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Cari lettori, la lunga ed estenuante fase di maltempo che ha compromesso il meteo per intere settimane soprattutto nelle regioni meridionali รจ giunta definitivamente al termine. Le condizioni atmosferiche subiranno un vero e proprio stravolgimento termico, nel giro di pochissimo tempo. Prepariamoci quindi ad una fiammata calda che si farร sentire con estrema prepotenza su gran parte della nostra penisola.
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Subiremo tantissimo il cambiamento sui valori termici massimi, destinati a subire unโimpennata tanto notevole quanto improvvisa. Sembrerร quasi unโaltra stagione! Ci ritroveremo, di fatto, ad assistere a un balzo stagionale letterale: nel volgere di pochissimi giorni saremo costretti a riporre precipitosamente nei grandi armadi i cappotti e le giacche pesanti.
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Il tutto per fare spazio alle maniche corte e ai tessuti leggeri. E non stiamo scherzando. Ma in questo articolo andiamo da prima ad analizzare la situazione meteorologica e poi a capire perchรฉ adesso avremo lโanticiclone africano sulle nostre teste a lungo.
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UnโItalia divisa, almeno per il momento
Per lo meno in una primissima fase, come spesso accade nelle complesse e sfaccettate dinamiche meteo del nostro territorio, tanto complesso quanto geomorfologicamente affascinante, questa intensa ondata di mitezza fuori stagione non avvolgerร lโintera nazione in modo omogeneo.
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In principio, il nostro paese sarร spaccato in due. Le regioni del Nord Italia e la Toscana si troveranno in prima linea, le piรน esposte In questa prima fase. Basti pensare che, intagliare, subiremo lโaumento piรน drastico e opprimente delle temperature, con i termometri che potrebbero agilmente sfiorare, e in diverse localitร persino superare, la soglia psicologica dei 25 gradi. Ma non sono escluse alcune punte prossime ai 28! Davvero un valore eccezionale se consideriamo che siamo nei primissimi giorni di aprile.
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Scendendo lungo lo stivale, lo scenario muta in maniera evidente. Il Sud Italia, infatti, rimarrร almeno parzialmente escluso dal raggio dโazione diretto di questo anticiclone africano. Certo, non si potrร assolutamente parlare di freddo, ma i versanti orientali e meridionali continueranno a essere lambiti da infiltrazioni di correnti dโaria decisamente piรน fresche e, a tratti, instabili provenienti dai Balcani. Alcune occasioni, soprattutto nei valori massimi difficilmente si salirร sopra alle medie, mentre in quelli minimi รจ possibile che si stia attorno a quello che ci aspetteremo in questo periodo.
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Addio allโinverno tardivo
Come detto, abbiamo salutato definitivamente il freddo. Oramai il pattern meteo รจ questo. Difficilmente avremo nuovi periodi cosรฌ freddi. Ci siamo giocati in questo modo il Final Warming. Avevamo scritto un interessante approfondimento che vi invitiamo caldamente a leggere. A titolo informativo, il mondo vegetale risponderร allโistante a questo surplus di calore e luce.
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Gentili follower, prepariamoci quindi a vedere le fioriture esplodere ovunque con rinnovato vigore, tingendo i paesaggi. Pronti per avere unโaria si caricherร dei profumi intensi tipici di una primavera ormai matura, quasi come fossimo alle porte del periodo estivo. Ma questo bellissimo quadro nasconde perรฒ delle insidie. Qualcosa di celato, di fortemente inquietante. E ne andiamo a parlare nei prossimi due paragrafi.
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La nuova normalitร climatica
La transizione che ci apprestiamo a vivere ci farร davvero piombare in unโaltra stagione. Sappiamo che รจ difficile parlarne ancora, ma davvero potremmo toccare valori simil-estivi. E fin qui le scelte e i gusti personali rimangono inoppugnabili.
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Quello che perรฒ non possiamo piรน davvero evitare oramai, dal punto di vista scientifico, รจ evitare di parlare di tali continui estremi allโinterno della cornice ben piรน ampia. I cambiamenti climatici fanno costantemente da sfondo amplificatore a queste anomalie, siano esse di natura barica o termica.
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Secondo gli esperti, si tratta ovviamente di fonte di preoccupazione: รจ incredibile osservare la disarmante facilitร con cui lโatmosfera globale riesca oggi a โresettarsiโ e a stravolgere la propria sinottica. Passiamo con estrema facilitร da un estremo allโaltro, dal freddo pungente al caldo anomalo. Anche se questโultimo, sempre e comunque, vince sulle anomalie fredde. Altrimenti non si potrebbe parlare di riscaldamento globale.
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Un unico dominatore o quasi
Inutile rimarcare il fatto che, da ora fino probabilmente ai primi di ottobre, avremo come un denominatore lโanticiclone africano. Da due o tre decenni รจ evidente a tutti che si sia progressivamente trasformato nel grande attore protagonista della scena meteo sul Bacino del Mediterraneo. Se in principio capitava quasi esclusivamente in estate, con le ondate di calore che da sempre sono esistite in Italia, negli ultimi anni ha letteralmente invaso pure le altre stagioni.
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Il vero problema รจ che, sovente, si erge a figura dominante anche e soprattutto in periodi dellโanno in cui, storicamente parlando, dovrebbe rimanere placidamente confinato nelle sue zone dโorigine sahariane. Si tratta di una dinamica meteorologica che abbiamo ormai imparato a conoscere fin troppo bene sulla nostra pelle, ma che ogni volta ci impone di adattare il nostro corpo in maniera molto drastica.
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ร sotto gli occhi di tutti che queste impennate termiche quasi estive risultano, senza ombra di dubbio, da ricondurre in gran parte alle sempre piรน frequenti (e severe) vampate dellโalta pressione subtropicale. Un promontorio enorme, che dimostra di essere capace di salire di latitudine verso lโEuropa con una veemenza impressionante, con disarmante facilitร . Caccia via le correnti atlantiche, manda indietro il freddo. Pare davvero che non ci sia alcun ostacolo in grado di arginarlo efficacemente.
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Cosa รจ cambiato negli ultimi decenni
La costante presenza dellโanticiclone africano sul bacino del Mediterraneo, in particolare nel lungo semestre che va da aprile a ottobre, non รจ qualcosa di casuale. Giร alcuni scienziati lโavevano ipotizzato un trentennio fa. E lโatmosfera oltre che il tempo hanno dato loro ragione. Le recenti analisi climatologiche confermano che si tratta di una conseguenza diretta di precise alterazioni della circolazione atmosferica su scala globale.
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Facciamo un esempio. Fino agli anni โ90, lโItalia godeva spesso della protezione del mite anticiclone delle Azzorre. Tante volte cโera in inverno quando lโItalia le grandi pianure erano coperte da nebbia, altrettante volte cโera in estate, con sole a manetta ma temperature mai troppo esagerate. Oggi, tale anticiclone di matrice azzorriana tende a ritirarsi verso ovest, posizionandosi in Atlantico tra le Bermuda e la Groenlandia. Dando campo aperto al suo collega africano, ben piรน rovente e temuto.
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Un argomento tecnico
Approfondendo le dinamiche atmosferiche, ecco le tre cause principali di questa anomalia. La prima รจ lโespansione della Cella di Hadley. Il riscaldamento globale sta provocando la fisiologica dilatazione verso nord di questa immensa struttura di circolazione tropicale. Di conseguenza, enormi promontori di alta pressione subtropicale, traslano, con sempre maggiore facilitร , a latitudini piรน alte rispetto al passato, invadendo in modo stabile lโEuropa meridionale per molti mesi allโanno.
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Il secondo punto รจ lโindebolimento della Corrente a Getto, la famosa Jet Stream. A causa dellโAmplificazione Artica (il Polo Nord si riscalda molto piรน velocemente del resto del pianeta, leggete pure il nostro approfondimento), il gradiente termico tra il Polo e lโEquatore si รจ ridotto.
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Questo rallenta i venti dโalta quota atlantici, rendendoli piรน deboli e, per cosรฌ dire, ondulati. Succede che, quando una saccatura di aria fresca scende a ovest in pieno oceano verso le Isole Canarie, innesca per risposta termodinamica un violento richiamo di aria rovente dal deserto verso la nostra penisola. Quante volte รจ capitato anche in inverno di avere cupole alto pressore molto anomale? Con fusione di manto nevoso fino oltre 3000 metri.
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Lโultimo concetto altro non รจ che la subsidenza e compressione adiabatica. La cupola africana porta con sรฉ imponenti moti di aria discendente (subsidenza), spesso potenziati dalle dinamiche dei monsoni in Africa occidentale.
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Lโaria, per farla breve, dalle alte quote scende prepotentemente verso il suolo. Cosรฌ facendo, subisce una forte compressione adiabatica: si schiaccia, si secca e si surriscalda drasticamente, inibendo ogni tipo di nuvolositร o perturbazione. E aumentando ulteriormente le temperature al suolo, ben di piรน rispetto al classico azzorriano.
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Lโinterazione simultanea di questi fattori genera i cosiddetti โblocchi ad Omegaโ, ovvero configurazioni meteo fortemente statiche che intrappolano la cupola di calore sullโItalia per settimane intere, rendendo il Mediterraneo un vero e proprio hotspot mi climatico.
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Il Blocco ad Omega: un approfondimento
Quando lโItalia (e in alcuni casi addirittura quasi lโintera Europa) si ritrovano intrappolate in ondate di calore estreme e interminabili, la causa risiede quasi sempre in una specifica e tenace configurazione meteo: il blocco ad Omega.
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Per capire bene cosa intendiamo, รจ utile analizzare la sua struttura, composta da tre elementi fondamentali che si incastrano bloccandosi a vicenda. La prima รจ la cupola. Al centro della figura si erge un imponente promontorio di alta pressione (quasi sempre nordafricano) che si spinge in modo anomalo verso nord, inglobando il bacino del Mediterraneo e gran parte dellโEuropa centro-occidentale.
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Sussistono poi, ai suoi fianchi, due profondi vortici ciclonici di aria un poโ piรน fresca. Generalmente, uno si isola a ovest (tra il vicino Atlantico e la Penisola Iberica) e uno a est (tra i Balcani e il Mar Nero). Le due basse pressioni laterali fungono da zavorra, bloccando lโalta pressione centrale sul posto e impedendo il fisiologico scorrimento delle perturbazioni atlantiche da ovest verso est.
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Se lโItalia รจ esattamente nel cuore di questo core bollente, lโaria subisce una forte subsidenza, ovverosia precipita verso il basso, comprimendosi e surriscaldandosi. Cosรฌ facendo, la struttura funge da nastro trasportatore per pompare masse dโaria rovente direttamente dai deserti africani.
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Le conseguenze
Il risultato รจ una stasi che puรฒ durare settimane. Mentre le aree ai margini dellโomega subiscono piogge torrenziali costanti a causa dei cicloni bloccati, lโItalia sperimenta cieli implacabilmente sereni, siccitร severa e temperature a volte persino da record.
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A causa dellโindebolimento della Corrente a Getto legato ai cambiamenti climatici, queste pericolose configurazioni statiche stanno diventando sempre piรน frequenti e durature. Ecco perchรฉ lโarea mediterranea รจ un cosiddetto hotspot climatico.
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Questo tipo di configurazione meteo sta diventando non solo la prassi dellโintera stagione estiva (e ce ne stiamo accorgendo tutti), ma addirittura presente pure nella prima parte della primavera e fino al cuore dellโautunno. In casi estremi persino in inverno.
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