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Roma, capitale storica e culturale d’Europa, è anche una delle città italiane più vulnerabili al fenomeno dell’isola di calore urbana. Secondo i dati dell’ISPRA e dell’ENEA, nei mesi estivi la temperatura minima notturna in centro può superare quella delle zone rurali di oltre 5°C, in alcuni casi anche 6-7°C, specialmente in presenza dell’anticiclone africano e in assenza di ventilazione notturna.

Questa condizione è accentuata da diversi fattori:

  • Alta densità edilizia con edifici storici in pietra o intonaco che assorbono e rilasciano lentamente calore.
  • Assenza quasi totale di vegetazione in alcune zone del centro, come Trastevere, Campo de’ Fiori o Via del Corso.
  • Vincoli paesaggistici e archeologici che rendono molto difficile l’intervento strutturale, anche per progetti di piantumazione.

 

Le zone più calde della città

Secondo il progetto “Roma Resiliente” promosso dal Comune in collaborazione con il CNR e La Sapienza, le aree più soggette a effetto UHI sono:

  • Centro storico: temperatura media estiva aumentata di +3,2°C dal 1990.
  • Esquilino, San Giovanni, Testaccio: differenza con le zone verdi di Villa Pamphili o Villa Ada fino a 5°C.
  • Tor Bella Monaca e Laurentino 38: quartieri periferici con forte urbanizzazione ma scarsa copertura vegetale.

Fonte: CNR – Progetto UHI Roma.

 

Strategie climatiche compatibili con il patrimonio storico

Verde urbano “leggero” e adattivo

Nelle aree storiche non è possibile piantare alberi ad alto fusto ovunque, ma si possono introdurre:

  • Vasche mobili con piante mediterranee (oleandri, corbezzoli, agrumi in vaso) in punti strategici, come piazze e vie pedonali.
  • Giardini verticali sui muri ciechi non storici o moderni adiacenti, come quelli presenti nella zona di Porta Pia o Lungotevere.
  • Rinaturalizzazione di cortili interni di palazzi antichi: l’Università La Sapienza ha già sperimentato questo tipo di interventi, con ottimi risultati in termini di riduzione delle temperature locali.

Materiali riflettenti nel rispetto del vincolo

Nella riqualificazione della pavimentazione storica, si possono utilizzare materiali con alta albedo, come basalto levigato chiaro o travertino, in grado di riflettere la luce solare pur rispettando l’estetica storica.

Il progetto pilota della Via Giulia, realizzato con la supervisione della Sovrintendenza Capitolina, ha mostrato un calo di 2°C della temperatura superficiale (fonte: ENEA – Progetti Urbani Roma).

Ombreggiamento dinamico con strutture amovibili

Lungo vie pedonali e piazze è possibile inserire strutture leggere in legno o tessuto tecnico, removibili, per creare ombra senza modificare in modo permanente lo spazio urbano. Soluzioni simili sono già adottate a Barcellona e Atene, anch’esse città con vincoli storici fortissimi.

Tetti verdi su edifici pubblici e religiosi secondari

Diversi edifici non monumentali del centro, come scuole, conventi e uffici pubblici, non sono soggetti a vincoli stringenti, e possono accogliere tetti verdi e coperture vegetali. Un esempio è il Ministero dell’Ambiente a Via Cristoforo Colombo, già dotato di tetto verde sperimentale.

 

Modelli di riferimento compatibili con Roma

  • Vienna ha adottato un piano di mitigazione climatica nei distretti storici con tetti verdi, microgiardini urbani e asfalti drenanti riflettenti.
  • Parigi ha avviato una politica di vegetalizzazione dei marciapiedi e coltivazione urbana su terrazzi.
  • Atene, simile a Roma per vincoli e clima, ha introdotto tende parasole “intelligenti” in Piazza Monastiraki e pannelli riflettenti decorativi che raffreddano le superfici senza alterare l’estetica.

 

Fonti scientifiche

  1. ENEA – Progetti di mitigazione UHI a Roma
  2. CNR – Heat Island e pianificazione urbana a Roma
  3. UN-Habitat – Nature-based solutions in historic cities
  4. European Environment Agency – Urban adaptation case studies
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