Quanto durerà il flusso oceanico?
Sulla base delle tendenze stagionali attuali, il flusso atlantico potrebbe resistere ancora per parte di GIUGNO, seppur con forza variabile, prima di subire un progressivo indebolimento e frammentazione a partire da fine mese, quando le dinamiche estive più classiche — anticiclone africano in risalita, stabilità atmosferica e calura persistente — prenderanno il sopravvento. Le mappe previsionali ECMWF e GFS mostrano già un ritiro del getto polare, con una tendenza al blocco che lascia presagire una progressiva frammentazione del flusso oceanico entro luglio.
Tuttavia, non sparirà completamente: tornerà a tratti, sotto forma di impulsi instabili, soprattutto nel Nord Italia, e in particolare sull’arco alpino e le alte pianure, dove continueranno a verificarsi temporali localmente molto intensi, anche a carattere alluvionale. Quindi, nonostante la tendenza al ritiro del flusso atlantico, non si potrà mai escludere del tutto il rischio temporalesco, anzi: le fasi instabili, pur più irregolari, potrebbero diventare violente per effetto del calore accumulato al suolo.
Il ruolo dell’anticiclone africano: il vero antagonista
Nel frattempo, il continente africano si sta preparando a invadere le latitudini europee con masse d’aria roventi. L’anticiclone africano, figura imponente e ad altissimo geopotenziale, ha già mostrato segnali di attivazione, e potrebbe diventare dominante tra FINE GIUGNO e la prima parte di LUGLIO. È lui, in questo scenario, il “mandante” che può scalzare il flusso atlantico, impedendogli di penetrare in profondità nel Mediterraneo.
Se questo anticiclone riuscirà a salire fino all’Italia, avremo un Paese meteorologicamente diviso in due:
- Centro-Sud, Sardegna e Sicilia sotto il dominio di aria secca e molto calda, con temperature superiori alle medie stagionali e assenza di piogge.
- Centro-Nord e Nord Italia invece interessati da ondate di calore più umide, alternate a fasi temporalesche esplosive, in particolare tra Piemonte, Lombardia, Trentino, Veneto e Friuli-Venezia Giulia.
Temporali violenti e rischio idrogeologico al Nord
Il fenomeno è già in atto: nelle ultime settimane abbiamo osservato piogge torrenziali al Nord, con accumuli locali oltre i 100 mm in 24 ore, come a Brescia, Varese, Udine e in diverse zone dell’alta pianura padana. Si tratta di eventi a carattere convettivo, spesso accompagnati da grandinate, downburst e trombe d’aria, resi più intensi dall’energia latente rilasciata dall’evaporazione e dal calore al suolo.
Le aree più a rischio nei prossimi mesi, a seconda della traiettoria delle correnti e dei venti in quota, saranno:
- Tutta l’alta pianura padana (soprattutto la Lombardia centro-orientale e il Veneto occidentale).
- Le aree pedemontane del Piemonte orientale, Bergamasca, Trentino meridionale e Friuli.
- Lungo l’Appennino settentrionale, in corrispondenza di scontri tra masse d’aria diverse.
- A tratti anche la Liguria centrale e orientale, specie in condizioni di convergenza umida da sud.
Con l’avanzare della stagione, si tende a escludere gradualmente la Liguria e parte dell’Emilia-Romagna, ma i precedenti dimostrano che nessuna zona può dirsi al sicuro, come ricordano le alluvioni estive nelle MARCHE (SETTEMBRE 2022) o i nubifragi in Toscana e Lazio anche ad AGOSTO.
Una dinamica estiva già attiva: flusso atlantico in esaurimento, ma temporali ancora presenti
L’Italia sta quindi entrando nella fase di transizione: il flusso atlantico ancora mitiga, ma la spinta africana è in crescita, pronta a scalzare progressivamente le correnti oceaniche. Questo non significa l’arrivo immediato della stabilità, ma piuttosto una fase convulsa, frammentata, con episodi estremi alternati a periodi di calma rovente.
Insomma, il flusso oceanico resisterà ancora per alcune settimane, ma diventerà sempre più irregolare. Luglio e AGOSTO saranno probabilmente segnati da una forte alternanza tra caldo africano e temporali esplosivi al Nord, in uno scenario tipico del nuovo clima estivo italiano: torrido, instabile e pericolosamente imprevedibile.