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Home A La notizia del giorno

L’estensione dei ghiacci nel Polo Nord si è gravemente compromessa

Antonio Lombardi di Antonio Lombardi
04 Apr 2026 - 11:48
in A La notizia del giorno, Cambiamento climatico
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Situazione dei ghiacci polari al 15 marzo. Credit NOAA.

Ghiaccio artico al minimo storico: record negativo nel 2026

Il dato che fa riflettere

(METEOGIORNALE.IT) Quattordici virgola ventinove milioni di chilometri quadrati. È questo il numero che i ricercatori del National Snow and Ice Data Center (NSIDC), presso la University of Colorado Boulder, hanno comunicato al mondo il 26 Marzo 2026: l’estensione massima del ghiaccio marino artico raggiunta quest’anno, registrata il 15 Marzo, pareggia statisticamente il minimo storico toccato nel 2025. In 48 anni di misurazioni satellitari, non si era mai scesi così in basso. O meglio, così si era scesi solo l’anno scorso, e ora ci siamo di nuovo.

Diciamolo chiaramente: non si tratta di una flessione trascurabile. Il valore del 2026 si colloca ben 1,36 milioni di chilometri quadrati al di sotto della media del periodo 1981–2010, una superficie equivalente a circa il doppio dello Stato del Texas. Cifre che, messe in fila, lasciano poco spazio all’interpretazione.

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Due record in due anni

Eppure, c’è un dettaglio tecnico che vale la pena capire bene. I due valori, quello del 2025 e quello del 2026, differiscono di appena 20.000 chilometri quadrati: praticamente nulla, considerando che i glaciologi del NSIDC stabiliscono la soglia di parità statistica a 40.000 chilometri quadrati. Insomma, i due anni si equivalgono, si sovrappongono quasi del tutto nelle misurazioni. Il primato negativo, quindi, è condiviso.

Walt Meier, ricercatore senior dell’NSIDC, ha scelto parole misurate ma inequivocabili: “Questo minimo massimo dà un vantaggio alla stagione di fusione primaverile ed estiva. Uno o due anni record non significano necessariamente molto da soli, ma nel contesto della significativa tendenza al ribasso osservata dal 1979, rafforzano il cambiamento drammatico del ghiaccio marino artico in tutte le stagioni.”

Una dichiarazione che, in effetti, mette le cose nel giusto ordine di grandezza. Non è lo spavento di un singolo anno. È la conferma di una direzione.

 

Cosa significa per la stagione di fusione

Quando il ghiaccio artico raggiunge l’estensione massima annuale in anticipo e con meno superficie del solito, la stagione di scioglimento che segue parte già in vantaggio. Meno ghiaccio in partenza vuol dire meno superficie bianca a riflettere la radiazione solare (l’effetto albedo, per chi non lo ricordasse), il che accelera ulteriormente il riscaldamento delle acque. Un meccanismo a retroazione che i climatologi conoscono bene e che non smette di preoccupare.

Il 15 Marzo è tradizionalmente il periodo intorno al quale l’Artico tocca il suo apice stagionale di copertura glaciale, prima che le temperature in risalita e l’allungamento delle giornate invertano la tendenza. Quest’anno il picco è arrivato in forma dimessa, quasi in punta di piedi, senza grandi strappi rispetto all’anno precedente ma comunque al di sotto di qualsiasi valore registrato prima del 2025.

 

 

Il contesto che non si può ignorare

Il trend, dal 1979 a oggi, è inequivocabile. Le immagini satellitari della NASA, elaborate e diffuse attraverso il portale NSIDC Sea Ice Today, mostrano una traiettoria discendente che attraversa decenni e stagioni diverse, estate come inverno. Non è una questione di meteorologia contingente, di un anno più caldo o di una particolare configurazione atmosferica. È strutturale.

Vale la pena ricordarlo ogni volta che si parla di estensione del ghiaccio marino artico: i valori che osserviamo oggi erano impensabili, o quasi, quarant’anni fa. E il fatto che due anni consecutivi abbiano prodotto i due minimi assoluti dell’intera serie storica non è qualcosa che si possa liquidare con una scrollata di spalle.

Gli stessi scienziati dell’NSIDC, che pure tendono alla cautela nelle dichiarazioni pubbliche, precisano che il dato è ancora preliminare: le condizioni meteorologiche potrebbero in teoria modificare leggermente il massimo finale. Ma la sostanza, con ogni probabilità, non cambierà.

 

Credit

  • National Snow and Ice Data Center (NSIDC), University of Colorado Boulder , dati e immagini sull’estensione del ghiaccio marino artico, aggiornamento Marzo 2026.
  • NASA Earth Observatory , visualizzazioni satellitari e analisi del ghiaccio artico, immagine Blue Marble 15 Marzo 2026.
  • Nature Climate Change , ricerche peer-reviewed sull’andamento pluridecennale del ghiaccio marino e i meccanismi di retroazione climatica.
  • American Meteorological Society (AMS) , pubblicazioni scientifiche sui cambiamenti stagionali dell’Artico e sull’effetto albedo.
  • World Meteorological Organization (WMO) , rapporti globali sullo stato del clima e sull’evoluzione della criosfera.
  • Copernicus Climate Change Service (C3S), ECMWF , monitoraggio europeo delle anomalie climatiche artiche e dati di temperatura superficiale marina.

  (METEOGIORNALE.IT)

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Antonio Lombardi

Antonio Lombardi

Dopo aver conseguito la laurea in Geologia presso l’Università degli Studi di Milano nel 2000, ha proseguito il suo percorso accademico con una seconda laurea in Astronomia presso l’Università "La Sapienza" di Roma, ottenuta nel 2006. L'interesse per l'astronomia lo ha portato successivamente a intraprendere un Master di specializzazione in Astronomia presso l’University of Arizona (Tucson, USA), uno dei principali centri internazionali per la ricerca astrofisica. In ambito professionale, si occupa anche di insegnamento, sia in contesti scolastici che in corsi e laboratori rivolti al pubblico generale, con un forte focus sull’approccio interdisciplinare tra geologia, astronomia e scienze ambientali.

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