Nuove ricerche sull’Artico confermano che, nonostante il rapido riscaldamento della regione rispetto al resto del pianeta, le ondate di freddo estremo continueranno a verificarsi – e potrebbero persino diventare più frequenti – in tutto l’emisfero settentrionale nei prossimi decenni. Questo fenomeno complesso, legato al cambiamento climatico, pone una sfida cruciale: migliorare la prevedibilità di questi eventi estremi.
Il vortice polare e le sue implicazioni climatiche
Il vortice polare stratosferico, una massa di aria fredda che ruota sopra l’Artico ad altitudini tra i 16 e i 48 chilometri, gioca un ruolo chiave. Questo vortice si forma in risposta al forte gradiente di temperatura tra nord e sud durante l’inverno. Quando i venti del vortice sono forti, l’aria fredda rimane confinata alle latitudini artiche. Tuttavia, con il riscaldamento dell’Artico e la diminuzione del gradiente termico, il vortice può indebolirsi.
Quando il vortice polare si indebolisce, il jet stream polare diventa estremamente ondulato, consentendo all’aria calda di invadere l’Artico e all’aria fredda di spostarsi molto più a sud del normale. Questi eventi, noti come ondate di freddo artico, possono portare condizioni di gelo intenso in regioni densamente popolate dell’America del Nord, dell’Europa e dell’Asia.
Il paradosso dell’Artico caldo e del freddo nelle medie latitudini
Il fenomeno può sembrare controintuitivo: un Artico più caldo è spesso associato a ondate di gelo più intense nelle medie latitudini. Secondo gli scienziati, come la coautrice Jennifer Francis del Woodwell Climate Research Center, la fusione del ghiaccio marino e l’aumento della temperatura nell’Artico contribuiscono a perturbazioni climatiche su scala globale.
Studi e soluzioni per migliorare le previsioni
La nuova ricerca, pubblicata su Environmental Research: Climate, suggerisce che il miglioramento delle previsioni richiede una comprensione più approfondita delle connessioni tra Artico, medie latitudini e persino regioni tropicali.
Uno dei principali ostacoli è rappresentato dai sistemi meteorologici stazionari, noti come blocchi atmosferici. Questi blocchi modificano il flusso del jet stream per settimane, creando condizioni persistenti che favoriscono eventi meteorologici estremi, incluse le ondate di freddo. Gli scienziati ritengono che fenomeni tropicali come l’El Niño o l’Oscillazione di Madden-Julian possano innescare questi blocchi atmosferici, influenzando il clima migliaia di chilometri più a nord.
Impatti globali e importanza delle previsioni
Il coautore dello studio, Muyin Wang del NOAA, ha sottolineato come un’accurata previsione delle ondate di freddo, con settimane o mesi di anticipo, possa aiutare le comunità a prepararsi meglio a condizioni invernali estreme. Questo è particolarmente rilevante in un mondo in cui il riscaldamento globale rende le persone meno abituate a episodi di freddo intenso.
Lo studio evidenzia anche l’importanza di riconoscere i collegamenti tra eventi climatici apparentemente opposti: temperature invernali insolitamente fredde nelle medie latitudini possono coincidere con periodi di caldo anomalo nell’Artico.
La ricerca, nata da un workshop internazionale nel 2023 in Gran Bretagna, ha coinvolto scienziati di vari paesi, tra cui Stati Uniti, Regno Unito, Germania, Finlandia, Corea del Sud, Cina e Giappone. Il lavoro congiunto sottolinea l’importanza di una collaborazione globale per affrontare le sfide poste dal cambiamento climatico.