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Devastante Tempesta sul Baltico il 22 Agosto

Due vittime e mezzo milione di utenze al buio tra Lettonia e Lituania: per la prima volta la climatologia riesce a quantificare il peso del riscaldamento globale su un singolo evento in pochi giorni, non più in mesi.

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Sabato 22 agosto 2026, nella notte, un potente ciclone si è abbattuto sulla regione baltica. Domenica mattina il bilancio era di due morti, mezzo milione di persone senza elettricità tra Lettonia e Lituania, venti a oltre 110 chilometri orari misurati a Riga. Ma le raffiche in alcune località hanno superato i 150 km/h Le autorità lettoni l’hanno definita la tempesta più grave dal 2005 per impatto complessivo. La domanda che la scienza del clima pone immediatamente dopo ogni evento di questo tipo è sempre la stessa: quanto ha contribuito il cambiamento climatico? E oggi, per la prima volta nella storia, quella domanda può avere una risposta in tempo quasi reale. Tuttavia, attribuire ogni bufera, tempesta, ondata di caldo al cambiamento climatico è sbagliato, ma qui i baltici non si sono fermati alle impressioni. Seguitemi nell’articolo.

L’evento meteo

Il ciclone ha colpito la regione baltica con piogge intense, venti forti e inondazioni costiere dalla notte di sabato alla mattina di domenica, interrompendo i trasporti e lasciando al buio circa mezzo milione di persone tra Lettonia e Lituania. Una persona è morta nella Lettonia centrale, quando una parte di un edificio è crollata. I venti hanno superato i 110 chilometri orari nella capitale Riga.

Il Centro lettone per l’Ambiente, la Geologia e la Meteorologia, ha dichiarato all’Associated Press che si tratta, verosimilmente, dell’episodio più severo occorso in Lettonia dal 2005 in termini di impatto complessivo. Il Mar Baltico non è estraneo alle tempeste intense: le grandi mareggiate invernali fanno parte della sua storia. Ma questo evento ha caratteristiche che meritano un’analisi più profonda, a cominciare dalla stagione in cui si è verificato.

La fisica del Baltico: un mare che amplifica le tempeste

Per capire perché una tempesta sul Baltico può essere così devastante, bisogna osservare la geografia di questo bacino. Il Mar Baltico è un mare marginale semi-chiuso e microtidale – vale a dire con escursione di marea trascurabile – e, a differenza dell’Oceano Atlantico, le maree sono quasi assenti. Questo significa che gli unici meccanismi di variazione del livello dell’acqua sono il vento e la pressione atmosferica. Tre fattori si combinano per produrre surge estremi: il vento diretto che spinge l’acqua verso le coste, il prefilling – l’accumulo di acqua nel bacino nelle settimane precedenti, causato da venti persistenti attraverso gli stretti danesi – e l’effetto bathtub, in cui l’acqua spinta verso un’estremità del mare risale come un’onda quando il vento cambia direzione.

Due dei tre più recenti grandi eventi di surge nel Baltico occidentale si sono verificati con velocità del vento relativamente moderate. Il contributo cruciale era il prefilling: il livello di partenza dell’acqua era già elevato prima ancora che la tempesta arrivasse. È un dettaglio che ribalta l’intuizione comune, secondo cui servono raffiche eccezionali per produrre allagamenti eccezionali.

In un contesto di innalzamento del livello del mare – un processo che si accompagna al progressivo accumulo di calore negli oceani documentato dalle serie storiche più recenti – quella baseline di partenza è strutturalmente più alta di quanto fosse trent’anni fa. La stessa tempesta produce danni maggiori perché il mare da cui parte è già più alto.

L’attribuzione in tempo quasi reale

Ed è qui che la tempesta del 22 agosto diventa un caso di scuola per la climatologia applicata più avanzata. Per decenni, la domanda “quanto ha contribuito il cambiamento climatico a questa tempesta?” richiedeva mesi di analisi. I ricercatori raccoglievano i dati, costruivano le simulazioni, pubblicavano i risultati quando l’attenzione pubblica era già altrove. Un cortocircuito comunicativo che ha alimentato per anni le narrazioni negazioniste che i dati smentiscono puntualmente.

Oggi esiste un sistema diverso.

Il prototipo sviluppato da Dominik Schumacher, Lukas Brunner e colleghi – testato per la prima volta sulla tempesta Boris del settembre 2024 – usa le storylines climatiche: ricostruisce l’evento in due scenari paralleli, il clima attuale e un clima controfattuale senza riscaldamento antropogenico, preservando la dinamica meteorologica ma modificando le condizioni termodinamiche di sfondo.

Per la tempesta Boris, il sistema ha mostrato che la tempesta ha depositato circa il 9% di pioggia in più a causa del riscaldamento indotto dall’uomo, e che l’area colpita dalle precipitazioni estreme superiori a 100 millimetri era il 18% più grande rispetto a uno scenario senza cambiamento climatico: risultati disponibili in pochi giorni dall’evento.

Lo stesso approccio è ora applicabile in tempo quasi reale alla tempesta del 22 agosto sul Baltico. I modelli matematici basati sull’intelligenza artificiale – come Pangu-Weather e GraphCast – possono accelerare ulteriormente il processo: questi modelli matematici sono ordini di grandezza più veloci dei modelli matematici climatici tradizionali, riducendo i tempi di simulazione da settimane a ore. Il segnale del cambiamento climatico antropogenico emerge tipicamente 1-2 giorni dopo l’inizializzazione della simulazione.

Cosa ci aspettiamo dall’attribuzione di questo evento

Senza i risultati formali, che arriveranno nei prossimi giorni dal sistema automatizzato di Schumacher e Brunner o dal World Weather Attribution, possiamo già indicare i meccanismi fisici attraverso cui il cambiamento climatico ha probabilmente influenzato questo evento.

Il primo è termodinamico: un’atmosfera più calda contiene più vapore acqueo, circa il 7% in più per ogni grado Celsius di riscaldamento, secondo la relazione di Clausius-Clapeyron. Questo non intensifica necessariamente i venti del ciclone, ma aumenta le precipitazioni associate. La tempesta del 22 agosto ha portato piogge intense oltre ai venti furiosi quella componente pluviometrica è la più direttamente attribuibile al Riscaldamento Globale. Lo stesso principio spiega perché un mare più caldo carica di energia i sistemi temporaleschi su qualsiasi bacino, dal Mediterraneo al Baltico.

Il secondo è il livello del mare di partenza: ogni centimetro in più del livello medio del mare – e ne abbiamo già accumulati circa 20 dal 1900, con un contributo in accelerazione – trasforma un’inondazione costiera ordinaria in una straordinaria. Le coste baltiche della Lettonia e della Lituania, colpite il 22 agosto, partivano già da una baseline più alta.

Il terzo, più incerto e oggetto di ricerca attiva, riguarda la traiettoria e l’intensità del ciclone stesso: l’amplificazione artica, riducendo il gradiente di temperatura tra polo ed equatore, rende il jet stream più ondulato e può favorire la persistenza di sistemi ciclonici sulle stesse aree. Un meccanismo che abbiamo visto all’opera anche quest’estate, quando una cupola anticiclonica sull’Europa occidentale ha deviato le perturbazioni atlantiche verso il Baltico lungo una circolazione a ferro di cavallo. Ma in questo caso sono sinottiche atmosferiche che vediamo tutti i giorni, ormai.

Dal caso specifico al quadro generale

La tempesta del 22 agosto sul Baltico non è isolata. Si inserisce in un contesto documentato da mesi: un Super El Niño in sviluppo, temperature oceaniche record, un’estate europea con cinque ondate di calore, siccità nei fiumi e ora tempeste intense in una regione che non è abituata a eventi di questa portata in agosto.

È lo stesso ragionamento che vale per i grandi collassi glaciali di alta quota (Tibet), dove il clima funziona da amplificatore di un fenomeno naturale e non da causa unica. E che riporta al nodo dei cicli di feedback che stanno accelerando il sistema ben oltre le proiezioni di quindici anni fa.

Non è la singola tempesta che racconta la storia. È la sequenza di eventi meteo nel suo insieme che crea una teoria, la fonte di ricerche scientifiche per capire il tempo del passato e prevedere quello del futuro, specie in ambiti di eventi estremi.

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