MeteoGiornale Production

Morire di caldo in spiaggia, al mare, in piscina. Dove sta prevenzione

Le cronache di questa Estate raccontano decessi improvvisi in spiaggia, in piscina e nei parchi: il caldo estremo uccide davvero, e seguire le indicazioni delle autorità sanitarie resta l'unica vera difesa possibile per tutti.

Tragedie che si potevano evitare

Mi capita di leggere continuamente notizie di questa Estate che sono veramente tragiche: persone che sono morte in spiaggia o in piscina, oppure che si trovavano all’esterno, magari in un parco, o che si sono messe in movimento di pomeriggio per fare la spesa, o addirittura dei giovani che hanno deciso di fare footing nelle ore calde del pomeriggio, pensando di essere intoccabili dalle ondate di calore e dai colpi di calore.

Contents

Effettivamente su questo c’è anche un dibattito tra qualche medico, e ribadisco qualche medico, perché i medici di emergenza a livello nazionale confermano che è il caldo che uccide. Qualcuno, mi è capitato di leggere, sostiene che bisognerebbe fare delle autopsie: sinceramente mi ha infastidito parecchio leggerlo, dato che a livello mondiale gli scienziati dicono qualcosa d’altro. Ma questa è l’opinione di un medico su migliaia.

Il caldo fa male, bisogna evitare di uscire nelle ore più roventi, perché anche quando si sta bene di salute si può essere colti da improvvise situazioni come vertigini, crolli di pressione, quindi addirittura degli shock. Possono intervenire fattori ben più gravi, come è capitato anche oggi: si sente di persone decedute in spiaggia oppure in piscina per problemi cardiaci improvvisi. E sì, perché ci è capitato di leggere pubblicazioni scientifiche che parlano degli effetti del caldo estremo sulle persone.

Il confronto con i tropici e il ruolo della sensazione termica

Allora, c’è qualcuno che ha detto che nei tropici non si muore di caldo. Ma lì si è anche abituati a quelle temperature e, tra le altre cose, i tropici, eccetto alcune aree, non vivono valori così straordinari; e poi, soprattutto da alcune di queste zone non abbiamo notizie. Ad esempio in India, durante il periodo che precede il monsone, si registrano temperature che sfiorano anche i 50°C, molto simili a quelle esagerate che si stanno toccando in alcune località italiane come la Sardegna, per dire. Ma poi c’è anche la sensazione termica.

Inoltre, se si vive molto spesso in abitazioni climatizzate – e in Italia l’utilizzo del climatizzatore è molto diffuso rispetto ad altri Paesi come la Francia, ad esempio – e poi si esce all’esterno, abbiamo un impatto termico che può creare situazioni di emergenza.

Io non sono un medico, ma parlo da colui che tutti i giorni, da decenni, segue la meteorologia e le ondate di calore, e legge purtroppo queste notizie tragiche. L’unica cosa che posso dire, occupandomi di meteorologia, è che è necessario fare prevenzione, come ampiamente discusso e diffuso da meteorologi e non solo, anche dalle autorità sanitarie, tra cui quelle italiane nonché quelle mondiali. Perciò bisogna seguire scrupolosamente queste indicazioni, evitando in particolare, nelle aree urbane e nelle città, di uscire nelle ore in cui il sole batte più forte e arroventa l’asfalto.

Chi lavora all’esterno rischia di più

Ovviamente poi ci sono quelle situazioni inevitabili: purtroppo ci sono coloro che lavorano all’esterno e, nonostante vi siano normative severe su questo, in alcuni casi addirittura penali, purtroppo si continua a lavorare all’aperto anche nelle ore più calde. Ho visto addirittura un servizio in televisione dove gli operai, ogni mezz’ora – 60 minuti circa, nelle ore più roventi, si proteggevano all’ombra; ma all’ombra c’erano comunque temperature altissime e soprattutto, magari, un alto tasso di umidità. Pensate che da giorni in alcune località si registrano valori anche superiori ai 40°C di sensazione termica, con picchi di 46 e 47°C.

E la sensazione termica, che in Italia è molto criticata perché è stata effettivamente utilizzata anche impropriamente da qualcuno in ambito meteorologico, è importantissima, tanto che il Ministero della Salute la utilizza con indici particolari per indicare i divieti di lavoro all’esterno. Ma purtroppo ci sono alcune attività che invece possono e devono assolutamente svolgersi all’aperto anche con temperature eccessivamente elevate. Ci sono categorie professionali, come ad esempio i Vigili del Fuoco e le forze dell’ordine – Polizia, Carabinieri, Guardia di Finanza – che indossano un abbigliamento effettivamente piuttosto inadatto, che attira il calore. Io non conosco nemmeno i tessuti che vengono utilizzati, ma posso immaginare solo le scarpe, e poi soprattutto i Vigili del Fuoco, che utilizzano indumenti ignifughi. Mi è capitato di vedere dei Vigili del Fuoco stremati dopo aver spento un incendio, praticamente colti in una situazione di devastazione corporea. Queste persone rischiano tantissimo, lavorano per noi e vanno ringraziate.

Incendi, una piaga che mette a rischio vite umane

Purtroppo vanno condannati coloro che appiccano gli incendi, e quest’oggi di incendi se ne sono accesi a decine, soprattutto in Sardegna, complici il vento e le temperature elevate. Ma il fuoco viene comunque appiccato sempre da delinquenti che vanno incarcerati, e purtroppo non c’è altro da dire: l’ambiente va difeso, ma soprattutto gli incendi mettono a repentaglio la vita delle persone.

Io ricordo che nel 1983, in Sardegna, ci furono diverse vittime a Tempio Pausania, sulla collina di Curraggia; alcuni anni più tardi, in Costa Smeralda, furono molte le vittime a causa di un incendio scoppiato in prossimità di una spiaggia. Poi all’estero, anche in questi giorni, abbiamo sentito dell’Andalusia, un po’ di tutto. Tuttavia, concludendo, è necessario fare prevenzione per queste ondate di calore così estreme, che condizionano pesantemente la nostra Estate.

Credit