Pioggia dai grattacieli in Cina: il sistema che raffredda i quartieri di 8°C
Sembra pioggia. Non lo è. Le immagini arrivate in questi giorni dalla Cina mostrano nuvole bianche che scivolano giù dai tetti dei condomini, avvolgono le facciate e si dissolvono prima di toccare terra. Il video, girato in un quartiere residenziale di Yuncheng, città della provincia dello Shanxi, è diventato virale sui social proprio mentre mezza Europa boccheggia sotto l’ennesima ondata di calore. E la domanda che tutti si fanno è la stessa: funziona davvero?
Come funziona il raffrescamento evaporativo
In effetti sì, la fisica è dalla sua parte. Ugelli ad alta pressione montati sui tetti spruzzano nell’aria goccioline finissime che, evaporando, assorbono calore dall’atmosfera circostante – lo stesso meccanismo con cui il sudore raffredda il corpo umano, solo portato alla scala di un intero palazzo. Quando la colonnina tocca i 38°C, i sensori attivano automaticamente il sistema, senza bisogno di alcun intervento manuale, e nel giro di pochi minuti l’aria e le superfici intorno agli edifici si raffreddano di 5-8°C. Non poco, diciamolo.
C’è un dettaglio che sfugge a molti: quella non è pioggia vera. Il sistema è pensato per le giornate torride, perché l’acqua nebulizzata deve evaporare a contatto con l’aria rovente invece di rovesciarsi sui passanti. La nebbia che si vede nei filmati è, in pratica, calore che se ne va.
E il consumo di elettricità? Minimo. Bastano acqua, pompe e ugelli: niente compressori, niente gas refrigeranti, il che rende l’impianto molto più sobrio di un condizionatore tradizionale. Sistemi simili, del resto, in Cina esistono da anni in parchi, piazze e fermate degli autobus; la novità di Yuncheng sta nell’averli portati sui tetti dei palazzi per rinfrescare gli spazi comuni di un’intera comunità.
Il nodo dell’acqua
Qui il quadro si fa meno limpido. Da dove arriva tutta quell’acqua, e quanta ne serve? I dati sui consumi idrici non sono stati resi pubblici, e questo lascia una reale incertezza sulla sostenibilità del sistema nelle regioni con scarsità d’acqua – e il Nord della Cina, va detto, non ne è certo ricco. Alcuni esperti hanno sollevato perplessità proprio su questo punto, mentre i sostenitori ribattono che i quantitativi restano contenuti perché la nebulizzazione sottilissima evapora quasi all’istante. Mancano all’appello anche i costi di manutenzione, i problemi di calcare negli ugelli e qualsiasi misurazione dell’effetto sulle temperature interne degli appartamenti. Insomma, tra il video spettacolare e l’infrastruttura collaudata c’è ancora un bel tratto di strada.
Perché le città guardano a soluzioni simili
Il contesto conta. Le metropoli soffrono l’effetto Isola di Calore Urbana: edifici, asfalto e cemento assorbono e trattengono il caldo, rendendo i centri abitati molto più roventi delle campagne circostanti. Con il Riscaldamento Globale che moltiplica le ondate estreme, raffrescare gli spazi aperti – cortili, marciapiedi, piazze – senza far esplodere i consumi elettrici è diventata una priorità per urbanisti e architetti di mezzo mondo. La nebbia di Yuncheng, con tutti i suoi punti interrogativi, è un esperimento che vale la pena osservare. Magari, un giorno, sarà il tetto di casa a fare più lavoro del condizionatore.
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