Terza decade di Luglio senza caldo estremo? Salgono le quotazioni dei modelli meteo
GFS ed ECMWF concordano su un possibile calo delle temperature nella terza decade di luglio: ecco come cambierebbe la circolazione atmosferica sull'Italia e quanto potrebbe durare la tregua dal caldo
- Il quadro attuale: caldo intenso e primi segnali di cambiamento
- Un ritorno a un pattern già visto in questo 2026
- Quanto durerà il break estivo?
- L’apice dell’instabilità: mercoledì 22 luglio
- Il pattern stagionale: un anticiclone a pendolo
Il quadro attuale: caldo intenso e primi segnali di cambiamento
Siamo nel cuore di una fase meteo davvero bollente, probabilmente la più calda della stagione per il Meridione e tra le più intense anche per il Settentrione. Attenzione, però, perché all’orizzonte iniziano a comparire segnali che potrebbero indicare un graduale cambiamento dello scacchiere europeo. Sia il modello GFS sia l’ECMWF vedono infatti un periodo di caldo meno estremo, come confermano anche le ultime notizie sul possibile stop alla canicola e gli approfondimenti sulla svolta attesa in terza decade.
Entrambi i modelli fiutano qualcosa di interessante: l’inizio della terza decade di luglio potrebbe coincidere con un progressivo abbassamento delle temperature su gran parte dell’Italia. L’anticiclone si sposterebbe più a ovest, consentendo alle correnti più fresche e instabili di origine nord-atlantica di scendere verso l’Europa centrale e coinvolgere anche il nostro Paese. Pur senza entrare mai nel cuore dell’anomalia fredda, è importante sottolineare che si tratterebbe di un deciso cambiamento del pattern meteo europeo, come raccontato anche in questo approfondimento sulla canicola destinata ad attenuarsi.
Un ritorno a un pattern già visto in questo 2026
Si tornerebbe, insomma, a una configurazione già vista più volte in questo 2026: un forte anticiclone su Spagna e Francia, con correnti da nord e nord-est sull’Italia. Cosa succederebbe, quindi? In primo luogo, un clima decisamente più sopportabile anche al suolo, con valori massimi in generale diminuzione e un calo dell’afa, soprattutto nelle regioni settentrionali e in parte di quelle centrali. Pur senza parlare di un vero ritorno al fresco – perché si tratterebbe semplicemente di un rientro in media – sarebbe comunque un cambiamento notevole rispetto a quanto stiamo vivendo ormai da diverso tempo, come evidenziato anche in questa analisi sull’estate 2026.
Quanto durerà il break estivo?
La domanda però sorge spontanea: quanto durerà? Risulta ancora presto stabilire se questo possibile break estivo sarà destinato a durare diversi giorni, oppure se rappresenterà soltanto una breve pausa prima di un nuovo rinforzo dell’Anticiclone Africano, magari in pompa magna negli ultimissimi giorni di questo mese di luglio, oppure nei primi giorni di agosto.
L’apice dell’instabilità: mercoledì 22 luglio
Secondo le attuali proiezioni dei modelli a nostra disposizione, la giornata di mercoledì 22 luglio potrebbe risultare la più fresca in assoluto, con una discreta possibilità di precipitazioni al Nord e lungo le zone interne del Centro. Il rischio risulterebbe invece decisamente più contenuto sulle regioni meridionali e sulle Isole Maggiori, come emerge anche da questo approfondimento sul modello ECMWF per la seconda metà di luglio. Il prosieguo resta ovviamente un punto interrogativo: l’anticiclone riuscirà a vincere ancora una volta, oppure le correnti fredde riusciranno a mantenerlo per qualche giorno più a occidente?
Il pattern stagionale: un anticiclone a pendolo
Al di là di quello che succederà, è importante sottolineare come il pattern meteo di questa stagione sia ormai chiaro: un fortissimo promontorio africano continua a insistere sulle zone occidentali del continente europeo, oscillando a destra e a sinistra come un pendolo. Per molto tempo lo abbiamo avuto sopra le nostre teste, e ora dovrebbe tornare un po’ più a ovest, come confermato anche in questo confronto tra i modelli sul ritorno del caldo estremo. Sulla sua reale durata, però, ne riparleremo nei prossimi aggiornamenti.
Credit:
ECMWF, Met Office UK, World Meteorological Organization, Copernicus Climate Change Service, NOAA
