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Una scoperta sconvolgente nelle viscere del Nord America

Nelle profondità della valle dell’Ohio e del Midwest, qualcosa di inaspettato sta accadendo al cuore geologico del Nord America. Secondo uno studio pubblicato su Nature Geoscience, una lastra tettonica scomparsa da milioni di anni potrebbe erodere dal basso la parte più antica del continente. Questa struttura, chiamata cratone, è il fondamento roccioso stabile attorno al quale si sono formati i continenti moderni. Per lungo tempo ritenuto immutabile, oggi il cratone nordamericano mostra segnali di cedimento verticale che inquietano i geologi.

 

Un’anomalia sotto la superficie: il cratone si dissolve

Il cratone nordamericano, spesso circa 200 chilometri, si distingue per la sua elevata velocità sismica, segno di una composizione rocciosa densa e fredda. Tuttavia, in corrispondenza del Midwest e dell’Ohio, i dati mostrano che parte di questa struttura sta colando nel mantello terrestre, scendendo fino a 600 chilometri di profondità, molto più in basso del previsto.

Questa deformazione si distingue per l’aspetto irregolare e la persistenza di velocità sismiche elevate a profondità anomale. Gli scienziati sospettano che questo movimento verticale verso il basso possa essere innescato da una forza invisibile ma potente: i resti della placca di Farallon, un’antica placca oceanica risalente a oltre 100 milioni di anni fa.

 

La placca perduta che risucchia la crosta

Nel sottosuolo del Nord America, a circa 800 chilometri di profondità, giace ciò che resta della placca di Farallon, ormai sommersa nel mantello inferiore. Le immagini ottenute tramite un’elaborata mappa sismica – costruita con i dati di oltre 200 terremoti e grazie a una rete di 6.000 sismometri – rivelano che questa lastra sommersa potrebbe agire come una trappola gravitazionale, attirando il materiale cratonico verso il basso.

Modellazioni al computer hanno confermato che la presenza della lastra è fondamentale per spiegare il fenomeno del “gocciolamento” del cratone. Senza di essa, nessun modello simulato produceva l’instabilità osservata.

 

Una nuova frontiera nello studio della tettonica profonda

La possibilità che un cratone venga eroso dalla base rappresenta una sfida per la geologia moderna. Studi paralleli, come quello condotto da Lee et al. (2011) sul cratone cinese del Nord, hanno già dimostrato che strutture simili possono assottigliarsi per cause legate a interazioni profonde nel mantello. Allo stesso modo, secondo un’analisi pubblicata su Earth and Planetary Science Letters da Cooper et al. (2020), i cratoni non sono necessariamente eterni, ma possono essere destabilizzati da migrazioni di placca, risalita di materiale caldo dal mantello o tensioni litosferiche orizzontali.

Anche il progetto USArray, parte dell’iniziativa EarthScope della National Science Foundation, ha contribuito alla comprensione tridimensionale della struttura continentale nordamericana. Le sue osservazioni hanno rilevato variazioni significative nella velocità sismica in aree che prima si credevano geologicamente stabili, fornendo un contesto critico per interpretare le nuove anomalie rilevate nel Midwest.

 

Secondo la Geological Society of America, il futuro della stabilità geologica del Nord America potrebbe dipendere proprio da questi fenomeni sotterranei a lungo ignorati. La scoperta rappresenta quindi non solo una svolta scientifica, ma anche un monito su quanto il nostro pianeta sia ancora profondamente dinamico, anche nei suoi strati apparentemente più solidi.

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