
(METEOGIORNALE.IT) Ormai il pattern meteo è decisamente cambiato. Già in queste ore sono arrivati i primi rovesci e temporali nelle estreme regioni settentrionali, ma è fino a Mercoledì 6 che il tempo rimane fortemente instabile per diverse regioni.
Tecnicamente, si tratta di un’onda di Rossby particolarmente ondulata, la quiale favorisce infatti la discesa verso il Mediterraneo di una saccatura atlantica ben strutturata. Secondo le elaborazioni del modello europeo ECMWF, prepariamoci a un minimo di circa 1010 hPa, non particolarmente profondo, ma sufficiente a convogliare masse d’aria umida e instabile dritta verso di noi.
Le aree più interessate
Con un pattern meteo simile, saranno sicuramente regioni del Nord quelle più esposte, con rovesci diffusi e temporali anche piuttosto vasti, mentre lungo l’arco alpino occidentale tornano precipitazioni nevose a quote comprese tra i 1700 e i 2000 metri. Queste ultime sono assolutamente essenziali, visto che in genere nevicate tardive rappresentano un contributo quanto mai prezioso per i ghiacciai alpini, in vista della stagione di fusione estiva.
Ma torniamo nell’ambito delle precipitazioni. I dati di ECMWF, GFS e UKMO sono piuttosto concordi e indicano quantitativi tutt’altro che trascurabili. In un arco di 48 ore si stimano accumuli compresi tra 30 e 90 millimetri su diverse aree della fascia prealpina lombarda e piemontese, oltre che su parte della Liguria, in particolar modo di Levante.
Chiariamo subito il concetto per i nostri lettori. Non si tratta di un evento meteo estremo, non dobbiamo pensare di vivere con l’ansia, ma di una classica fase primaverile instabile, capace di far storcere un po’ il naso Dopo tante giornate stabili e miti.
Torniamo su un aspetto importante: i temporali, per loro intrinseca natura, possono produrre precipitazioni molto intense in tempi brevi, accompagnate talvolta da grandinate. Questo significa che, su scala locale, gli accumuli effettivi potrebbero risultare anche superiori rispetto a quelli indicati dai modelli matematici. Ecco perché non dobbiamo guardare sempre con la lente di ingrandimento, ma è necessario avere una visione d’insieme.

Cosa succede nel prosieguo
A partire da Venerdì 8, la situazione diventa ancora più interessante. Un’area depressionaria, veramente molto profonda, tende a isolarsi al largo del Portogallo, dando origine a un cosiddetto cut-off, mentre contemporaneamente l’Anticiclone delle Azzorre si espande verso il Regno Unito, raggiungendo valori di pressione prossimi ai 1036 hPa. Che cosa comporta tutto questo discorso?
Semplice. L’Italia si trova in una posizione intermedia tra queste due figure bariche, proprio nel cuore: da un lato il richiamo di aria calda sub-tropicale verso il Sud, dall’altro infiltrazioni più fresche e instabili che continuano a interessare il Nord.
Questo schema meteorologico favorisce la risalita di masse d’aria calda dal Nord Africa verso il Mediterraneo centrale, colpendo in pieno le aree meridionali del nostro paese. Prepariamoci quindi a un’Italia nettamente a due velocità.

Occhio a queste date
Al Nord, tra l’8 e l’11, il tempo si mantiene variabile, con rovesci e temporali sempre possibili e un buon carico di sabbia. Si alternano momenti soleggiati ad addensamenti nuvolosi, con la possibilità qualche schiarita intermittente.
Non si tratta di piogge continue, ma di una instabilità intermittente che rende l’atmosfera piuttosto fragile. Le temperature massime rimarranno comunque all’interno delle medie tipiche di riferimento, tra 18 e 22, seconda del fatto se i pomeriggi saranno soleggiati o coperti.
Tutta un’altra storia invece al Sud Italia, invece, dove si respirerà veramente aria di estate. Qui la massa d’aria sub-tropicale prende il sopravvento in modo più deciso, determinando un sensibile aumento delle temperature. Già intorno all’11 maggio, le isoterme a 850 hPa raggiungono valori prossimi ai +18°C su Sicilia e Calabria. Stiamo parlando di possibili over 30 piuttosto diffusi, con punte anche di 33 o 35 qualora riuscisse a instaurarsi l’effetto favonico sciroccale.
In alcune aree interne, come il ragusano e le vallate appenniniche calabresi, non si escludono picchi superiori ai 35°C. La causa è ben definita: una massa d’aria calda di origine nord-africana, convogliata verso la penisola da correnti di scirocco persistenti provenienti da sud-ovest.
Ma torniamo alle piogge
Mentre il Sud sperimenta questa parentesi estiva anticipata, il Nord continua a essere interessato da condizioni più instabili. Nel corso di circa due settimane, i quantitativi complessivi di pioggia possono superare i 150 millimetri in alcune aree alpine e prealpine, in particolare sull’Alto Adige, sulla Valle d’Aosta occidentale e su parte della Liguria. Anzi, alcuni modelli si usano l’ipotesi addirittura che si possa sfondare la soglia dei 200. Si tratterebbe di più dell’intera media mensile in una settimana
Si tratta di un apporto idrico assolutamente essenziale, soprattutto per bacini e invasi che negli ultimi mesi hanno mostrato un po’ di scarsità, soprattutto in aprile. Ciò non toglie che, per nostra fortuna, si veniva da un periodo invernale ricco di piogge, anche se Giova ricordare che le regioni nord-orientali sono state quelle in assoluto meno coinvolte di tutta l’Italia.
Inoltre, abbiamo scritto più volte che le piogge fino al mese di maggio risultano ancora molto buone. È vero che il mare è più caldo e si possono rischiare alcuni temporali di forte intensità. Ma la stragrande maggioranza delle precipitazioni sarà di tipo areale, diffuse e senza il rischio di nubifragi violentissimi e il comune a fianco non cade una goccia d’acqua. È una quantità di precipitazione che risulterà fondamentale in vista della stagione estiva. Che ricordiamo avrà condizioni meteo calde e secche, su questo ne siamo sicuri.

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