
(METEOGIORNALE.IT) Gentili lettori. Quante volte vi sarete chiesti se il freddo che abbiamo subito sia in contraddizione con i cambiamenti climatici? La risposta è un secco no. Meteo e clima sono due cose diverse. La prima ci indica quanto possa fare freddo in un determinato giorno dell’anno, rispetto a quanto dovremmo attenderci. Il secondo ci dice quanto sta cambiando la temperatura media globale nel corso di anni e decenni. Capite bene che sono due cose ben diverse e non vanno assolutamente confuse.
Cosa è successo
Il ritorno del freddo a metà maggio, accompagnato dalla neve sulle Alpi anche al di sotto dei 1000 metri e in maniera diffusa sui 1300, ha riacceso per l’ennesima volta le ironie (spesso di basso livello) sul riscaldamento globale. Ogni episodio di questo tipo sembra diventare il pretesto perfetto per chiedersi, con tono volutamente poco professionale, che fine abbia fatto il cambiamento climatico. Eppure, il problema nasce spesso da una confusione di fondo, soprattutto da parte di persone che non hanno studiato la scienza.
Ricapitoliamo insieme
Un singolo evento meteo, per quanto intenso o insolito, non può essere utilizzato per negare una tendenza climatica che si sviluppa nell’arco di decenni, per di più nell’intero globo! Facciamo un esempio importante. Prendiamo la fatidica data del 15 maggio.
Ad esempio, nel cuore della Lombardia ci sono state delle massime anche inferiori ai 12°C, un valore assolutamente eccezionale per essere metà maggio. Inoltre, non è stato un episodio isolato, ma anche altre giornate hanno avuto valori massimi ben al di sotto dei venti. Sicuramente è stata una prima parte mese con freddo davvero fuori stagione, e fin qui nessuno lo mette in dubbio.
Analizzando i dati in nostro possesso di alcune città, si tratta del valore negativo più marcato da oltre dodici mesi. Quindi sì, è stata una giornata eccezionale in un periodo molto freddo. Ma ciò non toglie che, osservato nel contesto generale, questo evento appare come un’eccezione inserita in un quadro dominato da anomalie calde molto più frequenti e persistenti.
In altre parole
L’abbiamo scritto più volte. Il freddo fuori stagione (talvolta quasi da record) non scompare, ma diventa sempre minore rispetto a un trend complessivo di aumento delle temperature. Il caldo (questo sì da record secolare) capita invece con frequenza praticamente annuale, nei casi peggiori addirittura mensile.
È proprio questo il punto fondamentale. Negli ultimi anni, i dati scientifici (conclamati e assolutamente inoppugnabili) mostrano con chiarezza schiacciante come gli episodi eccezionalmente caldi siano diventati sempre più numerosi, mentre quelli freddi tendano a essere occasionali e di breve durata.

Concludiamo dicendo che…
Gli episodi freddi continueranno a verificarsi anche in futuro, ma saranno inseriti in un quadro climatico costantemente più caldo. È questa la vera differenza che emerge dai dati: non la scomparsa delle anomalie negative, bensì la netta predominanza di quelle positive. È un concetto che può risultare difficile, ma bisogna fare un piccolo sforzo.
Anche se (a titolo di mero esempio) dovessimo avere un’ondata di fresco in estate, i riscaldamenti già accesi a fine settembre o un’ondata di gelo nel prossimo inverno come non si vedeva da vent’anni, la solfa non cambia. I cambiamenti meteo climatici ci dicono in maniera inoppugnabile che nel mondo fa sempre più caldo.
