Dal caldo fuori stagione al freddo russo: l’Italia al centro degli sbalzi termici estremi, con l’Estate 2026 già nel mirino dell’anticiclone africano
(METEOGIORNALE.IT) I rischi stagionali maggiori sono quelli legati al passaggio da situazioni di freddo, o quantomeno di fresco, a improvvise vampate di caldo. D’altronde sta già succedendo in questi giorni, nei quali abbiamo avuto un sensibile incremento delle temperature salite ben oltre la media, quella media che ormai molti non considerano più perché ci siamo abituati ad avere questo tepore improvviso, con valori ben oltre i 20°C in pianura, assolutamente sopra la norma per quanto riguarda la seconda decade di aprile.
La primavera delle due facce: dal tepore al calo termico improvviso
Considerando questo scenario, un abbassamento della temperatura come quello atteso all’inizio della settimana prossima ci darà una percezione di meteo improvvisamente freddo. Peraltro non solo in Italia, perché le temperature superano i 20°C come valore massimo anche nei Balcani, in Francia, in Germania, e risultano decisamente più elevate sulla Penisola Iberica, dove diffusamente si superano i 25°C, con picchi di oltre 30°C, persino 32°C nella zona di Siviglia, tanto per fare un esempio.
A titolo di curiosità va però detto che nel Nord Africa, sulle coste, non ci sono temperature particolarmente superiori a quelle italiane: sulle coste algerine i termometri segnano 19-20°C, così come su quelle tunisine, e anche nel Marocco mediterraneo si registrano valori simili. Solo nell’interno del Marocco e in alcune aree delle coste marocchine si raggiungono cifre più alte, dove si è innescata un’avvezione d’aria calda.
Aria fredda dalla Russia, ma senza gelo
Per tornare al concetto di prima, quando arriverà l’aria fredda proveniente dalla Russia non troverà più un serbatoio di gelo come un tempo: nella Russia europea ci sono in questo momento temperature appena sotto i 10°C, con picchi locali appena sopra. Bisogna tener conto che siamo in una stagione in cui le differenze di temperatura fra la Russia europea e l’Europa occidentale sono molto limitate, e quindi quando da quelle parti giungeranno verso di noi masse d’aria, non ci saranno divari termici particolarmente rilevanti. Tanto più che da noi si verificheranno precipitazioni che riverseranno ulteriore aria fredda verso il suolo.
Primi sbuffi di caldo africano a maggio
Abbiamo parlato di un evento atmosferico imminente, quindi di un cambiamento del tempo ravvicinato. Successivamente, siccome viviamo in un’epoca di forti scambi di masse d’aria, è plausibile ipotizzare che sempre più spesso le masse calde che si stanno spingendo verso nord arrivino a investire il nostro Paese. Un esempio lo fornisce proprio quella che sta toccando la Penisola Iberica, peraltro raggiunta da aria calda sotto un modesto anticiclone e non da quei grandi anticicloni che comprimono l’aria nei bassi strati. Ecco perché in Spagna non si toccano temperature particolarmente elevate: in altre circostanze si sarebbero potuti raggiungere persino 35°C.
Ciò che c’è da ipotizzare è che, man mano che si andrà avanti nella stagione, soprattutto verso maggio, improvvise e fulminee ondate di caldo possano raggiungerci nonostante le previsioni del centro meteo europeo, che prospettano un maggio tutto sommato nella media, o più fresco della norma, con precipitazioni vivaci in Italia. Eppure l’Africa, che in questa stagione non è così prolifica di ondate di caldo, anche oggi non mostra nel settore settentrionale temperature decisamente sopra la media, e questo è molto diverso rispetto agli ultimi due o tre anni, che invece vedevano ondate di calore già molto importanti.
Tuttavia, queste vampate calde si possono verificare lo stesso, forse non così eccessive come in altre annate, ma alla fin fine qui stiamo parlando di un meteo da qui a un mesetto, dove con molta facilità possono risalire questi nuclei caldi. Nuclei che in Europa risultano estremamente efficaci, perché, come dicevo prima, le nostre temperature non sono così differenti rispetto a quelle delle coste nordafricane: in questo momento nella Germania centrale e settentrionale ci sono 20°C, gli stessi valori che si registrano sulle coste algerine, ad eccezione di alcune aree più interne dove si sale anche a 25°C. Se è per questo, nel Lazio si toccano pure i 26°C. Insomma, le differenze termiche da nord a sud si stanno riducendo, grazie alla durata del giorno che supera le dodici ore, a una maggiore radiazione solare e soprattutto a un cielo diffusamente sereno. Nelle aree continentali del centro Europa e anche in Italia le temperature salgono parecchio.
Va fatta però una distinzione: nelle aree continentali abbiamo una maggiore escursione termica rispetto alle coste nordafricane, dove le minime notturne non scendono tantissimo, mentre da noi il termometro tende a diminuire. Anche se in Italia, a dire il vero, la pressione atmosferica elevata comprime l’aria specie al Nord e le minime risultano molto alte: soprattutto nelle ultime 24 ore si sono raggiunti valori notturni eccezionalmente elevati.
Il concetto di fondo è che rischiamo ondate di caldo precoci e veloci, tanto rapide quanto quelle fredde. Va detto che tendenzialmente prevalgono le temperature sopra la media, e quindi i periodi di caldo vanno a sovrapporsi a valori già superiori alla norma.
Estate 2026: ondate di calore, notti tropicali e isole di calore
Dopo metà maggio, a quel punto la situazione inizia a traballare parecchio: siamo estremamente esposti al caldo africano e lo saremo anche quest’anno 2026. Le proiezioni del centro meteo europeo ECMWF, ma anche di quello americano, ci dicono che tendenzialmente avremo temperature superiori alla media, con alto rischio di ondate di calore, soprattutto prolungate. Peraltro, a queste si aggiungeranno notti con temperature minime in aperta campagna superiori ai 20°C, le cosiddette notti tropicali, mentre nei centri urbani le isole di calore tratterranno la calura e il termometro scenderà molto lentamente, creando parecchio disagio per chi ci vive.
La tendenza, purtroppo, è questa. Perciò, come dicevo qualche tempo fa, è meglio godersi questo tempo primaverile ben oltre la media: viviamo ormai un clima che potrebbe ricordare più un maggio inoltrato, se non fine maggio, che metà aprile, perché poi arriverà tanto caldo da sopportare, e sarà un caldo molto fastidioso. L’Africa non solo è prolifica di ondate di calore, ma allo stesso tempo l’Europa si è ormai costruita una condizione climatica estiva in cui si creano facilmente alte pressioni durature che comprimono l’aria nei bassi strati: le temperature del centro e del sud del continente sono altissime, tanto da fare concorrenza a quelle nordafricane, dove gli anticicloni, seppur molto pesanti, hanno un effetto diverso. È chiaro che nell’entroterra africano la temperatura schizza verso l’alto, ma lì siamo verso i deserti, ad eccezione della catena dell’Atlante.
L’Europa hot spot del Riscaldamento Globale
Il clima sta cambiando, anche se spesso riceviamo opinioni differenti in merito. Ciò che conta, però, sono i numeri e le medie climatiche, e queste ultime non sono certamente le temperature che stiamo registrando in questi giorni, né quelle di questo mese di aprile, né di marzo, volendo neanche quelle di febbraio. A dimostrazione di ciò ci sono le medie climatiche di riferimento, ancora valide.
Vi chiederete come mai l’Europa sia così facilmente aggredibile da queste ondate di calore. Innanzitutto esistono studi su questo: si parla di indici di comportamento del clima – cerchiamo di semplificare il concetto – favorevoli a un cambiamento climatico che in Europa è particolarmente aggressivo, tanto che il nostro continente viene considerato un vero hotspot del Riscaldamento Globale, l’area cioè in cui queste trasformazioni agiscono con maggiore intensità rispetto ad altre zone del nostro emisfero o del pianeta.
Nord America al caldo, anche se non si direbbe
Va detto, però, che il clima sta cambiando ovunque. Molto spesso abbiamo l’impressione, quando guardiamo la televisione, leggiamo i giornali o controlliamo i social network, soprattutto d’inverno, che il Nord America non viva il riscaldamento del clima; invece è tutt’altro e lo vivono eccome. Ci sono state sicuramente situazioni molto estreme durante quest’inverno e quello precedente, soprattutto nel settore centro-orientale, ma l’America occidentale, quella della costa pacifica, continua a vivere temperature costantemente superiori alla media, con ondate di calore e periodi siccitosi intervallati poi da alluvioni. Insomma un meteo che, se osservato con gli occhi di qualche decennio fa, sarebbe parso illogico, e che oggi invece è divenuto quasi consueto: ci siamo abituati.
L’altro giorno mi è capitato di parlare con persone di circa diciotto anni che vivono in Pianura Padana: hanno solo un lontano ricordo delle nevicate da bambini, perché effettivamente dopo l’inverno 2012-2013 le precipitazioni nevose sono diventate una rarità, anzi negli ultimi anni non ce ne sono praticamente più state. Queste si sono diradate parecchio anche su tutta la penisola italiana. Quest’inverno avevamo avuto un’ottima occasione di vivere una stagione con eventi nevosi, ma non è arrivata: improvvisamente il tempo è cambiato, soprattutto a febbraio, mentre già precedentemente potevano esserci condizioni ideali che non si sono concretizzate.
El Niño, l’inverno e l’estate che verranno cosa comporterà
A questo punto avremo, come si dice, El Niño, che in maniera indiretta – sia chiaro, non diretta – avrà un’influenza sulla stagione invernale, riducendo teoricamente le occasioni di eventuali ondate di freddo. Questo però non vuol dire che non ci saranno: possono esserci comunque, perché l’influenza di El Niño sull’Europa è essenzialmente indiretta. Allo stesso tempo anche la stagione estiva non sarà coinvolta in maniera diretta: fra le altre cose durante l’estate El Niño sarà ai suoi albori e non avrà un’influenza significativa.
Tuttavia ci sono altri fattori che parlano di una stagione estiva tendenzialmente calda, perché esiste un background climatico mondiale che vede temperature più elevate rispetto alla norma. Siamo ormai attorno a 1,5°C sopra il periodo preindustriale come valore medio globale, anche se in alcuni mesi questa soglia viene superata e ci si spinge persino verso i 2°C.

