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Geoingegneria Climatica, ultima speranza per un meteo umano per tutti

Mentre scrivo queste righe, mi trovo a riflettere su una delle sfide più complesse che l'umanità abbia mai affrontato. Gli accordi internazionali per

La Geoingegneria Climatica: ultima speranza o rischio inaccettabile?

L’iniezione di aerosol stratosferico: imitare i vulcani

Schiarire le nuvole marine: un approccio più localizzato

Le controversie e i dilemmi etici

Governance internazionale: Il nodo irrisolto

Mentre scrivo queste righe, mi trovo a riflettere su una delle sfide più complesse che l’umanità abbia mai affrontato. Gli accordi internazionali per ridurre le emissioni di gas serra si sono rivelati largamente inefficac i, e anche se domani smettessimo completamente di inquinare, le emissioni già presenti nell’atmosfera continueranno a modificare il clima per i prossimi decenni. È in questo scenario di crescente disperazione che prende forma una delle proposte più controverse della scienza moderna: la geoingegneria climatica .

Il 2024 si è concluso come l’anno più caldo mai registrato, con temperature medie globali che hanno superato di 1,55°C i livelli preindustriali . Di fronte a questa realtà, alcuni scienziati si stanno seriamente interrogando su interventi tecnologici drastici per manipolare deliberatamente il sistema climatico terrestre. Ma è davvero questa la strada che vogliamo percorrere?

L’iniezione di aerosol stratosferico: imitare i vulcani

La tecnica più studiata è quella dell’ iniezione di aerosol stratosferico (SAI), che in sostanza mira a replicare quello che fanno naturalmente i grandi vulcani. Quando il Monte Pinatubo eruttò nelle Filippine nel 1991, iniettò 20 milioni di tonnellate di biossido di zolfo nella stratosfera, causando un raffreddamento globale di 0,5°C .

L’idea alla base della SAI è relativamente semplice: spruzzare particelle riflettenti nella stratosfera tramite aerei ad alta quota, palloni o altri sistemi di trasporto. Queste particelle farebbero rimbalzare parte della radiazione solare nello spazio, riducendo la quantità di calore che raggiunge la superficie terrestre. Gli scienziati stimano che basterebbero circa 15 jet modificati per iniettare 100.000 tonnellate di zolfo all’anno , con un costo annuo di appena 500 milioni di dollari.

Tuttavia, le implicazioni per la salute umana e ambientale sono tutt’altro che trascurabili. Studi scientifici hanno evidenziato che la SAI potrebbe alterare i modelli di precipitazione, danneggiare lo strato di ozono stratosferico e aumentare l’inquinamento atmosferico in alcune regioni. PQuesta tecnologia potrebbe causare siccità in regioni africane e asiatiche , mettendo a rischio l’approvvigionamento di cibo e acqua per miliardi di persone.

Schiarire le nuvole marine: un approccio più localizzato

Un’alternativa potenzialmente meno rischiosa è il marine cloud brightening (MCB), una tecnica che prevede di spruzzare particelle di sale marino nelle nuvole basse sopra gli oceani per renderle più riflettenti. A differenza della SAI, questa tecnologia potrebbe essere applicata localmente per proteggere ecosistemi specifici, come la Grande Barriera Corallina australiana.

Gli scienziati dell’Università di Washington stanno già testando prototipi di dispositivi spray al sale marino nella baia di San Francisco, anche se il progetto ha scatenato proteste da parte di gruppi ambientalisti che temono conseguenze impreviste. La natura localizzata del MCB lo rende meno controverso dal punto di vista geopolitico, ma la sua efficacia rimane ancora incerta e richiede ulteriori ricerche approfondite.

Parallelamente alle tecniche di gestione della radiazione solare, esistono approcci di rimozione del carbonio che mirano ad affrontare direttamente la causa principale del cambiamento climatico. Questi includono la cattura diretta dall’aria, l’aumento dell’alcalinità oceanica e la bioenergia con cattura e stoccaggio del carbonio (BECCS).

Attualmente, gli sforzi di rimozione del carbonio assorbono circa 2 gigatoni di CO2 all’anno , principalmente attraverso la piantumazione di nuove foreste. Tuttavia, per limitare il riscaldamento a 1,5°C, questa quantità dovrebbe quadruplicare entro il 2050, richiedendo un rapido incremento di nuove tecnologie.

Le controversie e i dilemmi etici

Il dibattito sulla geoingegneria mi ricorda costantemente quanto sia complesso il rapporto tra scienza, politica e società. Più di 530 scienziati da 67 paesi hanno firmato una lettera aperta chiedendo una moratoria sulla geoingegneria solare, temendo che questa possa diventare una scusa per non ridurre le emissioni di gas serra.

D’altra parte, altri ricercatori sostengono che evitare questa ricerca sia più rischioso che studiarla , specialmente considerando che alcuni paesi potrebbero decidere unilateralmente di implementare queste tecnologie senza coordinamento internazionale.

Il panorama della ricerca geoingegneristica sta rapidamente evolvendo. Harvard ha recentemente chiuso il suo programma di ricerca sulla geoingegneria solare, incluso l’esperimento SCoPEx che avrebbe dovuto essere il primo test all’aperto di iniezione di aerosol stratosferico. Il progetto è stato cancellato dopo le proteste del governo svedese e dei gruppi ambientalisti.

Nel frattempo, negli Stati Uniti più di 16 stati hanno introdotto progetti di legge per vietare la geoingegneria solare nei primi tre mesi del 2025, spesso basandosi su teorie del complotto infondate sui “chemtrails”. Questa polarizzazione politica complica ulteriormente un dibattito che dovrebbe essere guidato dalla scienza e dall’evidenza.

Governance internazionale: Il nodo irrisolto

Una delle sfide più grandi della geoingegneria è la mancanza di governance internazionale . Chi deciderebbe quando, dove e come implementare queste tecnologie? Come gestire i conflitti tra paesi che potrebbero beneficiare diversamente da questi interventi?

Il Protocollo di Londra sta attualmente esaminando diverse tecniche di geoingegneria marina, ma il processo è lento e privo di scadenze definite. L’Assemblea delle Nazioni Unite per l’Ambiente ha già respinto due volte proposte svizzere per creare gruppi di esperti sulla geoingegneria solare.

Personalmente, mi trovo in una posizione ambivalente di fronte alla geoingegneria. Da una parte, l’urgenza della crisi climatica è innegabile: ogni mese di ritardo nell’azione significa ecosistemi irreversibilmente danneggiati e vite umane a rischio. Dall’altra, l’idea di manipolare sistemi planetari così complessi mi riempie di inquietudine.

La geoingegneria non è una soluzione al cambiamento climatico, ma un cerotto temporaneo che potrebbe darci il tempo necessario per decarbonizzare l’economia globale. Il rischio è che diventi una scusa per rimandare ancora i cambiamenti strutturali necessari, creando una dipendenza da tecnologie di cui non conosciamo completamente le conseguenze.