Quello che si sta verificando negli ultimi anni è una vera e propria trasformazione epocale del Mar Mediterraneo. In questo articolo cerco di mostrarvi come un bacino marittimo più bollente del passato generi una lunga serie di problemi anche atmosferici.
Nelle ultime estati il caldo è diventato sempre più difficile da sopportare. Questo sia perché gli anticicloni risultano sempre più persistenti, sia perché la superficie marina è diventata a sua volta più calda. Il fenomeno può verificarsi anche senza raggiungere necessariamente temperature estreme. In molte situazioni, il vero problema non è soltanto il valore indicato dal termometro, ma la presenza dell’afa: quella combinazione di caldo e umidità che rende l’aria pesante, senza dimenticare che, in presenza di un forte anticiclone, l’aria rimane ferma e manca qualsiasi tipo di ventilazione.
Questo fenomeno non è soltanto una questione di percezione individuale, ma è legato a dinamiche atmosferiche e oceanografiche sempre più evidenti. Un ruolo centrale è svolto dal riscaldamento del Mar Mediterraneo, che ha il potere di rinfrescare o riscaldare, a seconda dei casi, le zone limitrofe e quindi buona parte del nostro Paese. Un mare più caldo favorisce infatti un maggiore accumulo di umidità e può contribuire alla persistenza di condizioni atmosferiche stabili, con maggiore insistenza rispetto a quando ci troviamo in presenza di un mare più freddo.
L’afa: un parametro non ufficiale ma molto utile
Come è noto dalla fisica e in genere dalla bioclimatologia, il disagio provocato dal caldo umido nasce dall’interazione tra temperatura e umidità. Quando l’aria contiene grandi quantità di vapore acqueo, il sudore evapora con maggiore difficoltà e il corpo perde parte della sua capacità naturale di raffreddarsi. Ecco perché, come abbiamo ripetuto più volte, avere 32°C molto umidi e senza vento è peggio che averne 38°C con aria secca e magari qualche brezza.
Nel bacino del Mediterraneo il mare svolge il ruolo di un vero e proprio termoregolatore naturale. Quando la temperatura superficiale dell’acqua è molto superiore alla media stagionale, l’evaporazione aumenta e ingenti quantità di vapore acqueo vengono trasferite negli strati più bassi dell’atmosfera. Questo porta a un aumento dell’umidità lungo le coste e nelle zone vicine al mare – una conseguenza importante, perché anche in giornate dove il termometro non esagera, con massime di 28-29°C, l’umidità può arrivare all’80-90% anche in pieno giorno, rendendo quelle condizioni particolarmente opprimenti.
Ho analizzato alcune ricerche di Copernicus ed ENEA (link a fine articolo), secondo le quali il Mediterraneo ha raggiunto negli ultimi anni valori termici eccezionali. Il 2024 è stato indicato come uno degli anni più caldi mai registrati per l’area mediterranea, con temperature medie annuali record e anomalie particolarmente marcate in alcune zone del Mediterraneo occidentale. Si sono verificate vere e proprie ondate di calore marino, con un’inerzia e un andamento ben diversi rispetto a quelle atmosferiche. Il mare, infatti, impiega molto tempo a riscaldarsi, perché tende a mantenere il freddo accumulato nei mesi invernali, ma è altrettanto lento a raffreddarsi, cedendo grandi quantità di calore anche a autunno inoltrato.
Ma c’è dell’altro
Alcuni studi recenti (analizzati nei credit) hanno evidenziato che molte ondate di calore marino nel Mediterraneo – almeno nella zona occidentale, quella dove è più coinvolta l’Italia – sono associate alla presenza prolungata di strutture di alta pressione subtropicale, accompagnate da scarsa ventilazione.
Ne consegue un meccanismo di amplificazione estremamente interessante: l’anticiclone favorisce il riscaldamento del mare, mentre il mare più caldo contribuisce a mantenere condizioni atmosferiche stabili più a lungo. È un circolo vizioso difficile da spezzare: più ci sono anticicloni, più si scalda il mare, e più si scalda il mare, più persistono gli anticicloni. Una reazione a catena da cui si esce soltanto con il fisiologico calo della radiazione solare nella seconda parte dell’estate.
Le conseguenze si sentono tutto l’anno
Se finora abbiamo parlato del caldo più intenso, ricordiamo che un Mediterraneo che “ribolle” significa anche maggiore energia disponibile per l’atmosfera: quando arrivano perturbazioni – e sappiamo che arriveranno tra settembre e dicembre, ormai è quasi certo – l’elevato contenuto di calore e umidità potrà favorire fenomeni temporaleschi molto più violenti del passato. Già adesso stiamo assistendo a una fenomenologia sempre più estrema in Valle Padana, ma tra autunno e inizio inverno veri e propri nubifragi potranno interessare le zone costiere dell’Italia, soprattutto il Meridione.
Il quadro che emerge è quindi quello di un clima mediterraneo profondamente stravolto in tutte le stagioni, ma in particolare in estate e nella prima parte dell’autunno: non solo caratterizzato da picchi estremi di temperatura, ma segnato anche da lunghi periodi di caldo umido, stagnazione atmosferica e maggiore persistenza delle configurazioni meteo di blocco.
Approfondimenti correlati:
- Il Mediterraneo è già caldo: se ne parla poco, ma è un pessimo segnale
- Mediterraneo sempre più caldo, temperature oltre la media: le cause
- WMO, Europa 2025 record: il continente più caldo del Pianeta
- Caldo record nel Mediterraneo, 31°C in mare
Credit:
- Copernicus Marine Service / Mercator Ocean – Ocean Health Bulletin 2025
- Copernicus – European State of the Climate 2025, sezione Ocean
- Frontiers in Marine Science – Riscaldamento senza precedenti del Mediterraneo nel 2024
- ENEA / IOP Science – Ondata di calore marino record nel Mediterraneo 2022-2023
