma i grossi modelli matematici per giorni hanno sfornato previsioni a 120 ore rivelatesi poi errate. La neve di Natale non era prevista dalla sfera di cristallo, ma da ECMWF, per citare uno dei colpevoli di errore. Noi commentiamo quello che scrivono i modelli matematici.
L’energia generata molto lontano, a monte, viene trasferita progressivamente verso l’Atlantico. Tutto parte da lontano, addirittura dal Nord America, con parametri atmosferici che contribuiscono a rallentare e ondulare il getto polare. Questo rallentamento è cruciale perché predispone l’atmosfera a propagare le onde di pressione verso est in modo efficiente.
Nel frattempo interviene anche l’onda chiamata di di Kelvin, una pulsazione atmosferica tropicale che contribuisce a rafforzare il getto subtropicale. Questo meccanismo rende più efficace l’uscita della corrente a getto e amplifica la risalita dell’alta pressione in Atlantico. La combinazione di questi due fattori, come in un incastro perfetto, consente all’alta pressione di spingersi verso nord, portando allo sviluppo di quella configurazione che chiamiamo Scand+, ovvero un anticiclone sulla Scandinavia.
Con il progressivo venir meno del sostegno polare, questa struttura è destinata a riorganizzarsi. Probabilmente diventerà un semplice promontorio di alta pressione atlantico che, proprio negli ultimi giorni di Dicembre, accompagnerà una discesa di aria fredda verso l’Europa orientale. Ma ecco il dilemma, un vento americano è in grado di decidere una rotta? Meglio affidarsi ai modelli matematici in questa fase, specialmente osservando quelli a breve termine.
Rimane quindi una grossa fetta di incertezza per il mese di Gennaio circa gli esiti della saccatura che dovrebbe scendere nel cuore dell’Europa. Rispetto alle previsioni di qualche giorno fa, l’insieme delle simulazioni, l’ensemble, mostra un cambiamento interessante. Si notano novità in Atlantico, con la NAO negativa.
Che significa per noi? Significa che si apre la possibilità per una discesa della saccatura più occidentale del previsto.
L’aria fredda, invece di scivolare via verso i Balcani o la Turchia, potrebbe coinvolgere maggiormente l’Europa centro-settentrionale, e chissà, magari spingersi anche verso il Mediterraneo. Ma, come sempre in questa stagione bizzarra, la prudenza è d’obbligo. La natura, in fondo, fa sempre quello che vuole, e noi non possiamo far altro che osservare e cercare di capire i suoi segnali, talvolta contraddittori. E si, tutto questo giro di parole per dire che la via per il freddo dall’Artico russo, con rotta Mediterraneo non è un capitolo chiuso, e che ci dobbiamo affidare a proiezioni a breve termine, ma anche analizzare un’insieme di proiezioni sul lungo termine, perché il meteo di gennaio potrebbe essere diverso rispetto tanti altri. E comunque, piaccia o no, questo dicembre è stato diverso dagli altri, sicuramente in Italia è stato mite, chi lo nega, ma che volete che vi dica, viviamo nel bollore di un Mediterraneo formente sollecitato dai tepori africani.
Penso che, più che la neve nel nostro orto, sia necessario tornare a osservare briciole di normalità climatica, anche perché negli ultimi anni queste si stanno progressivamente riducendo. La neve cadrà in Valle Padana? Nessuno lo sa. E come potremmo averne certezza, se nemmeno i modelli matematici, che costano cifre inimmaginabili, sono in grado di prevederlo con precisione?
È facile aprire bocca, è facile scrivere “non è successo nulla”. Ma questa è meteorologia di emergenza, quella legata al Cambiamento Climatico, il cui significato forse non è stato ancora pienamente compreso da molti. Gran parte di ciò che era riportato nei libri anche solo dieci anni fa oggi non è più attuale. Basti pensare ai testi di geografia che descrivevano la Valle Padana come un’area caratterizzata in inverno da nebbia persistente e da diverse giornate di neve.
In questa prospettiva, anche l’atmosfera terrestre risponde in modo diverso rispetto al passato. I meccanismi sono cambiati, le dinamiche si sono fatte più instabili e meno prevedibili, e le certezze climatiche di un tempo non esistono più.
In Islanda, intanto, è scattata l’allerta per la Corrente del Golfo, che potrebbe rallentare o addirittura bloccarsi. Questo timore nasce dal fatto che il mare circostante è troppo caldo e sta inibendo i processi fisici alla base di questa corrente fondamentale. Per l’Islanda, i rischi associati a uno scenario simile sarebbero enormi e profondamente diversi rispetto a quelli che potremmo affrontare in Italia.
Riferimenti internazionali:
- NOAA Climate Prediction Center – Monitoraggio delle teleconnessioni e indici atmosferici globali
- ECMWF – European Centre for Medium-Range Weather Forecasts – Analisi e previsioni stagionali
- Met Office – Hadley Centre – Studi sulla circolazione stratosferica e troposferica
- WMO – World Meteorological Organization – Rapporti sullo stato del clima globale
- NASA Earth Observatory – Visualizzazione dei dati atmosferici e temperature globali