
(METEOGIORNALE.IT) Nelle ultime settimane l’Italia ha subito una lunga serie di eventi meteo estremi. Le continue perturbazioni hanno prodotto centinaia di segnalazioni raccolte sia nei vari social network sia in enti amatoriali. Si può citare un numero molto elevato di grandinate – talvolta anche diverse decine in un giorno – e ben quindici tornado confermati nei primi quindici giorni del mese. Valori davvero fuori dal comune.
Una precisazione
Fortunatamente, la maggior parte dei tornado osservati è risultata di debole intensità. Solo tre vortici sono stati classificati come IF1 secondo la Scala Fujita Internazionale. La stragrande maggioranza si è verificata in Pianura Padana, vera e propria polveriera in questi casi. Soltanto due tornado hanno interessato il Sud Italia. La conferma di questi fenomeni è stata possibile grazie a un’accurata attività di monitoraggio svolta attraverso fotografie, video, analisi radar e sopralluoghi sul territorio.
Risulta utile, quindi, sia il ruolo delle persone comuni che documentano con le proprie fotografie, sia quello di tante altre realtà. Tra questi, gli storm chaser – a titolo gratuito, per giunta – assieme ad appassionati e collaboratori specializzati hanno dato un contributo fondamentale nella raccolta dei dati. Le osservazioni sul campo, unite alle immagini radar e alle testimonianze visive, hanno permesso di ricostruire con precisione tutto quello che è successo.
La zona più colpita
Tra le aree italiane maggiormente esposte a eventi temporaleschi severi spicca la Pianura Padana. Per sua stessa conformazione, circondata dalle montagne e caratterizzata da elevata umidità, rappresenta un ambiente ideale per la formazione di forti contrasti termici. Quando masse d’aria fredda provenienti da nord o da ovest irrompono in una massa d’aria molto calda e umida presente nei bassi strati, possono svilupparsi fenomeni decisamente violenti.

Potrà mai essere come negli Stati Uniti?
Fortunatamente no. Nella maggior parte dei casi, i tornado italiani restano fenomeni relativamente contenuti, spesso classificati F0 o F1, mentre gli episodi più intensi, di categoria F2, risultano decisamente più rari. Molto più frequenti sono invece i downburst, ossia violente raffiche di vento generate direttamente dal temporale.
Questo fenomeno si verifica quando pioggia e grandine precipitano rapidamente verso il suolo, trascinando masse d’aria fredda che si espandono orizzontalmente con enorme forza. La differenza rispetto alle trombe d’aria sta proprio in questo: le ultime hanno carattere rotatorio, mentre i downburst producono raffiche lineari.
Ciò non toglie che possano essere molto pericolosi, poiché in casi estremi superano anche i 150 chilometri orari, provocando gravi danni a edifici, alberi e infrastrutture – e anche alle persone che vengono investite. Con i cambiamenti climatici, il caldo aumenta e ogni volta che arriva un fronte freddo i rischi si moltiplicano. Rischiamo di più rispetto al passato, ma abbiamo per fortuna strumenti come le previsioni meteo e i radar, capaci di fornire un allarme concreto e utile in caso di evento avverso.
Credit (METEOGIORNALE.IT)
- European Severe Storms Laboratory (ESSL) – ricerca sui fenomeni temporaleschi severi in Europa
- ECMWF – Severe storms in the age of machine learning – Centro europeo per le previsioni meteorologiche a medio termine
- NOAA – National Oceanic and Atmospheric Administration – dati e ricerche sui fenomeni atmosferici estremi
- WMO – World Meteorological Organization – organizzazione meteorologica mondiale
- ESSL – Review of border-crossing tornadoes in Europe (2026) – studio sui tornado transfrontalieri in Europa