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Stiamo entrando ora nella seconda metà di Aprile e a sorpresa il meteo ci proietta in un vero stravolgimento. Dopo il caldo anomalo prolungato, sta iniziando una fase piuttosto fredda che si preannuncia anche duratura. In pochi se lo sarebbero aspettati visto il trend recente.

 

Prima freddo e poi il caldo, quello cocente che annuncia l'Estate
Dal freddo primaverile ai 40 gradi il passo sarà breve

Il ritorno del freddo così tardivo non rappresenta però una vera sorpresa e nemmeno una novità, se pensiamo agli ultimi anni che spesso hanno proposto questi scenari. L’Estate sembrava arrivare davvero troppo in fretta e invece ora ci sarà da attendere, data questa brusca retromarcia stagionale.

 

La neve tornerà ad imbiancare le montagne, ma si potrebbero persino verificare delle gelate tardive in pianura, perlomeno sulle aree rurali non urbanizzate. Tutto ciò sembra clamoroso e sarebbe nefasto per le colture, ma anche questo è successo persino spesso negli ultimi anni in questo stesso periodo.

 

Gli sbalzi estremi e repentini in brevissimo tempo sono comunque una prerogativa di questa Primavera. Ci sarebbe quindi poco da sorprendersi se dovessimo ritrovare il caldo anomalo ben prima del previsto, quello capace di portare la colonnina di mercurio molto in alto. Quando potrebbe succedere?

 

Nonostante il freddo, è già conto alla rovescia verso i primi 40 gradi dell’anno

Le ultime proiezioni ci suggeriscono come questa fase fredda, che sta ora entrando nel vivo, potrebbe durare per almeno 7-10 giorni. Sino al 25 Aprile di ritorno di scenari caldi non se ne parla, ma è probabile che sino alla fine del mese si possa avere un andamento nel segno del fresco e dell’instabilità.

 

Dopo tutto il caldo anomalo, questo sembra essere il conto da pagare in questa seconda parte di Aprile. Cosa accadrà a Maggio? Ecco, se si confida in un periodo ricco di precipitazioni potrebbe essere proprio questo il mese che stiamo aspettando, analogamente a quanto accaduto lo scorso anno.

 

Gli eventi estremi sono però dietro l’angolo e Maggio sarebbe il mese in cui potremmo avere una grande altalena di temperature, con prevalenza di fasi sopra media. L’anticiclone africano potrebbe infatti riaffacciarsi in modo importante, con tutte le conseguenze che ben conosciamo.

 

Ormai gli eccessi di caldo si manifestano con una tale facilità che credibilmente i primi 40 gradi della stagione si potrebbero verificare già entro la prima metà di Maggio. Le probabilità sarebbero maggiori per il Sud e le Isole, le zone più esposte alle prime roventi fiammate africane.

 

Consiglio Nazionale delle Ricerche, Dicembre 2023

Il Mediterraneo ha registrato, da maggio 2022 a maggio 2023, l’ondata di calore più intensa degli ultimi 40 anni, con temperature marine aumentate fino a 4 °C, raggiungendo picchi superiori ai 23°C, soprattutto nel bacino occidentale. Questi dati emergono dal progetto “CAREHeat”, supportato dall’ESA e coinvolgente enti come ENEA e Cnr, e sono stati pubblicati sulla rivista Environmental Research Letters.

Il progetto ha analizzato l’evento climatico tramite dati satellitari e osservazioni in situ dalla Stazione Climatica di Lampedusa, l’unico sito in Europa che fornisce dati su interazioni tra vegetazione, atmosfera e oceano. Le ricerche hanno evidenziato come le anomalie termiche marine siano legate a condizioni anticicloniche, che hanno causato anche gravi siccità nella regione. I risultati di “CAREHeat” indicano che il rimescolamento del mare causato dal vento ha giocato un ruolo chiave nel trasporto di calore interno.

 

Confrontando questo evento con l’ondata di calore del 2003, si notano chiare indicazioni di un cambiamento climatico nella regione, con temperature molto superiori alla media. Le conclusioni della COP28 hanno rafforzato l’importanza dei risultati di “CAREHeat”, guidando le future politiche ambientali con un aumento significativo degli sforzi verso l’energia rinnovabile e l’efficienza energetica, e piani ambiziosi per la riduzione delle emissioni di gas serra.

Il “CAREHeat” si focalizza su previsioni e analisi delle ondate di calore, i loro effetti su ambiente e attività economiche, e coinvolge vari enti europei e non-profit in una ricerca che diventa cruciale per la pianificazione delle future strategie di adattamento climatico.

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