
(METEOGIORNALE.IT) Pensavate fosse una faccenda solo del Pacifico? Lontana, esotica, roba da pescatori peruviani che secoli fa battezzarono «il Bambino» quell’anomalo tepore delle acque attorno a Natale. E invece no. El Niño parla anche con l’Italia, con il Mediterraneo, con quel cielo d’agosto che ormai ci regala notti tropicali e stagioni ai limiti del vivibile.
Una macchina termodinamica a scala planetaria
«I suoi effetti si fanno sentire soprattutto tra Asia, Australia e America meridionale, ma è un fenomeno così grande da coinvolgere il clima dell’intero pianeta, e influenzerà anche la circolazione atmosferica dell’Oceano Atlantico settentrionale».
Gli alisei rallentano, le acque calde accumulate verso l’Indonesia scivolano a est, il Pacifico equatoriale si surriscalda, e da lì parte l’effetto domino. Onde di Rossby che risalgono fino alla stratosfera. Il Vortice Polare che traballa. La corrente a getto che si sposta di latitudine. Insomma, una reazione a catena che, settimana dopo settimana, bussa anche alle nostre porte.
Il modello ECMWF e quel 75% che fa rumore
«Alcuni modelli di previsione, come quello dell’ECMWF, cioè il Centro europeo per le previsioni meteorologiche a medio termine, stimano una probabilità del 75% che El Niño sia molto intenso». Avremo un Super Niño, nel gergo degli specialisti, con anomalie termiche nell’area Niño 3.4 oltre i 2°C. Una soglia che separa gli eventi forti da quelli capaci di ridisegnare davvero la circolazione globale.
Il 2024 è stato l’anno più caldo mai registrato in Europa. Non è un caso. Gli effetti del Niño del 2024-25 si sono propagati con forza, gonfiando le estati, allungando le ondate di calore, prosciugando bacini che credevamo perennemente colmi. «Preoccupa perché, come abbiamo già imparato dal precedente El Niño del 2024-25, questo porta a un aumento delle temperature significativo». «Possiamo quasi prevedere che il 2027 sarà un anno molto caldo a livello planetario, non possiamo sapere se lo sarà a livello locale. Si realizzerà una condizione favorevole per avere un’atmosfera molto calda significa e quindi contenente molta energia».
Il ponte invisibile con l’anticiclone africano
Qui entra in scena il pezzo che spesso manca nelle narrazioni da talk show. El Niño non spara direttamente caldo sull’Italia, non funziona così. Fa qualcosa di più sottile: modifica la corrente a getto, indebolisce il blocco delle Azzorre, spinge verso nord l’anticiclone subtropicale africano. Una volta figura estiva occasionale, ormai si è trasferito da noi in pianta stabile. Signori, benvenuti al nuovo inquilino.
Il Mar Mediterraneo, diciamolo, è diventato un hotspot climatico conclamato. Acque sopra i 28°C in piena estate, che fungono da carburante per masse d’aria già arroventate dal Sahara. Quando la macchina termodinamica pacifica aggiunge il suo carico di energia, lo scenario cambia faccia.
Le ondate di calore non durano più qualche giorno, ma settimane intere. Le notti tropicali, quelle con minime sopra i 20°C, diventano quasi la regola a Bologna, Firenze, Roma.
Cosa significa per la prossima estate
L’estate del 2003, con picchi di 47°C in Sicilia, coincise con un El Niño. Anche il 2015, altro anno da record, portava la firma della fase calda dell’Enso. Gli studiosi non amano stabilire nessi automatici, e hanno ragione: la variabilità interna dell’atmosfera resta dominante. Però i numeri parlano, i precedenti pesano, e la statistica raramente sbaglia del tutto.
Per l’Italia il quadro è chiaro ma non scontato. La prossima estate, agosto in particolare, potrebbe mostrare già qualche avvisaglia, con l’anticiclone africano più invadente del consueto. Una previsione già riscontrata dal modello matematico ECMWF nelle previsioni stagionali.
L’impatto più serio, tuttavia, gli esperti lo collocano nell’estate del 2027. Con il Riscaldamento Globale a fare da moltiplicatore, ogni variazione del Pacifico arriva qui amplificata: gradi in più sul termometro, possibilità di avere siccità più lunghe sulle pianure del Nord Italia, grandinate fuori scala quando l’atmosfera finalmente si rompe con l’intrusione di sbuffi d’aria fresca attraverso le vallate alpine. Eventi meteo già osservati, d’altronde.
Una domanda resta sospesa, fastidiosa: siamo davvero pronti al clima che cambia e che scatena eventi meteo più intensi rispetto al passato, oltre che più fitti, sia di maltempo che di ondate di calore, siccità, alluvioni. La risposta è probabilmente no.
Credit e riferimenti editoriali internazionali
- European Centre for Medium-Range Weather Forecasts, analisi scientifica El Niño 2026
- World Meteorological Organization, bollettini ENSO
- National Oceanic and Atmospheric Administration, Climate Prediction Center
- Copernicus Climate Change Service, seasonal forecasts
- Met Office Hadley Centre, global seasonal outlook
- The Washington Post, Capital Weather Gang, super El Niño outlook
