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Il negazionismo del cambiamento climatico e la ricerca della verità

Il cambiamento climatico è una delle sfide più grandi che l’umanità si trova ad affrontare nel XXI secolo. Nonostante le evidenze scientifiche e gli effetti sempre più tangibili, come siccità, ondate di calore e piogge torrenziali, esiste ancora un numero sorprendentemente elevato di persone che minimizzano l’impatto del cambiamento climatico o negano che sia principalmente un prodotto dell’attività umana. Ma quali sono le ragioni dietro a queste convinzioni errate? Una nuova ricerca condotta dall’Università di Bonn e dall’Istituto di Economia del Lavoro (IZA) ha cercato di rispondere a questa domanda, sfidando l’idea che l’autoinganno sul comportamento personale sia il principale motore dietro la negazione del cambiamento climatico.

 

Il ragionamento motivato in azione

Il ragionamento motivato è un processo mentale che ci aiuta a giustificare il nostro comportamento. Ad esempio, una persona che viaggia in aereo per vacanza diverse volte all’anno potrebbe scusarsi pensando che l’aereo decollerebbe comunque senza di loro, o che un solo volo non farebbe alcuna differenza, o, ancora più importante, che nessuno ha comunque dimostrato l’esistenza del cambiamento climatico causato dall’uomo. Tutti questi schemi di argomentazione sono esempi di ragionamento motivato, che piega i fatti fino a permetterci di mantenere un’immagine positiva di noi stessi pur mantenendo un comportamento dannoso.

 

L’autoinganno per preservare un’immagine positiva di sé

Ma quale ruolo gioca questa forma di autoinganno nel modo in cui le persone pensano al cambiamento climatico? Fino ad ora, c’erano poche prove scientifiche per rispondere a questa domanda. Lo studio più recente ha colmato questa lacuna di conoscenza e ha prodotto alcuni risultati inaspettati. I ricercatori hanno condotto una serie di esperimenti online con un campione rappresentativo di 4.000 adulti statunitensi.

Al centro degli esperimenti c’era una donazione del valore di 20 dollari. I partecipanti venivano assegnati casualmente a uno di due gruppi. I membri del primo gruppo potevano dividere i 20 dollari tra due organizzazioni, entrambe impegnate nella lotta al cambiamento climatico. Al contrario, quelli del secondo gruppo potevano decidere di tenere i 20 dollari per sé invece di donarli e avrebbero poi effettivamente ricevuto il denaro alla fine. “Chiunque decida di tenere la donazione deve giustificarlo a se stesso”, afferma il professor Florian Zimmermann, economista all’Università di Bonn e direttore di ricerca presso l’IZA. “Un modo per farlo è negare l’esistenza del cambiamento climatico.”

Si è scoperto che quasi la metà di coloro che facevano parte del secondo gruppo ha deciso di tenere i soldi. I ricercatori volevano ora sapere se queste persone avrebbero giustificato la loro decisione retrospettivamente negando il cambiamento climatico. I due gruppi erano stati messi insieme casualmente. Senza il “ragionamento motivato”, quindi, dovrebbero essenzialmente condividere un atteggiamento simile nei confronti del riscaldamento globale causato dall’uomo. Se coloro che hanno tenuto i soldi per sé giustificavano le loro azioni attraverso l’autoinganno, tuttavia, allora il loro gruppo avrebbe dovuto mostrare maggiori dubbi sul cambiamento climatico. “Eppure non abbiamo visto alcun segno di quell’effetto”, rivela Zimmermann.

 

Identità politica e negazione del cambiamento climatico

Questo risultato è stato confermato anche in due ulteriori esperimenti. “In altre parole, il nostro studio non ci ha fornito alcuna indicazione che le diffuse convinzioni errate riguardo al cambiamento climatico siano dovute a questo tipo di autoinganno”, afferma Zimmermann, riassumendo il suo lavoro. A prima vista, questa è una buona notizia per i responsabili politici, perché i risultati potrebbero significare che è effettivamente possibile correggere le convinzioni errate sul cambiamento climatico, semplicemente fornendo informazioni complete. Se le persone stanno piegando la realtà, al contrario, allora questo approccio è molto meno fattibile.

Zimmermann consiglia comunque di essere cauti: “I nostri dati rivelano alcune indicazioni di una variante del ragionamento motivato, in particolare che negare l’esistenza del riscaldamento globale causato dall’uomo fa parte dell’identità politica di certi gruppi di persone.” In altre parole, alcune persone potrebbero definirsi proprio per il fatto che non credono nel cambiamento climatico. Per quanto li riguarda, questo modo di pensare è un tratto importante che li distingue da altri gruppi politici, e quindi è probabile che semplicemente non si curino di ciò che i ricercatori hanno da dire sull’argomento.

Il lavoro è stato finanziato dalla Fondazione Tedesca per la Ricerca (DFG) e ha coinvolto l’Università di Bonn e l’Istituto di Comportamento e Disuguaglianza (briq), ora parte dell’IZA. La ricerca è stata pubblicata sulla rivista Nature Climate Change.

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