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L’Anticiclone africano non è solo caldo: ecco perché il corpo lo vive come uno stress

Si parla spesso di anticiclone africano associandolo al caldo estivo persistente, ma questa struttura atmosferica è più complessa di quanto sembri. Non porta aria calda direttamente dall'Africa: ecco il meccanismo che genera ondate di calore anche per settimane, e perché è così diverso dall'alta pressione delle Azzorre.

Antonio Lombardi di Antonio Lombardi
16 Mag 2026 - 19:10
in A La notizia del giorno, A Scelta dalla Redazione, Wiki Meteo
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Caldo insopportabile? La colpa è dell’Anticiclone africano: come funziona davvero.

Anticiclone africano: una definizione da chiarire

(METEOGIORNALE.IT) So bene che questo articolo genererà qualche confusione, e forse anche qualche contrarietà. Parliamo di caldo estivo e, soprattutto, di anticiclone africano. Troppo spesso utilizziamo questo termine associandolo a un caldo persistente che dura settimane – anzi, mesi interi – con temperature esageratamente elevate. Prima di tutto, però, è necessario un chiarimento.

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L’anticiclone africano è principalmente una struttura di alta pressione in quota: i meteorologi definiscono questo parametro con il termine “geopotenziale”. Per evitare un gergo troppo tecnico, basti sapere che a circa 5.000 metri di altitudine viene misurata una pressione atmosferica elevata – da qui la definizione di alta pressione in quota. Al suolo, invece, la pressione atmosferica nel Nord Africa, durante gli anticicloni africani, risulta nella media o addirittura leggermente inferiore: quasi una bassa pressione. Viene quindi spontaneo chiedersi come mai un anticiclone africano possa determinare condizioni di bel tempo.

 

Come funziona e perché porta caldo

Questo tipo di anticiclone presenta aria molto calda che comprime quella nei bassi strati dell’atmosfera, surriscaldandola man mano che si sposta verso nord, verso le nostre latitudini. Più a nord, questa struttura si organizza sempre più come una propaggine di quella africana, pur conservando solo un collegamento indiretto: non trasporta aria calda dall’Africa in maniera diretta, ma forma con essa un’unica struttura dove, negli strati bassi dell’atmosfera, si genera una compressione dell’aria. Da questa compressione deriva un riscaldamento consistente, ovvero un aumento della temperatura: un’ondata di calore. Poiché questi anticicloni possono durare anche settimane, le ondate di calore persistono per tempi molto lunghi. Non è raro che intere stagioni estive vengano dominate da queste forme di alta pressione che non mollano i bassi strati dell’atmosfera, causando condizioni di disagio prolungate e particolarmente fastidiose.

 

 

Un fenomeno globale: Heat Dome in tutto il Mondo

Questi anticicloni non riguardano soltanto le aree a nord dell’Africa. Strutture simili, note anche come heat dome, sono diffuse in tutto il pianeta. Ed è qui che nascono i record di caldo: in Cina, nel Nord America – dove l’Africa è ben lontana – sono state registrate ondate di calore estreme durante la stagione estiva, così come in Australia e nel Sudamerica. Il meccanismo è sempre lo stesso: questi anticicloni sono molto potenti in quota e causano, attraverso la compressione nei bassi strati, un aumento considerevole della temperatura.

Parliamo di anticiclone africano perché la genesi di queste forme di alta pressione ha origine proprio in Africa, ma poi queste strutture si isolano e acquistano una vita a sé. Non è infrequente, infatti, che durante l’estate si registrino temperature estreme nell’Europa centrale, simili o persino superiori a quelle delle coste nordafricane. È capitato più volte che in Francia si superassero i 40°C, valori paragonabili – e in alcuni casi addirittura più alti – di quelli rilevati sulle coste del Nord Africa. Questo dimostra che l’alta pressione nordafricana è indirettamente responsabile del fenomeno, pur senza essere la causa diretta delle temperature raggiunte in Europa.

 

Il ruolo del Sahara e il clima mediterraneo

L’anticiclone nordafricano – e più precisamente il deserto del Sahara – è invece direttamente responsabile della siccità estiva del Mar Mediterraneo, che caratterizza appunto il cosiddetto clima mediterraneo. Tale clima non è esclusivo dell’area mediterranea: lo ritroviamo anche in alcune zone occidentali degli Stati Uniti d’America, in particolare in California, e nel sud-est dell’Australia. In queste aree, durante la stagione estiva, l’aria secca proveniente dai deserti riduce le precipitazioni, dando origine a una stagione secca. La stagione umida, per contro, è l’inverno.

 

I temporali durante le ondate di calore

Una caratteristica peculiare di questi anticicloni è la capacità di contrastare i moti convettivi dell’aria dal basso verso l’alto, motivo per cui i temporali di calore si formano solo in modo molto isolato. Tuttavia, anche in piena ondata di caldo si sviluppano aree temporalesche, talvolta violentissime. La spiegazione sta nei contrasti termici: per generare un contrasto termico è necessaria una seconda massa d’aria, quella fredda. I temporali che si innescano durante le ondate di caldo sono quindi provocati soprattutto dall’intrusione di aria fredda o da un cedimento locale dell’anticiclone, con un calo della pressione in quota che innesca localmente intense celle temporalesche. Accade così di osservare temporali in Spagna, o anche in Italia, pur essendo in piena ondata di calore sotto un anticiclone africano.

 

Alta Pressione delle Azzorre e l’Estate che non esiste più

Questi anticicloni africani sono molto diversi dall’alta pressione delle Azzorre, che fino alla fine degli anni Novanta dominava la stagione estiva. In quell’epoca il clima estivo era decisamente più fresco: prevalevano le correnti provenienti dall’oceano Atlantico, che respingevano le masse d’aria calda e secca del deserto del Sahara. Inoltre, l’alta pressione delle Azzorre non sviluppa pressioni così elevate in quota da comprimere e surriscaldare l’aria nei bassi strati. La differenza è sostanziale: le Azzorre generano un’estate piacevole, mentre l’alta pressione africana – il cosiddetto heat dome – produce ondate di calore persistenti, un caldo che può durare settimane ed è responsabile anche dei record di temperatura più estremi.

 

Credit:

    • ECMWF – European Centre for Medium-Range Weather Forecasts
    • NOAA – National Oceanic and Atmospheric Administration
    • WMO – World Meteorological Organization
    • NASA Earth Observatory

  (METEOGIORNALE.IT)

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Antonio Lombardi

Antonio Lombardi

Dopo aver conseguito la laurea in Geologia presso l’Università degli Studi di Milano nel 2000, ha proseguito il suo percorso accademico con una seconda laurea in Astronomia presso l’Università "La Sapienza" di Roma, ottenuta nel 2006. L'interesse per l'astronomia lo ha portato successivamente a intraprendere un Master di specializzazione in Astronomia presso l’University of Arizona (Tucson, USA), uno dei principali centri internazionali per la ricerca astrofisica. In ambito professionale, si occupa anche di insegnamento, sia in contesti scolastici che in corsi e laboratori rivolti al pubblico generale, con un forte focus sull’approccio interdisciplinare tra geologia, astronomia e scienze ambientali.

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