El Niño, Blob atlantico e Amplificazione Artica e Inverno che verrà
Tra la macchia fredda dell'Atlantico settentrionale, il rallentamento della Corrente del Golfo e l'arrivo di El Niño, proviamo a capire perché il clima dei prossimi mesi resta un enigma difficile da sciogliere anche per i supercomputer.
Il Blob freddo dell’Atlantico settentrionale
Il fenomeno atmosferico che si genera a causa di un fenomeno marino si chiama El Niño. Ma prima vi voglio parlare di un altro aspetto, e cioè del blob dell’Atlantico settentrionale. Sostanzialmente, nell’Atlantico settentrionale, a est del Nord America, si è creata un’enorme palude – definiamola così, insomma – dove la temperatura della superficie del mare, ma anche fino a una certa profondità, è inferiore rispetto a quella circostante. In ambito anglosassone viene chiamato cold blob; noi in Italia lo chiamiamo semplicemente il blob.
Contents- Il Blob freddo dell’Atlantico settentrionale
- Il lago glaciale Agassiz-Ojibway e l’evento di 8.200 anni fa
- Un riversamento di acqua dolce tutt’altro che marginale
- El Niño e l’inverno europeo: nessun effetto diretto
- Amplificazione artica, il fenomeno più misterioso
- Umidità e temperatura percepita: attenzione ai numeri
- Verso la fine dell’estate
- L’estate 2027 resta un rebus
Questa anomalia è particolarmente visibile durante questa estate, un’estate caldissima su tutto l’emisfero settentrionale. Pensate che l’altro ieri è stata registrata la temperatura media più elevata mai misurata nell’emisfero nord: l’emisfero settentrionale sta bollendo, eppure El Niño, citato prima, ancora non si è palesato con le sue influenze sull’emisfero boreale, mentre sta iniziando a farsi sentire su quello australe. E El Niño riscalda la temperatura globale gradualmente, ma ci vorrà tempo.
Torniamo a questo blob: sostanzialmente si è formato nella fascia della Corrente del Golfo, sì, la corrente che va a mitigare il clima dell’Atlantico europeo e quindi anche dell’Europa, e si è raffreddato improvvisamente. Le cause di tutto questo sono molteplici e gli scienziati ipotizzano diverse situazioni che lo vanno a creare: la principale è quella del rapidissimo scioglimento delle nevi e dei ghiacciai della Groenlandia, che spinge verso i fondali marini l’acqua fredda scesa dalla terraferma. Tuttavia, questo non è un fatto da poco, perché è come se in questo nastro di aria e acqua calda si frapponesse improvvisamente un ostacolo, e questo ostacolo potrebbe intensificarsi ancora, addirittura bloccare la Corrente del Golfo. Su questo si è molto cauti, però ci sono molte proiezioni che dicono sostanzialmente che la Corrente del Golfo si potrebbe bloccare nei prossimi decenni, o quantomeno rallentare; altri invece sostengono che non si bloccherà. A livello storico, la Corrente del Golfo si è bloccata quando un lago del Nordamerica improvvisamente si riversò sull’Oceano Atlantico: stiamo parlando del grande lago glaciale Agassiz.
Il lago glaciale Agassiz-Ojibway e l’evento di 8.200 anni fa
Il lago glaciale Agassiz-Ojibway era un immenso bacino che occupava parte dell’attuale Canada e degli Stati Uniti settentrionali.
Circa 8.200 anni fa, intorno al 6200 a.C., una gigantesca quantità di acqua dolce si riversò attraverso la Baia di Hudson e il Mare del Labrador nell’Atlantico settentrionale. L’acqua dolce, meno densa di quella salata, ostacolò lo sprofondamento delle acque fredde oceaniche e provocò un forte indebolimento dell’AMOC, il grande sistema di circolazione atlantica di cui la Corrente del Golfo rappresenta una componente superficiale.
Non è quindi del tutto corretto dire che la Corrente del Golfo si “bloccò”: la circolazione oceanica rallentò sensibilmente, riducendo il trasporto di calore verso l’Europa. Ne seguì il cosiddetto evento climatico di 8.200 anni fa, con un rapido raffreddamento soprattutto nell’Atlantico settentrionale e in Europa, durato approssimativamente 150-160 anni.
Questo episodio viene talvolta confuso con il più antico Dryas Recente, verificatosi circa 12.900-11.700 anni fa. Anche quel raffreddamento è stato collegato agli scarichi del lago Agassiz, ma il percorso dell’acqua e il ruolo effettivo del bacino sono molto più discussi.
In sintesi: lago Agassiz-Ojibway, enorme scarico di acqua dolce, indebolimento dell’AMOC, brusco raffreddamento dell’Europa e del Nord Atlantico. Tecnicamente non avvenne in epoca storica, ma nella preistoria neolitica.
Un riversamento di acqua dolce tutt’altro che marginale
Insomma, il riversamento di acqua verso l’oceano settentrionale è un aspetto per nulla trascurabile: spesso viene considerato da alcune persone, ma anche da qualche scienziato, un fatto marginale, eppure è molto rilevante, perché innanzitutto è altamente probabile che abbia generato questo blob del Nord Atlantico, e parliamo come causa dello scioglimento rapido dei ghiacciai della Groenlandia.
Ma chiudiamo questo capitolo, che al momento non sembra avere ripercussioni nel breve termine. Ripercussioni nel breve termine, invece, parlando di un anno, ce le avrà El Niño.
El Niño e l’inverno europeo: nessun effetto diretto
Attenzione, però: non vi stiamo dicendo che El Niño influenzerà direttamente il tempo atmosferico europeo, perché non succederà. El Niño avrà invece una ripercussione a catena su tutti gli indici di comportamento del clima e andrà quindi a modificare anche il clima invernale dell’Europa.
Durante la stagione invernale 2025-2026 abbiamo visto una fase estremamente fredda nel nord Europa, che ha interessato a tratti anche le Isole Britanniche e la Francia: ha nevicato abbondantemente su Parigi, diverse volte ha nevicato su Londra, ha nevicato in Germania diffusamente e sulle coste tedesche si sono addirittura formate delle banchise di ghiaccio. Un evento eccezionale, di questi tempi. Si sono gelati i fiumi in Polonia e praticamente si poteva camminare sopra il mare per alcuni chilometri, tanto era spesso il ghiaccio che si era formato: una banchisa, insomma, che sembrava mostrare un raffreddamento talmente notevole da poter investire l’Italia nel culmine dell’inverno. Ma è successo qualcosa che nessun modello matematico poteva prevedere.
Sostanzialmente, l’alta pressione africana sembrava spostarsi in modo innocuo verso nord e interessare tratti della Penisola Iberica, dove finalmente – devo dire – si verificavano ormai da settimane gentilissime precipitazioni. Pensate che questo flusso di aria umida ed estremamente piovosa ha portato piogge record nelle Isole Canarie, tanto che le isole orientali, che hanno un clima praticamente semidesertico, sono diventate verdissime, con lo sbocciare di fiori di una rarità unica: Lanzarote e Fuerteventura sono divenute verdi come le Hawaii. Pensate che in poche settimane sono caduti 800 millimetri di pioggia.
In sostanza si era formato un fiume atmosferico umidissimo, alimentato dalle zone tropicali dei Caraibi, che si portava fino alla Penisola Iberica, dove caddero precipitazioni torrenziali. Marginalmente, questo flusso giunse anche in Italia, nella parte centro-meridionale, con precipitazioni molto abbondanti. Fu escluso il Nord Italia, dove tra le altre cose faceva freddo e le temperature erano prossime alla media, con gelate notturne e brinate molto abbondanti, ma pochissima nebbia: proprio la nebbia si è vista veramente poco, nonostante la presenza da quelle parti di un’alta pressione continentale, quella stessa alta pressione che poi era complice del raffreddamento dell’Europa settentrionale.
Dicevo, però, che l’alta pressione africana, a febbraio, stava sorgendo e i modelli matematici la vedevano portarsi verso la Penisola Iberica, ma senza effetti particolari, senza eccezionalità. All’improvviso, invece, cosa che i modelli matematici non avevano visto, questa alta pressione è come esplosa: si è estesa a gran parte dell’Europa, tanto da raggiungere persino il Mare del Nord, la Germania settentrionale e la Scandinavia meridionale, fondendo in poche settimane la banchisa di ghiaccio che si era formata a nord della Germania. In Italia le temperature sono salite all’inverosimile: altro che ondata di freddo, quella che si palesava precedentemente.
climatereanalyzer.org
Amplificazione artica, il fenomeno più misterioso
Ecco, questo è un altro fenomeno atmosferico causato dal Cambiamento Climatico, e ha un altro effetto: l’Amplificazione Artica. E sì, perché mentre da noi succedeva tutto questo, l’America del Nord veniva ripetutamente bersagliata, per il secondo anno consecutivo, da bufere di aria artica che portavano la neve fino addirittura alla Florida settentrionale.
Insomma, il meteo estremo di cui spesso si parla ha come regista El Niño, e questo ha un effetto molto minaccioso: aumenta la temperatura globale e teoricamente ci dovrebbe portare verso inverni miti e verso una stagione estiva caldissima. Ma attenzione, non è detto che succeda, perché, come abbiamo visto, sul Nord America sono giunte masse gelide, e non solo là, ma anche in alcune aree dell’Asia, dove peraltro sappiamo molto bene quanto l’orografia aiuti. Da noi, invece, con la Corrente del Golfo, le correnti arrivano da nord ovest e giungono miti.
Bisogna dire questo: l’Amplificazione Artica è un qualcosa di molto misterioso, che viene studiato in tempi recenti, anche se già in passato se ne conoscevano gli effetti. Causa improvvise irruzioni di aria fredda e, concatenata con El Niño e con altri indici del clima, potrebbe addirittura accentuare il carattere continentale del clima del globo e spingere masse d’aria fredda in pieno inverno sull’Europa. Attenzione, però: rischiamo comunque di trovarci su un gradino più alto rispetto a quello attuale per quanto riguarda la temperatura globale, perché El Niño aumenterà la temperatura del pianeta di qualche decimo di grado Celsius. In questo caso, praticamente, le ondate di calore si formeranno su un plateau termico – possiamo definirlo così – superiore a quello di quest’anno, perciò le ondate di calore potrebbero, usiamo sempre il condizionale, essere più violente e durature rispetto all’estate 2026.
Allo stesso tempo, però, l’instabilità atmosferica globale sarà maggiore, e con un’instabilità atmosferica maggiore potremmo avere anche fenomeni del tutto contrari: perfino un’estate in stile 2014, quando l’Italia fu colpita da precipitazioni abbondanti per quasi tutta la stagione e le temperature, soprattutto sulle regioni centro-settentrionali, furono anche inferiori alla media, montagna compresa. Parliamo delle Alpi: fu una stagione turistica terribile, perché pioveva tutti i giorni e faceva pure freddo.
Sostanzialmente, quello che voglio dire è che El Niño non avrà un effetto diretto e non ci garantisce che avremo un inverno mite. Non ci garantisce nemmeno che avremo una stagione estiva caldissima. El Niño ci garantisce, invece, che avremo una instabilità atmosferica maggiore a livello globale, e questa instabilità atmosferica planetaria si potrebbe mostrare anche con irruzioni di aria fredda di maggiore violenza, anche in Europa e in Italia. Non dimentichiamoci, poi, che tutto questo è collegato a indici di comportamento del clima molto complicati, che non possiamo spiegare qui, perché qui non siamo scienziati e non siamo all’università. Siamo semplicemente su un sito web, dove parliamo e cerchiamo di esprimerci in un linguaggio il più possibile semplificato, perché vogliamo portare la meteorologia a tutti.
E El Niño, ve lo dico in parole molto semplici, crea un riscaldamento delle acque del Pacifico, quindi in un’area lontanissima da noi: vi ricordo che il Pacifico si trova quasi dalla parte opposta del globo rispetto all’Europa. Eppure, così distante, ma anche così immenso, El Niño ha un effetto a catena su tutti gli altri indici che vanno a regolare il clima, ed è per questo motivo che si genera una maggiore instabilità atmosferica: ovviamente, se c’è un aumento della temperatura o un raffreddamento amplissimo in una certa area, poi questo ha influenza su tutto il pianeta, ma con modalità non prevedibili.
Umidità e temperatura percepita: attenzione ai numeri
Una curiosità: mentre noi qui in Europa, soprattutto sul settore occidentale, siamo alle prese con queste ondate di calore addirittura di livello record, non se la passano bene neanche in America. Nel nord del continente, per essere precisi, il sud ovest è ripetutamente interessato da ondate di calore, ma lo è anche la parte orientale degli Stati Uniti d’America fino al Canada, dove però si è formata una coltre di umidità insolita, “da foresta amazzonica”, la definiscono così gli americani. E sapete molto bene, se seguite la meteorologia, che gli americani sono molto ricchi nel linguaggio e nella definizione dei fenomeni atmosferici. Ebbene, questa umidità è eccezionale, con punti di rugiada altissimi: addirittura si parla di record, cosa che in Italia praticamente non viene trattata. Il record del punto di rugiada da noi non viene proprio censito: si parla sempre di temperature misurate dai termometri, mentre invece sono molto importanti entrambi i fattori, umidità dell’aria e temperatura, per calcolare la temperatura percepita.
Gli americani stanno osservando con grande attenzione questa umidità anomala, che li interessa perché incrementa la sensazione termica, un fattore di cui molto spesso cerchiamo di parlare anche noi. Ma se la temperatura percepita fosse di 45°C o 50°C, com’è capitato recentemente in Italia in alcune zone, ovviamente non significa che la temperatura misurata realmente fosse di 50°C, cosa che alcuni giornali hanno riportato maldestramente. Bisogna fare molta attenzione quando si dicono o si scrivono certe cose: la temperatura percepita è un valore calcolato matematicamente, idealmente percepito dal corpo umano in determinate condizioni. Non è quindi un valore fisso come quello che viene misurato dal normale termometro. Un termometro può misurare una temperatura di 30°C che ci sia vento, che ci sia un tasso di umidità elevato o che ci sia il cielo coperto; la temperatura percepita, invece, varia se c’è vento, se ci sono le nubi e anche se stiamo svolgendo attività fisica oppure no. Insomma, facciamo molta attenzione quando parliamo di temperatura percepita, però è molto importante parlare dell’umidità atmosferica. Questo approfondimento era molto utile, perché stiamo vivendo anche una fase di elevato tasso di umidità.
Verso la fine dell’estate
Però tutto questo caldo, alla fine, signori miei e signore mie, finirà presto, perché la stagione estiva volge gradualmente verso la conclusione. Durante il mese di agosto si verificano solitamente le condizioni meteorologiche peggiori, ma pian piano, verso la fine del mese, con una minore radiazione solare e con l’allungarsi delle notti, cominciano a diminuire gli effetti di questa grande calura. L’anticiclone africano può persistere anche ai primi di settembre, ad esempio, e può darci parecchio filo da torcere, però allo stesso tempo raramente provoca fenomeni peggiori rispetto ad agosto. Sono casi veramente isolati: uno di questi avvenne nel 1946, moltissimi anni fa, quando non si parlava di Riscaldamento Globale. E pensate che quelle sono situazioni meteorologiche dette sinottiche: c’era una configurazione delle masse d’aria, per semplificare, che ha favorito quella fase così calda. Ecco, se si dovesse verificare ai giorni nostri, potrebbe essere ancora più rovente rispetto ad allora. Tutto può capitare.
Ci troviamo in una fase climatica in cui, trent’anni fa, non ci immaginavamo minimamente che avremmo avuto situazioni atmosferiche come quelle che stiamo vivendo. Bisogna però ammettere che gli scienziati ne avevano parlato, così come oggi stanno parlando di ciò che avremo nel futuro. In questi giorni avrete sicuramente letto che questa è la stagione estiva meno calda dei prossimi trent’anni: onestamente, quest’affermazione mi sembra veramente grossolana, ma trasmette comunque il messaggio che siamo indirizzati verso un aumento della temperatura a livello globale e che rischiamo di avere estati sempre più roventi.
L’estate 2027 resta un rebus
Ma torniamo e concludiamo con El Niño: gli effetti li avremo nell’estate 2027, e l’estate 2027 sarà un vero rebus. Avremo proiezioni molto presto, perché le previsioni stagionali cominceranno ad affluire da parte dei modelli matematici, ma saranno sballate, cioè avremo previsioni incredibili con forse un’estremizzazione del clima, forse verso il caldo, ma a tratti potrebbero anche dire che ci sarà fresco e che pioverà. Vedremo, insomma: non è possibile fare previsioni per l’estate 2027 da oggi, e nemmeno nei prossimi mesi.
Già ad oggi non sappiamo come sarà il mese di settembre 2026: abbiamo solo tracce di quello che potrebbe succedere, idee che arrivano comunque non da un singolo centro, ma da chi elabora modelli matematici con miliardi e miliardi di numeri, grazie a supercomputer di cui non immaginate le dimensioni, installati in capannoni enormi. Cioè, abbiamo potenze di calcolo incredibili impiegate per conoscere il tempo che farà, eppure questi modelli matematici, al giorno d’oggi, hanno un’affidabilità che oltre un certo giorno di previsione decade sensibilmente, soprattutto a seconda della situazione atmosferica prevista. Non a caso, anche il Vortice Polare e le sue dinamiche restano tra le variabili più difficili da inquadrare.
Credit
- NOAA Climate Prediction Center – ENSO Diagnostic Discussion
- Copernicus Climate Change Service – Bollettino climatico
- Potsdam Institute for Climate Impact Research – AMOC e circolazione dei Mari Nordici
- International Research Institute for Climate and Society – ENSO Quick Look
- Climate of the Past – Lago Agassiz e l’evento di 8.200 anni fa
