Meteo, il ritorno del grande gelo del Febbraio 1956. Quali possibilità

Meteo, il ritorno del grande gelo del Febbraio 1956. Quali possibilità

Meteo: il grande gelo di febbraio 1956, a Roma, Milano, Firenze, fu un freddo incredibile. Potrebbe tornare? Potrebbe ripetersi? Si tratta di una domanda retorica, senza una risposta definita. Tecnicamente, un evento simile potrebbe ripetersi, anche se viviamo in un’epoca di cambiamento climatico. Stiamo assistendo a un inverno particolarmente rigido in Scandinavia e nella parte europea della Russia, con nevicate anche eccezionali. E, soprattutto, a un’intensa ondata di gelo.

A Mosca, non si registravano da anni, nei mesi invernali, temperature minime così estreme, che hanno raggiunto persino i -30°C. I cambiamenti climatici, inoltre, hanno aumentato l’intensità delle nevicate. Allo stesso modo, in regioni alla nostra stessa latitudine o con un clima simile al nostro, come il Giappone e gli Stati Uniti d’America, negli ultimi anni si sono verificate ondate di gelo e nevicate, sebbene alternate a periodi di caldo. Il cambiamento climatico è innegabile, esiste e sta portando a un aumento generalizzato della temperatura globale.

Tuttavia, ci troviamo nel 2024, e il 1956 è ormai lontano quasi 70 anni; pertanto, parlarne potrebbe sembrare inappropriato, quasi come discutere degli eventi avvenuti durante la Piccola Era Glaciale. Potremmo, invece, potremmo parlare del gelo del 1985, un evento meteorologico molto più recente, o altri episodi successivi.

Dal 2013, abbiamo osservato un’apprezzabile variazione del clima invernale, potenzialmente dovuta a fluttuazioni. Si discute dell’espansione verso nord della Cella di Hadley nelle aree tropicali, al di sopra della media, argomento che richiede un approfondimento scientifico poiché, secondo diverse fonti, è questo fenomeno a determinare una variazione nella posizione dell’alta pressione, riducendo il numero di giorni di inverno.

Di conseguenza la Cella di Ferrel rimane molto a nord, togliendoci le condizioni meteo invernali che sabbero, invece tipiche di questo periodo.

La cella di Hadley è un fenomeno atmosferico di grande rilevanza per comprendere la dinamica climatica del nostro pianeta. Questo meccanismo di circolazione atmosferica gioca un ruolo cruciale nella distribuzione del calore e dell’umidità sulla Terra, influenzando profondamente il clima delle regioni tropicali e subtropicali. Per approfondire la nostra comprensione della cella di Hadley, è essenziale esplorare i suoi meccanismi di funzionamento, le sue implicazioni climatiche e le interazioni con altri sistemi atmosferici. Questa Cella è all’origine, come detto, dell’alta pressione delle Azzorre così invasiva.

Successivamente, con il ritirarsi verso sud della linea di convergenza della Cella di Hadley, anche l’alta pressione va via e si assiste a un clima primaverile capriccioso, con eventi di freddo tardivo, nevicate, maltempo e danni all’agricoltura. Abbiamo esaminato cosa accadde in quel febbraio 1956, focalizzandoci sulla cronaca meteo del giorno 16, quando, nel Nord-Est, le temperature in Romagna crollarono drasticamente. Però, per ora siamo d’inverno, e c’è il rischio che un forte riscaldamento della Stratosfera generi una forte instabilità del Vortice Polare, con la conseguenza di avere un meteo inclemente, freddo, con il rischio di neve sino all’Italia.

Cronaca meteo del 16 febbraio 1956 al Nord-Est: le temperature crollano in Romagna

Il 16 febbraio 1956 è stato uno dei giorni più freddi mai registrati in diverse aree delle nostre regioni nord-orientali. Nella Venezia Giulia, Basovizza ha registrato -16°C, Trieste -7°C, Gorizia -12°C e Vedronza -22°C. In Friuli, le temperature hanno raggiunto i -16°C a Maniago, -14,4°C ad Aviano e -14°C a Pordenone.

In Veneto, è stata la giornata più fredda a Badia Polesine e Tonezza con -20°C, a Seren del Grappa con -18°C, a Padova con -15,4°C, a Belluno e Castelfranco Veneto con -14°C, a Mestre con -13°C, a Portogruaro con -12°C, a Treviso con -11°C e a Chioggia con -10°C. Notabili anche i -17,5°C registrati a Verona Villafranca e gli -8°C a Venezia.

Sulle Alpi del nord-est, generalmente le temperature hanno mostrato un lieve aumento, sebbene con alcune eccezioni. Infatti, in Trentino è stata la giornata più fredda a San Martino di Castrozza con -22°C, al Monte Bondone con -21°C e a Predazzo con -20°C.

In Emilia-Romagna, è stata la giornata più fredda a Reggio Emilia con -18,8°C e a Parma, che ha replicato i -14°C del giorno precedente. Anche Marina di Ravenna e Rimini hanno raggiunto le loro temperature minime più basse rispettivamente con -16,2°C e -9,7°C (-14,2°C all’aeroporto). Le temperature più basse sono state registrate ad Anzola dell’Emilia con -25,2°C, ad Alfonsine con -21,2°C, a Branzolino con -21°C e a Montechiarugolo con -20°C.

Cronaca meteo del 16 febbraio 1956 al Centro: record di freddo a Roma e Firenze

Il 16 febbraio è stata anche per diverse zone del Centro Italia la giornata più fredda.

All’osservatorio Ximeniano di Firenze, si è registrata una temperatura minima di -10,6°C, la più bassa dopo i -12,9°C del 30 dicembre 1849. All’aeroporto di Peretola, si sono raggiunti i -11,4°C, il valore più basso mai registrato in febbraio.

A Firenzuola, in Toscana ma sul versante padano, si sono registrati -23,6°C. È stata la giornata più fredda all’Abetone con -20,4°C, a Castelnuovo di Garfagnana con -15°C, a Empoli con -12,7°C e a Grosseto con -9,5°C.

Nelle Marche, Pesaro ha toccato i -14°C. Ad Ancona, sebbene la temperatura minima non sia stata altrettanto estrema (-4,2°C), si è registrata la quinta giornata consecutiva di gelo, ovvero giorni in cui anche la temperatura massima è rimasta sotto lo zero.

In Umbria, è stata la giornata più fredda a Norcia con -23,5°C, a Foligno con -16°C, a Terni e Spoleto con -15°C. A Città di Castello si sono toccati i -19°C; a Perugia -7,6°C.

A Roma centro si è registrata la temperatura minima più bassa dell’intero mese, nonché una delle più basse mai registrate, con -6°C. A Ciampino si sono toccati i -6,9°C, la temperatura più bassa mai registrata in febbraio. Anche l’aeroporto dell’Urbe ha registrato il proprio minimo mensile con -5,4°C.

Nel Lazio, è stata la giornata più fredda a Rieti con -17,6°C, a Leonessa con -16°C, a Bracciano con -6,5°C e a Gaeta con -1,8°C.

Ma temperature ancora più basse si sono registrate in Abruzzo.

Riprendiamo, vista la sua importanza, a parlare di Cella di Hadley, perché ne sentirete parecchio nei prossimi mesi. Il concetto della cella di Hadley fu introdotto per la prima volta dal meteorologo inglese George Hadley nel XVIII secolo, che cercava di spiegare i modelli prevalenti dei venti alisei nei tropici. Hadley ipotizzò l’esistenza di un sistema di circolazione atmosferica che potesse spiegare il flusso dei venti in queste regioni. Il suo modello teorico ha posto le basi per la successiva comprensione della circolazione atmosferica globale.

La cella di Hadley si estende dalle regioni equatoriali fino circa ai 30° di latitudine nord e sud. Questo sistema di circolazione è alimentato dal riscaldamento solare, che è massimo all’equatore. L’aria calda e umida si solleva nella zona equatoriale a causa dell’intensa radiazione solare, creando un’area di bassa pressione. Mentre questa aria si eleva, si raffredda e perde umidità sotto forma di pioggia, particolarmente nelle regioni equatoriali, dove si formano dense foreste pluviali.

Dopo aver raggiunto l’alta atmosfera, l’aria si muove verso i poli, a latitudini più elevate, dove si raffredda ulteriormente. Intorno ai 30° di latitudine, l’aria fredda e ormai secca inizia a discendere, creando zone di alta pressione. Questo processo porta alla formazione di deserti nelle regioni subtropicali, come il Sahara in Africa, il deserto dell’Arabia, il Kalahari in Africa meridionale e il deserto australiano. Quest’area, nota come “cintura dei cavalli”, è caratterizzata da un clima secco e da scarse precipitazioni.

L’aria che scende ai tropici si riscalda nuovamente e si muove verso l’equatore, completando così il ciclo. Questo flusso di ritorno avviene principalmente in superficie sotto forma di venti alisei, che soffiano da est a ovest sia nell’emisfero nord che in quello sud, dovuto alla rotazione terrestre che devia il loro percorso secondo l’effetto Coriolis.

La cella di Hadley non è un sistema isolato ma interagisce con le celle di circolazione atmosferica adiacenti, come la cella di Ferrel e la cella polare, formando un complesso sistema di circolazione che copre l’intero globo. Queste interazioni sono fondamentali per il trasferimento di calore e umidità tra i tropici e le regioni polari, contribuendo a bilanciare le differenze termiche globali.

Il cambiamento climatico e il riscaldamento globale stanno influenzando la cella di Hadley, con potenziali ripercussioni significative sul clima mondiale. Studi recenti suggeriscono che la cella di Hadley potrebbe espandersi in latitudine a causa del riscaldamento globale. Tale espansione potrebbe portare a una maggiore aridità nelle regioni subtropicali e a cambiamenti nei modelli di precipitazione, con impatti significativi sull’agricoltura, sulle risorse idriche e sugli ecosistemi.

La comprensione della cella di Hadley è quindi fondamentale non solo per studiare i modelli climatici attuali ma anche per prevedere come questi potrebbero cambiare in futuro. I ricercatori utilizzano modelli climatici sofisticati per simulare l’interazione tra la cella di Hadley e altri fattori climatici, come i gas serra, l’albedo terrestre e gli oceani. Questi studi sono essenziali per sviluppare strategie efficaci di mitigazione e adattamento ai cambiamenti climatici.

La cella di Hadley rappresenta un elemento chiave nella comprensione della dinamica climatica globale. Il suo studio non solo ci permette di apprezzare la complessità dei sistemi naturali ma sottolinea anche l’importanza di monitorare e comprendere i cambiamenti nel nostro clima. Mentre affrontiamo le sfide del cambiamento climatico, la conoscenza approfondita di fenomeni come la cella di Hadley sarà cruciale per guidare le nostre risposte e le nostre politiche ambientali nel futuro.