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Le principali questioni affrontate nel recente vertice delle isole del ⁣Pacifico

Il vertice annuale più importante delle nazioni insulari ⁣del Pacifico, che include ‌anche Australia e Nuova Zelanda, si è ‌appena ⁤concluso. I leader hanno affrontato temi come la necessità di eliminare i ​combustibili fossili e come⁤ gestire la ⁢crescente rivalità tra Stati⁤ Uniti e ⁢Cina, cercando allo stesso ⁣tempo ⁤di mantenere sotto controllo le tensioni interne.

La richiesta di eliminazione​ dei combustibili​ fossili viene attenuata

Le nazioni ⁢insulari del Pacifico ​sono particolarmente ‍vulnerabili all’aumento del livello del mare e agli eventi‌ meteorologici estremi, nonostante ⁢siano responsabili ‍solo ​di una piccola parte delle⁣ emissioni globali di gas serra ⁣che alimentano⁢ la crisi climatica.

La crisi​ climatica

La crisi climatica è sempre tra le ⁤priorità più alte per qualsiasi incontro del Pacific Islands⁤ Forum‌ (Pif).⁣ All’inizio dei colloqui di⁤ questa settimana,‍ molti ⁤gruppi ‌della società civile avevano voluto che i ⁢18 membri del ‍gruppo⁤ regionale,‍ tra cui Australia e Nuova Zelanda, sostenessero “la chiamata⁣ di⁤ Port‍ Vila ⁢per una transizione ​giusta ​verso un Pacifico ⁤libero dai⁣ combustibili fossili”.

Un Pacifico ⁤libero dai‍ combustibili fossili

Questa ‍dichiarazione, fatta a ⁤marzo dai governi di Vanuatu, Tonga,‍ Fiji, Niue, Isole Salomone e Tuvalu, affermava che il ‍Pacifico non‍ avrebbe ⁢più “accettato​ la menzogna dei combustibili fossili” e avrebbe‌ dovuto ‍”guidare la ⁢fase di eliminazione globale, giusta ​ed equa del carbone, ⁤del ‍petrolio e della produzione di gas”.

Tuttavia, il comunicato emesso dopo il ⁢vertice delle Isole Cook⁢ di venerdì⁣ è notevolmente ⁢vago su questo ⁤argomento, affermando solo ​che i leader “aspirano” a ‌una transizione giusta ed equa verso un Pacifico libero‌ dai combustibili fossili.‍ Hanno anche⁣ aggiunto una riserva ⁤- presumibilmente con l’incoraggiamento ​dell’Australia, produttrice di combustibili fossili – riconoscendo che “il percorso non è immediato né è uguale per tutti”.

L’intensificarsi ⁤della ‌competizione ⁣tra le ‌grandi potenze

Le grandi potenze ‍vedono‍ sempre più la regione‍ come il fulcro‍ di ‌una competizione per⁤ l’influenza; gli Stati Uniti stanno cercando di riaprire le ambasciate e intensificare il loro impegno con ​i ​paesi⁢ del Pacifico dopo che la ⁣Cina ha ottenuto una grande vittoria strategica l’anno scorso, un accordo di sicurezza con le Isole Salomone.

I “partner⁢ del dialogo”

Il Pif ha 21 ⁤”partner del dialogo”,⁤ tra cui Stati Uniti, Cina, Regno Unito, India e‌ UE. Il vertice Pif‍ di questa settimana è stata la⁣ prima volta in tre anni che il blocco regionale ha invitato i suoi partner del dialogo a partecipare a ‌colloqui di persona.

La proposta di una “zona di pace”

Con questo in mente, il primo ministro delle Fiji, Sitiveni ⁤Rabuka, ha proposto un ⁤concetto volto a​ garantire che la competizione tra le grandi potenze non ⁣sfoci in conflitto. ​Ha suggerito che i leader del Pif dovrebbero concordare di designare il Pacifico come⁤ una ⁤”zona di pace”.

Questo comporterebbe‌ che i paesi della regione si astengano​ da azioni che‍ potrebbero mettere a rischio‍ l’ordine e la stabilità regionali – ma è anche un altro‌ modo per dare priorità alla protezione dell’ambiente, con‌ Rabuka che suggerisce che la conservazione sarebbe una parte fondamentale⁣ del mantenimento‌ della pace.

Le questioni ⁣di‍ sicurezza nucleare ‍rimangono ⁢sensibili

Data la storia del Pacifico come​ zona⁢ di⁤ test di armi nucleari, qualsiasi questione relativa alla sicurezza nucleare è considerata particolarmente sensibile.

Il caso Fukushima

Questo⁣ è stato il primo incontro⁣ dei leader del Pif da quando il Giappone ha iniziato a rilasciare acqua trattata ‌dal sito del disastro della centrale nucleare ⁤di Fukushima nell’Oceano Pacifico. Alcune organizzazioni non governative presenti ⁤all’evento hanno‍ esortato i leader a prendere una posizione “molto ferma” contro il piano⁣ “molto poco pacifico” del Giappone di scaricare più di un milione di tonnellate di tale acqua.

L’Australia mantiene​ sotto controllo le preoccupazioni ‌sull’Aukus

I leader del Pif stanno anche ‍considerando⁢ come “rivitalizzare”​ il duraturo trattato di Rarotonga,⁤ noto anche come ⁢il trattato⁢ per una zona ​libera da armi‌ nucleari ‌nel Sud Pacifico, che ​richiede alle sue parti di prevenire ⁤il posizionamento di armi nucleari e include misure per prevenire lo scarico di rifiuti radioattivi in mare.

L’unità regionale è fragile

Nonostante le ripetute ⁣richieste di ⁣mantenere l’”unità” del Pif, vista la ‍serie di sfide che la regione⁢ deve affrontare, questa settimana sono emersi nuovi segni di tensioni sotto la ⁤superficie.

Il caso⁢ di Nauru

Il presidente di Nauru, David Adeang, ha​ partecipato ai colloqui​ formali ‌sull’isola di Rarotonga all’inizio ​della settimana, ma‌ ha creato scalpore saltando un ritiro notturno dei leader sull’isola di ⁢Aitutaki. Ciò⁤ è ⁢stato apparentemente‍ scatenato dai sospetti che il ‌Pif potesse riconsiderare i piani ⁣di nominare l’ex presidente di Nauru, Baron​ Waqa, come⁢ segretario generale​ del gruppo regionale ​il prossimo anno.

Il caso⁤ della Micronesia

Sono stati fatti sforzi per⁣ colmare profonde‍ divisioni‌ dal ‌2021, quando i membri del sottogruppo‍ micronesiano – Nauru, Palau, Isole Marshall, Stati‌ Federati di Micronesia e Kiribati – hanno tutti promesso di ritirarsi dal ⁤forum.

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