
(METEOGIORNALE.IT) Eccoci qui: la stagione della grandine è ormai alle porte. Generalmente i primi eventi si manifestano a volte già nel mese di marzo, anche se sono più rari; spesso le grandinate di marzo presentano chicchi medio-piccoli e molto abbondanti. Questi possono imbiancare il paesaggio come se ci fosse stata una nevicata e, in alcuni casi, possono accumularsi anche oltre 10-15 cm al suolo, senza considerare la grandine trascinata dai torrenti che si formano nelle strade.
La parte più intensa della stagione della grandine si colloca però tra aprile e ottobre, con un picco di intensità che va da metà aprile a metà settembre, quando i chicchi possono raggiungere anche grosse dimensioni. Questo accade perché in questo periodo dell’anno c’è una maggiore energia nell’atmosfera, che alimenta la formazione di nubi a forte sviluppo verticale, i cosiddetti cumulonembi.
Una delle aree italiane a maggior rischio è il nord Italia, principalmente la Pianura Padana: le regioni particolarmente esposte alle grandinate sono il Piemonte, la Lombardia, il Veneto, il Friuli e l’Emilia-Romagna. Va detto, però, che negli ultimi anni le aree interessate da grandinate con chicchi di grosse dimensioni si sono estese verso sud, coinvolgendo anche il centro Italia e, a volte, le regioni meridionali, la Sardegna e la Sicilia. Peraltro, le grandinate risultano più frequenti sui settori adriatici rispetto a quelli tirrenici. Mi riferisco esclusivamente a quelle con chicchi di grandi dimensioni, che sono state rilevate quasi ogni anno dalla Romagna fino alla Puglia.
C’è un episodio storico particolarmente rilevante che ogni anno vale la pena ricordare: quello di Milano, avvenuto il 16 marzo 2008, quando i chicchi di grandine in città raggiunsero dimensioni fino a 5-7 cm di diametro. Non si trattava di chicchi particolarmente duri e compatti, anche perché eravamo proprio all’inizio della stagione; tuttavia una grandinata con chicchi di quelle dimensioni procura sempre danni significativi.
Marzo 2026 si apre con un anticiclone e un tempo stabile, per così dire: stiamo già osservando un cambiamento, ma le temperature sono sensibilmente superiori alla media. Questo significa energia che sarà disponibile per i futuri impulsi di aria fredda in arrivo, i quali andranno a contrastare quest’aria calda, sviluppando i moti convettivi dal basso verso l’alto, ovvero i cumulonembi. I primi temporali sul nord Italia sono sostanzialmente imminenti e potrebbero verificarsi anche nei prossimi giorni: non abbiamo una data precisa, ma si stanno già osservando i primi acquazzoni e le prime formazioni di nubi a sviluppo verticale piuttosto importante. Non si tratta ancora di grossi cumulonembi, ma qualcosa sta cambiando. Le temperature non sono elevate come ad aprile o maggio, però c’è parecchia energia disponibile.
Un’altra curiosità in merito alla stagione della grandine: il periodo delle grandinate con chicchi di grandi dimensioni si sta allungando, non solo estendendosi geograficamente verso aree che in passato non venivano investite, ma si osservano grandinate, delle vere e proprie sassate, che avvengono anche precocemente, come abbiamo visto nel caso di marzo 2008, e tardivamente a fine stagione. Peraltro, grandinate con chicchi di grosse dimensioni, in particolari condizioni atmosferiche, vengono osservate anche in pieno inverno sulle regioni centrali e meridionali, oltre che in Sardegna e Sicilia.
Tutto ciò dipende ovviamente dalla situazione atmosferica locale. Per sviluppare nubi a fortissimo sviluppo verticale sono necessarie condizioni particolari, soprattutto energia termica, che fa salire verso l’alto il vapore acqueo e genera un rimescolamento dell’aria all’interno della nube, aggregando i piccoli chicchi di grandine fino a farli diventare considerevoli. Quando a quel punto la forza di gravità supera la spinta ascendente, questi cadono al suolo violentemente.
La stagione della grandine è dunque molto incerta: tutto dipende anche dalle precipitazioni. Come detto, le regioni settentrionali sono quelle più spesso investite da questo fenomeno, ma in questi anni abbiamo vissuto anche stagioni estive piuttosto siccitose sul nord Italia, durante le quali ci sono state decisamente meno grandinate, poiché sono mancate le condizioni ideali per eventi così devastanti.
Fare una previsione meteo di grandine con grosse dimensioni è parecchio difficile. Ogni estate vengono diffusi bollettini meteo che avvisano della possibilità che si verifichino questi eventi, ma si tratta di probabilità molto complesse da definire con affidabilità: le previsioni di grandine, anche con chicchi di grandi dimensioni, sono quindi sempre da considerare molto approssimative.
Negli ultimi anni abbiamo visto anche le compagnie di assicurazioni inviare messaggi ai propri clienti, avvertendoli che le loro aree potrebbero essere interessate nelle successive ore da grandinate. Sovente questi bollettini hanno una scarsissima efficacia e vengono disattesi da buona parte dei destinatari. Fare previsioni di rischio grandine con chicchi di grandi dimensioni necessita effettivamente di un’organizzazione diversa rispetto a quella attuale. Come organizzazione, noi abbiamo portato avanti per oltre vent’anni il servizio di report sulle grandinate e conosciamo molto bene lo sviluppo di questi fenomeni, nonché le possibilità di prevederli. Vedremo in futuro se sarà il caso di attivare un servizio dedicato, da mettere a disposizione delle aziende che ne faranno richiesta.
Al momento, però, non è un servizio disponibile per il cittadino comune, in quanto è necessario comprendere con precisione cosa significhi prevedere una grandinata. Come ho detto, la previsione può essere effettuata con due metodologie: valutare la possibilità che grandini, oppure effettuare una verifica sul territorio tramite radar meteorologici e informazioni a terra, dai quali si può ricavare se i temporali in prossimità di questa o quella località stiano causando grandinate di una certa rilevanza. In questo caso, l’avviso può essere fornito solo una o due ore prima dell’evento, se non anche meno, e anche in queste circostanze esiste sempre un margine di errore.
Le nubi temporalesche, infatti, sono particolarmente capricciose: si formano e poi si dissolvono. In realtà, un temporale ha una durata media di soli 20 minuti; quando la durata è ben più lunga, è perché si formano diverse cellule temporalesche che si susseguono l’una all’altra. Ancora più complesso è il meccanismo di formazione della grandine, in particolare di quella con chicchi grossi. Per questo motivo accade talvolta che persino degli aerei vengano colpiti in volo da grandine di grosse dimensioni e ne riportino danni seri: tutto questo testimonia quanto la previsione della grandine di grandi dimensioni sia di difficile esecuzione.
Ci sono paesi nel mondo dove le grandinate di grandi dimensioni sono quasi una costante. Pensate che in Georgia, in una certa località, si registrano come media – secondo i dati ufficiali – circa 20 eventi di grandine di grosse dimensioni all’anno: un disastro, insomma. Da quelle parti il servizio meteorologico locale dispone di radar meteorologici mobili che si spostano sul territorio, accompagnati da cannoni antigrandine e altri sistemi pensati per ridurre il rischio di grandinate devastanti. Sistemi di prevenzione analoghi, con varie metodologie, vengono impiegati anche in alcune zone della Spagna e, diffusamente, nelle varie Pampas argentine, soprattutto a ridosso della Cordigliera delle Ande, zone particolarmente ricche dal punto di vista agricolo che necessitano di essere protette dalle grandinate più distruttive.
