Dobbiamo imparare a convivere con le estati roventi e i temporali
Le temperature estreme diventeranno la norma nelle prossime estati: ecco perché il verde urbano da solo non basta, quali alberi scegliere per resistere ai temporali violenti e come altre città nel mondo stanno già affrontando il problema.
Abituarsi al caldo per prepararsi al futuro
L’abitudine a temperature molto elevate, come sta succedendo in questi anni, è per certi versi un aspetto positivo, se consideriamo che nei prossimi anni avremo condizioni estive sempre più calde. Questo ci prepara a un tempo che, durante la stagione estiva, diventerà estremamente ostile e caldo. L’ho spiegato più volte: dobbiamo comunque prevenire queste situazioni di grande calura, dotandoci di strumenti che possano ridurre la temperatura domestica. Ma bisogna anche riprogrammare le nostre città con il verde, riducendo al minimo gli spazi cementificati. Va detto però che il verde, allo stesso tempo, può diventare un ostacolo, soprattutto in coincidenza dei violenti temporali: di questo si parla poco, ma durante questi eventi la vegetazione viene maltrattata brutalmente dalle raffiche di vento discendenti tipiche del temporale.
Contents- Abituarsi al caldo per prepararsi al futuro
- Milano, 25 luglio 2023: quando il vento abbatté 5.000 alberi
- Da Medellín alla Cina: le strategie contro le isole di calore e lo smog
- Tre mesi di calura: dobbiamo abituarci al nuovo clima estivo
Milano, 25 luglio 2023: quando il vento abbatté 5.000 alberi
Abbiamo quindi molti danni causati dal vento tempestoso, con numerosi alberi abbattuti. Faccio un esempio: la mattina del 25 luglio 2023, Milano fu colpita da un temporale che si abbatté sulle strade cittadine alberate del centro. Caddero 5.000 piante, che danneggiarono le auto – alcune furono letteralmente distrutte – e anche strutture come edicole, distributori di carburante e altri manufatti presenti lungo le vie. Quel temporale fu violentissimo, con raffiche di vento decisamente superiori ai 100 km/h: non risulta che una stazione meteo abbia misurato con precisione la raffica massima nelle aree più colpite da questa violenza atmosferica, ma i danni furono comunque considerevoli. Ci fu poi un nubifragio, con grandine nelle ore precedenti, e altre supercelle di analoga violenza si erano già verificate nell’area a nord di Milano: a Monza, addirittura, fu chiusa la stazione ferroviaria.
Prepararsi con il verde può quindi essere molto utile, ma è necessario piantare una vegetazione adatta anche al nuovo clima, non più quelle specie tipiche della pianura padana che cadono con la minima raffica di vento, creando pericolo per i passanti e danni come quelli descritti. Serve dunque una politica di ricostruzione dei boschi urbani con piante resistenti al vento e con radici profonde, capaci di sopportare la siccità ricorrente durante l’estate, quando le temperature sono peraltro altissime. Deve insomma cambiare il tipo di vegetazione piantata nelle città.
Da Medellín alla Cina: le strategie contro le isole di calore e lo smog
Si parla molto, a questo proposito, di una città sudamericana, Medellín, circondata di verde per attenuare le isole di calore urbano. I risultati scientifici sembrano estremamente promettenti: la temperatura media urbana si sarebbe ridotta di oltre 3°C, anche se resta da capire bene come veniva misurata la temperatura in passato e come viene misurata oggi. Di certo il verde è un beneficio prezioso, anche sui tetti, ma bisogna pure utilizzare materiali nuovi per le abitazioni al fine di abbattere la calura estiva, trattenendo però il calore durante la stagione invernale, se parliamo del Nord Italia. Serve quindi una vera ingegneria del clima per riprogrammare le nostre città, cosa non realizzabile in pochi anni: serve molto tempo.
Attenzione però: in Cina, ad esempio, si sta investendo tantissimo nella costruzione di aree alberate all’interno dei centri urbani, e alcune città cinesi sono state liberate dallo smog, con l’aria ripulita. Di contro, però, l’aria limpida ha prodotto un aumento della temperatura, perché prima i raggi solari venivano in parte schermati dalla coltre di smog. È chiaro comunque che lo smog restava un aspetto estremamente negativo, e che ora bisogna lavorare per ridurre la temperatura con il verde e con l’edilizia costruita con materiali idonei agli sbalzi termici che si registrano nell’arco dell’anno, dall’inverno all’estate. È necessario naturalmente ricorrere anche alla climatizzazione: esistono varie soluzioni, compreso l’utilizzo della geotermia.
Tre mesi di calura: dobbiamo abituarci al nuovo clima estivo
Dobbiamo quindi abituarci a queste ondate di caldo, che durano praticamente almeno tre mesi: già a maggio il clima si surriscalda in modo eccessivo, con temperature in alcune circostanze altissime, e a giugno la situazione peggiora ulteriormente, tanto da iniziare ad accendere i climatizzatori per abbattere la temperatura in casa o negli ambienti di lavoro. Questa situazione si protrae per almeno tre mesi, che non sono pochi, trattandosi di tre mesi su nove complessivi: nelle altre stagioni godiamo di un clima diciamo ottimale, ma restiamo comunque esposti a un caldo estivo che risulta snervante. Dobbiamo quindi adeguarci con l’ingegneria del clima.
C’è poi da dire che si parla anche di un altro tipo di ingegneria, la geoingegneria, quella che abbatterebbe le temperature estreme introducendo in alta quota pulviscolo o altre sostanze per ridurre l’intensità dei raggi solari. Ma questo sistema resta solo sulla carta: al momento è irrealizzabile. Dobbiamo quindi difenderci con le nostre mani, si potrebbe dire, nelle nostre città, nei nostri centri urbani e nelle nostre case, imparando a convivere gradualmente con il caldo estivo, senza tapparci ventiquattr’ore su 24 in ambienti climatizzati. Bisogna cercare di adattarsi a queste condizioni meteorologiche che sono nuove per noi e che, soprattutto in questa fase, irritano parecchio, rendendoci ancora meno abituati a questa calura estrema.
Non nascondo che anch’io sono coinvolto da questa situazione: sicuramente l’avrete capito, perché detesto questa calura che non ci appartiene. Faccio parte di quella popolazione che desidera un clima estivo decisamente diverso, da poter vivere all’esterno con grande piacere, senza subire il caldo soffocante, soprattutto nelle grandi città, dove mi capita di vivere.
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