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      Home » Mediterraneo rovente: temporali e poi caldo peggiore di Giugno
      A La notizia del giornoA Scelta dalla RedazioneAlla Prima Pagina MeteoMeteo NewsZoom

      Mediterraneo rovente: temporali e poi caldo peggiore di Giugno

      Mar Mediterraneo fino a 7°C sopra la media: in arrivo temporali violenti, grandine e downburst, poi una nuova ondata di calore con il rischio dei 40°C.

      Federico De Michelis
      Federico De Michelis
      Pubblicato: 30/06/2026
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      12 Min Lettura
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      Contents
        • Un mare bollente che abbraccia l’Europa
        • Quando il mare caldo alimenta l’afa
        • L’energia che scatena i temporali
        • Grandine, supercelle e danni sempre più costosi
        • Il downburst, quel vento che non è una tromba d’aria
      • Verso una nuova ondata di calore e il rischio dei 40°C

      Un mare bollente che abbraccia l’Europa

      Il puntualissimo istituto di meteorologia di Bonn, Copernicus, ha pubblicato sui social network, dandone peraltro grande risalto, la genesi di una lunga ondata di calore marino che sta interessando praticamente tutta l’Europa. Nella mappa si vede che le temperature sono superiori alla media anche sul mare a ridosso delle repubbliche baltiche, nel Mar del Nord, nel Golfo di Guascogna e nell’Oceano Atlantico di fronte alle coste portoghesi; ma è il Mar Mediterraneo a registrare valori sensibilmente più alti del normale, con picchi che qui toccano addirittura i 7°C oltre la soglia che dovremmo avere in questo periodo dell’anno.

      Si tratta di una situazione atmosferica – in questo caso marina – che abbiamo già visto in altre annate: non c’è nulla di nuovo. A differenza degli anni passati, però, questa volta l’ondata di calore marino si è estesa anche ai mari del Nord Europa, risultando ben più diffusa rispetto al solito, mentre nel Mar Mediterraneo e nei mari italiani si presenta in modo simile a quanto osservato in passato. L’anno scorso, cioè nel 2025, si temeva che luglio e agosto avrebbero portato a un ulteriore riscaldamento della superficie marina: in effetti questo è poi avvenuto, ma molto lentamente, e per fortuna in agosto non abbiamo raggiunto picchi da record, direi.

       

      La mappa di Copernicus che illustra una grave onda di calore marino.
      La mappa di Copernicus che illustra una grave onda di calore marino.

      Quando il mare caldo alimenta l’afa

      Ora, al di là di questa notizia, quali sono le ripercussioni sul tempo atmosferico? Sono estremamente note. Quando il mare è caldo – e questo succede anche nei bacini tropicali, ad esempio – rilascia umidità nell’atmosfera; quell’umidità finisce sulle coste e si spinge anche nelle aree pre-costiere. Siccome in questi territori ci sono temperature superiori alla media, il caldo diventa afoso. Ed è molto importante definire bene questo termine, perché caldo afoso significa caldo umido, mentre si parla di caldo torrido quando è secco. In questo caso non abbiamo un caldo secco, ma, come dicevo, un caldo piuttosto umido, soprattutto lungo la nostra penisola italiana bagnata dal mare.

      Lo troviamo molto umido anche in Pianura Padana, dove i fiumi e i rigagnoli sono diffusi e dove, tra l’altro, essendo un’area circondata dai monti, lo scambio di masse d’aria è davvero molto debole: l’umidità atmosferica tende così a concentrarsi. Lo stesso fenomeno avviene durante l’inverno e genera altre condizioni atmosferiche, ma d’estate, per esempio, la Pianura Padana è ormai un’area piuttosto malsana da vivere, perché si registrano sia temperature elevate sia un alto tasso di umidità. Tutto questo, però, sta succedendo anche lungo le coste della nostra penisola, soprattutto da luglio ad agosto, quando le temperature diventano altissime e i tassi di umidità notevolissimi.

       

      L’energia che scatena i temporali

      Tutto ciò genera energia, ed ecco perché, anche in presenza di un regime di alta pressione – attualmente presente -, di giorno si sviluppano temporali nelle zone interne. Le cose vanno un po’ diversamente nel Nord Italia, dove i temporali si formano anche di notte: qui la situazione è differente, c’è un clima diverso. Nelle aree continentali, infatti, i temporali tendono a svilupparsi non solo durante le ore diurne ma anche in quelle notturne, e per giunta sono detti puntiformi, perché capitano in modo caotico e risultano difficili da prevedere.

      Nella giornata del 1° luglio e nei primissimi giorni del prossimo mese, ormai imminente, giungerà dell’aria instabile che andrà a determinare una situazione di spiccatissima instabilità atmosferica, per di più dove l’energia disponibile è notevole: questo potrebbe dar luogo a temporali particolarmente violenti. Del resto, già nella giornata di lunedì ci sono stati, soprattutto sul Nord Italia ma anche in alcune aree del centro, temporali di forte intensità. Ormai questi fenomeni intensi, quelli che un tempo interessavano solo occasionalmente la Pianura Padana, li vediamo anche nelle regioni centrali e in quelle meridionali, in Sardegna, in Sicilia: non c’è più alcuna distinzione, nemmeno per quanto riguarda la caduta di grandine.

       

      Grandine, supercelle e danni sempre più costosi

      Di certo, al momento, le regioni settentrionali restano sempre le più interessate ed esposte agli eventi temporaleschi di forte intensità, allo sviluppo di supercelle e alle grandinate, anche con chicchi di grosse dimensioni. Le grandinate di grandi dimensioni, peraltro, sono pure difficilmente prevedibili: ci capita spesso di leggere bollettini meteo realizzati da specialisti del settore, ma quelle violente, alla fine, non si annunciano con certezza. Si indica soltanto la probabilità che avvengano. In effetti non esiste alcun modello matematico di particolare affidabilità in grado di prevedere la grandine: si parla sempre della possibilità che si verifichino delle grandinate.

      Perché dare tanto risalto alle grandinate, direte? Perché la grandine procura da anni danni alle cose: alle auto, ad esempio, ma anche agli immobili e soprattutto all’agricoltura, dove può devastare un raccolto, distruggere il lavoro di un’intera stagione e mettere in ginocchio un’azienda. Certo, esistono le polizze assicurative, ma i loro costi sono in continua crescita, perché le compagnie registrano sempre più richieste di risarcimento. E questo accade perché grandina con maggiore frequenza e si provocano danni sempre più ingenti: è ovvio che, per tutelarsi, le compagnie assicurative aumentino i prezzi.

      Ma ci sono anche altre problematiche. Se doveste avere, malauguratamente, un’auto danneggiata dalla grandine in un’area urbana piuttosto popolata, la riparazione potrebbe slittare molto avanti nel tempo, perché le richieste sono tantissime e, purtroppo, gli specialisti che riparano le auto sono pochi. A volte mancano persino i materiali. Tra l’altro, questi eventi meteo avvengono in piena estate e ad agosto, si sa, un po’ tutto si ferma o rallenta: e questo rappresenta un grosso ostacolo. Ecco perché si parla molto spesso di grandine: perché i danni che provoca sono particolarmente sentiti dalle persone.

       

      Il downburst, quel vento che non è una tromba d’aria

      Questi violenti temporali, però, possono causare anche violentissime raffiche di vento: sono le raffiche discendenti dalla nube temporalesca, che creano eventi orizzontali, cioè venti che, una volta giunti al suolo, si diramano in tutte le direzioni. Sono improvvisi e violentissimi, possono procurare danni ingenti, scoperchiare abitazioni e abbattere alberi, e raggiungono velocità persino superiori ai 200 km/h, pensate. Spesso questi fenomeni vengono definiti trombe d’aria, ma non lo sono affatto: si tratta esattamente di un vento discendente dalla nube temporalesca, che in inglese viene chiamato downburst.

      In Italia, nonostante la ricchezza del nostro vocabolario, non abbiamo una definizione per questo fenomeno atmosferico; e come accade per altri fenomeni meteorologici, purtroppo le definizioni mancano. È un bel problema, devo dire, tanto che spesso si commette l’errore di chiamare questo vento tromba d’aria, perché è il termine più semplice.

      Molto spesso, tra l’altro, un altro fenomeno atmosferico non accettato dalla meteorologia ufficiale è il nubifragio, che le persone definiscono spesso bomba d’acqua. In realtà non capisco perché ci sia tutta questa avversione verso il termine, quando, alla fin fine, è molto più importante che le persone percepiscano il significato di un fenomeno atmosferico, ne comprendano la previsione e ne facciano anche prevenzione. Che si dica bomba d’acqua o nubifragio, secondo me, cambia ben poco. Io credo che la meteorologia debba mettersi sempre più a disposizione del cittadino, soprattutto in un’ottica di cambiamento climatico galoppante come quello che stiamo vivendo.

       

      Verso una nuova ondata di calore e il rischio dei 40°C

      E sì, ora ci avvieremo verso questi temporali di cui parlavo, però attenzione: le previsioni dei modelli matematici annunciano qualcosa di meno gradevole più avanti, e neanche tra molti giorni. Tra meno di una settimana, infatti, dopo aver avuto temperature comunque ancora sopra la media – se non ridotte localmente dove si saranno verificati i violenti temporali -, ecco che, a partire dalla penisola iberica e in espansione verso la Francia e poi forse verso l’Italia, si verificherà un’altra ondata di calore: nuovamente gran caldo, e torneremo a parlare del rischio dei 40°C.

      Per la cronaca, i 40°C nella giornata di lunedì sono stati toccati, pensate, in Friuli Venezia Giulia, al confine con la Slovenia, dove una stazione meteorologica vicino a Gorizia ha raggiunto i 41°C: pazzesco, devo dire. Ma anche nella giornata di oggi, martedì 30 giugno, tra Veneto e Friuli Venezia Giulia si registrano temperature elevatissime, ben superiori alla media e davvero insolite. Nel nord-ovest la temperatura è finalmente diminuita; tuttavia si parla comunque di valori che vanno dai 32 ai 35°C.

      Diciamo che chiamarla rinfrescata è davvero un po’ ridicolo. Io mi ricordo benissimo cosa significavano le rinfrescate di un tempo: voleva dire avere una temperatura massima diurna intorno ai 25°C e una bella giornata di sole da godersi all’aria aperta, senza patire il caldo e l’afa. Cosa che attualmente non è successa e non succederà nemmeno nei prossimi giorni, con il refrigerio che pure noi annunciamo. Di certo si tratta di un abbassamento delle temperature rispetto ai valori assolutamente fuori tempo che c’erano nei giorni scorsi e che ancora persistono nell’estremo nord-est italiano.

      Caldo, insomma. E tutto questo caldo diventa poi energia per quei temporali che avremo: energia che arriva dal mare, energia che arriva dal suolo. Aspettatevi, quindi, temporali accompagnati da molte notizie di danni causati dal maltempo, di cui parleranno le cronache; e sicuramente molti di voi fotograferanno gli eventi meteorologici più estremi, diffondendo sulla rete e sui social network foto e video, qualcosa che è ormai sempre più diffuso.

       

      Credit

      • Copernicus – Ongoing marine heatwave in the Atlantic Ocean and Mediterranean Sea
      • Copernicus Marine Service – Mediterranean Heat Waves Monitoring Service
      • Mercator Ocean International – Marine heatwave bulletin (giugno 2026)
      • Copernicus Climate Change Service (C3S) – Bollettino climatico globale
      • Copernicus Publications (EGUsphere) – Attribution of the Mediterranean Marine Heatwave to Climate Change

       

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