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Caldo estremo sull'Italia: il problema non sono solo i 40 gradi in Valpadana...

Tra il rischio di picchi a 40°C in Pianura Padana, notti che non danno più tregua e una siccità che rievoca il 2022, proviamo a capire perché questa stagione non è soltanto un'ondata di caldo passeggera, ma un problema serio per il futuro

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Siamo nel cuore di una fase meteo davvero bollente. Molti utenti, su numerosi social network e su varie piattaforme, hanno enfatizzato la possibilità di arrivare a 40°C in Pianura Padana. Ma, a ben vedere, questo è solo uno dei tanti problemi sul tavolo. Intanto chiariamo un concetto: se ci si limita a osservare una singola corsa di un modello previsionale, si rischia di enfatizzare gli scenari più estremi, magari proprio per inseguire i valori più alti possibili.

Quanto è realistico il rischio 40°C

Facciamo un esempio. Diversi modelli avevano effettivamente stimato la possibilità di superare i 40°C nelle ore diurne al Nord Italia, anche se non si trattava dello scenario più probabile. Le simulazioni mostrano infatti che solo una parte delle corse dei modelli stimava il superamento di quella soglia. Alla fine, quindi, è possibile che i 40°C siano effettivamente plausibili a livello locale, ma la maggior parte della Val Padana si attesterà tra 35°C e 38°C. Valori comunque altissimi, sia chiaro: non stiamo affatto minimizzando.

Il problema sottovalutato delle notti roventi

Ciò che appare ormai pressoché certo è la persistenza di temperature eccezionalmente elevate anche di notte, con minime tipiche delle cosiddette notti equatoriali. Non solo tropicali, ma proprio equatoriali: quelle in cui la temperatura non riesce a scendere sotto i 25°C, valori un tempo pressoché impossibili e oggi diventati molto più comuni nelle nostre nuove estati. È proprio l’assenza di un raffrescamento notturno a rappresentare uno degli aspetti più critici di questo nuovo clima.

Passi anche la possibilità di superare i 40°C, ma un conto è farlo con minime di 17°C e 18°C, un altro è farlo con minime di 27°C. Nel primo caso si potrebbero avere già 25°C alle ore 23:00, mentre nel secondo se ne hanno ancora 32-33°C: una condizione che rende impossibile rinfrescare una casa se non con un impianto di condizionamento.

Il fronte della siccità

C’è poi la gravissima situazione idrica. L’inizio del 2026 aveva lasciato sperare in una stagione favorevole, grazie alle abbondanti precipitazioni invernali che avevano ripristinato le riserve d’acqua nei suoli. Sembrava un buon punto di partenza. E invece no: la scarsità di neve sulle Alpi e il marcato deficit di precipitazioni tra primavera ed estate hanno rapidamente vanificato tutto, facendo scivolare la situazione verso uno stato idrico non troppo distante da quello del 2022, l’anno più siccitoso della storia recente europea.

Oggi i primi 40 centimetri di terreno, uno strato essenziale per l’agricoltura, mostrano condizioni di siccità agraria gravissima o estrema. E questo accade anche nelle aree alpine, che risentono a loro volta della carenza d’acqua: gli alpeggi presentano estesi fenomeni di disseccamento, mentre i principali corsi d’acqua, compreso il Po, registrano portate ben al di sotto della norma – non ancora drammatiche come quattro anni fa, solo grazie alle scorte idriche accumulate fino a metà aprile. La situazione, del resto, non mostra segnali di svolta nelle prossime settimane.

Siccità veramente estrema sul medio periodo, ovvero quella che coinvolge mediamente gli strati più profondi fino a 100 cm. Le anomalie peggiori sono per buona parte dell’Europa centro-occidentale, mentre per quanto riguarda l’Italia il nord-ovest è la regione più critica, proprio perché la primavera (che ricordiamo essere la stagione più piovosa per il Piemonte) è stata molto secca, mentre l’estate sta diventando un calvario per tutti.

Non è più una semplice oscillazione climatica

Questi eventi non possono più essere considerati semplici oscillazioni climatiche. Negli ultimi anni la climatologia ha sviluppato strumenti sempre più sofisticati, riuniti nella disciplina della Extreme Event Attribution, che permettono di valutare quanto il cambiamento climatico abbia modificato la probabilità e l’intensità degli eventi meteo estremi. Non parliamo solo di temporali, ma anche di ondate di calore e, soprattutto, della loro persistenza.

E ormai non ci sono più dubbi: il contributo antropico è schiacciante, perché senza l’intervento dell’uomo condizioni meteo come quelle dell’estate 2026 sarebbero quasi impossibili, o comunque realizzabili nell’arco di secoli. Invece, a distanza di soli quattro anni dal 2022, eccoci di nuovo punto e a capo.

Fonti e approfondimenti internazionali: