Il Mar Mediterraneo continua a registrare temperature ben al di sopra delle medie stagionali. Un fenomeno che non rappresenta più un’anomalia estiva, ma il segnale di un cambiamento climatico ormai strutturale, con effetti sempre più evidenti sugli ecosistemi marini. Del resto non è qualcosa che riguarda solo l’estate: l’anomalia delle acque superficiali coinvolge ormai l’intero anno.
Cosa sta succedendo
Secondo i dati del programma europeo Copernicus, il mare Nostrum sta attraversando una fase eccezionale, con temperature che in alcune aree superano di circa sei gradi le medie di giugno e luglio. Le anomalie interessano in particolare il Mar Tirreno, tradizionalmente uno dei bacini più freschi del Mediterraneo insieme al Mar Ligure, come segnalato anche in questo approfondimento sull’ondata di calore marina. Proprio queste acque hanno finora rappresentato un rifugio per le specie sensibili al caldo, che però stanno soffrendo sempre di più.
Cari lettori, non si tratta ormai di una semplice estate particolarmente calda (cosa che è comunque vera). Il riscaldamento del mare è infatti il risultato di una tendenza climatica consolidata, documentata da decenni di osservazioni, come ricostruito anche nell’analisi sul ritorno del caldo di fine luglio. È quindi fondamentale distinguere tra il tempo atmosferico, che descrive le condizioni di breve periodo, e il clima, che riflette variazioni costanti su scale temporali molto più lunghe. Un distinguo che va fatto in tutti i settori, incluso quello delle temperature marine.
Le conseguenze del surriscaldamento sono già visibili
A titolo informativo, l’aumento della temperatura riduce la quantità di ossigeno disciolto nell’acqua, elemento indispensabile per la sopravvivenza della fauna marina. Come se non bastasse questo grave problema, il caldo accelera il metabolismo di pesci e altri organismi, aumentando il loro fabbisogno di ossigeno proprio mentre questo diventa più scarso. Anche i batteri, più attivi con temperature elevate, consumano ulteriore ossigeno durante la decomposizione della materia organica, innescando un vero e proprio circolo vizioso che sembra non avere fine. Le proiezioni stagionali dell’ECMWF confermano del resto un quadro destinato a persistere.
Un fenomeno inquietante
Il cambiamento delle temperature favorisce inoltre la diffusione di specie provenienti da mari più caldi. È il fenomeno della “meridionalizzazione”, che porta organismi tipici del Mediterraneo meridionale verso le coste settentrionali, e della “tropicalizzazione”, legata all’arrivo di specie entrate dal Mar Rosso attraverso il Canale di Suez. Può sembrare incredibile, ma ormai ci sono pesci tropicali anche dalle nostre parti, e se non sono ancora così frequenti è solo questione di tempo — anche perché, come mostrano le mappe legate all’Anticiclone Africano, le fasi calde tendono a farsi sempre più lunghe e frequenti.
A differenza del Mar Rosso, il Mediterraneo, fortunatamente, nelle stagioni fredde diventa molto più freddo, ma con una mitigazione ormai costante anche in autunno e in inverno è possibile che questi pesci forestieri finiscano per risiedere permanentemente dalle nostre parti.
Fonti e approfondimenti
- European Space Agency – Mediterranean Sea breaks June surface heat record
- EU Space Support Office – Above-average sea surface temperatures across European seas
- EU Space Support Office – Sea Surface Temperature Anomaly of the Global Ocean
- Phys.org – Mediterranean Sea June surface heat record
- EU Space Support Office – Ongoing marine heatwave in the Atlantic Ocean and Mediterranean Sea