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Sfondamento del freddo artico, la conferma del pieno inverno a fine marzo

Tanta neve in arrivo fino a quote basse, per un’incursione artica nella seconda parte della prossima settimana

Mauro Meloni di Mauro Meloni
20 Mar 2026 - 18:30
in A La notizia del giorno, Alla Prima Pagina Meteo, Meteo News
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Discesa di correnti fredde, fine marzo invernale
Altro freddo in direzione dell’Italia

 

(METEOGIORNALE.IT) L’inverno non sembrava più aver molto da dire e invece il meteo ci riporta indietro con la stagione, un autentico retromarcia davvero esagerato. La natura ha deciso, con la sua solita irruenza, di rimescolare le carte in tavola. Le fioriture anticipate di queste ultime settimane, le gemme gonfie sui rami dei mandorli, l’erba insolitamente verde dei prati in collina, tutto lasciava presagire un ingresso trionfale della primavera. Invece la stagione fredda non intende affatto levare le tende.

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Il meteo del mese di Marzo ci aveva illuso con un tepore precoce che dava la sensazione che ormai la primavera avesse preso il sopravvento. Proprio quando tanti avevano già conservato i cappotti più pesanti negli armadi, ecco che l’inverno tardivo ci sorprende alle spalle con un colpo di coda clamoroso. Negli ultimi giorni freddo e neve hanno sferzato parte del Centro-Sud. Tanta neve è caduta anche a quote basse sui versanti adriatici dell’Appennino, ma non è finita qui.

 

Le proiezioni per l’ultima parte di marzo sono sempre più sbalorditive e tracciano una vera e propria doccia gelata. Ci attende una situazione anomala che la natura dovrà faticosamente incassare. Lo schema su scala continentale resterà, per lunghi e delicati tratti, favorevole a incursioni fredde ripetute alle nostre latitudini. Ma andiamo a vedere nel dettaglio cosa bolle in pentola, o meglio, nel sistema atmosferico che ha deciso di mettere in crisi la primavera.

 

Dall’anticiclone nordico ad una saccatura artica

Un possente Anticiclone di blocco domina incontrastato sulle regioni settentrionali dell’Europa, distendendosi con una prepotenza insolita fino alle foreste della Scandinavia e alle sterminate pianure della Russia. Questo ponte anticiclonico si contrappone al flusso atlantico, le correnti che normalmente mitigano il nostro clima rendendolo temperato. Al tempo stesso innesca un flusso freddo dalle alte latitudini verso l’Est Europa, che poi piega inevitabilmente con moto retrogrado fin sul mediterraneo, scorrendo lungo il bordo meridionale dell’ampio campo di alta pressione.

 

L’aria fredda si riversa sulle nostre regioni con raffiche asciutte e taglienti, ben percepibili e non tanto piacevoli dopo diverse settimane di tepore. L’Italia diventa così il bersaglio perfetto, la vittima sacrificale per questa imponente irruzione di correnti da est. Una dinamica affascinante da osservare sulle mappe dei modelli, certo, ma decisamente meno gradevole quando ci si trova per strada alle prime luci dell’alba ad aspettare un autobus sotto il venticello pungente.

 

Il cedimento dell’alta pressione

Questo equilibrio precario si modificherà nel corso della prossima settimana. L’ampio ponte di alta pressione cederà di schianto e si spezzerà. Da un lato una cellula di alta pressione migrerà tra l’Atlantico e le Isole Britanniche, mentre l’altra porzione di alta pressione si isolerà sulla Russia. Una vasta e minacciosa Saccatura polare approfitterà di questo improvviso spazio lasciato incustodito, puntando il suo mirino dritto verso il cuore dell’Europa e poi fin verso il Mediterraneo centrale.

 

La dinamica appena sarà favorita dalla risalita dell’alta pressione sull’oceano Atlantico che si estenderà ulteriormente verso nord, fino a raggiungere l’Islanda e lambire la Groenlandia. Questa manovra sinottica andrà a costruire un immenso scivolo perfetto lungo il fianco orientale dell’anticiclone. Sarà una rampa di lancio ideale per far precipitare il Gelo artico direttamente a casa nostra. L’aria densa e pesante proveniente dal buio circolo polare scenderà velocemente verso sud, innescando una formidabile reazione a catena che modificherà radicalmente il tempo su gran parte dell’Europa meridionale.

 

Le isoterme in quota, ovvero quelle linee colorate che uniscono i punti con la stessa temperatura sulle mappe, subiranno un crollo verticale impressionante. Passeremo da valori tipicamente primaverili a termiche da pieno inverno nel giro di pochissime ore, con termometri destinati a scendere bruscamente anche di 10°C in un solo pomeriggio. Un potente nocciolo d’aria fredda in quota minaccia di portarsi sul Mediterraneo, alimentando un ampio vortice depressionario.

 

Crollo termico vertiginoso sull’Italia

Le elaborazioni fornite dai supercalcolatori dei principali centri di calcolo mondiali tracciano una linea di tendenza inequivocabile. Un vero e proprio baratro termico che prenderà forma in modo evidente nella seconda metà della prossima settimana e potrebbe persistere per alcuni giorni. Chiunque avesse già azzardato incautamente il cambio degli armadi, fidandosi ciecamente dei timidi tepori recenti, farà bene a correre rapidamente ai ripari.

 

Ci aspetta uno scenario crudo, decisamente più severo delle normali piogge primaverili a cui siamo ormai abituati in questo periodo dell’anno. Un vigoroso Vortice ciclonico andrà ad approfondirsi vertiginosamente sui nostri mari occidentali, innescando una spirale di maltempo severo, diffuso e a tratti molto violento. I giorni chiave della svolta, da segnare in rosso sul calendario, saranno quelli a cavallo fra il 25 Marzo ed il 26 Marzo.

 

Il tempo peggiorerà dapprima al Nord, ma principalmente sull’Arco Alpino e sul Triveneto, con nevicate che si abbasseranno bruscamente di quota. Sulle regioni centrali e meridionali dell’Italia l’impatto della perturbazione sarà ancora più marcato, qualora dovesse approfondirsi, come crediamo, un vortice mediterraneo ben organizzato.

 

Saccatura depressionaria alimentata da aria fredda artica
Maltempo dal sapore invernale

 

La neve tornerà a cadere a quote basse

Avremo piogge battenti incessanti, intensi Temporali carichi di energia, grandinate improvvise e, soprattutto, il grande ritorno della Neve anche in Appennino. Fiocchi pesanti e molto bagnati che, in un contesto paesaggistico quasi surreale per la stagione, torneranno a imbiancare copiosamente i rilievi appenninici, spingendosi con una facilità disarmante sotto la fatidica soglia dei 1000 metri di altitudine.

 

Potremmo assistere a nevicate estremamente coreografiche anche a quote puramente collinari, un evento non rarissimo a fine Marzo, ma sicuramente di grande impatto visivo dopo un inverno spesso avaro di precipitazioni nevose significative. Il nord dell’Italia, invece, dopo la prima fase resterà in gran parte più protetto dall’imponente scudo naturale dell’arco alpino, come sovente accade con le irruzioni perturbate fredde provenienti da nord e da est. Le correnti settentrionali, impattando contro gli alti massicci montuosi, si asciugheranno perdendo gran parte della loro umidità, regalando cieli limpidi e tersi ma con temperature decisamente pungenti e rischio di gelate tardive sulle valli alpine e localmente fino in qualche tratto di pianura.

 

Il ruolo del vortice polare e le anomalie stratosferiche

Nelle ultime settimane, questa immensa e complessa area di bassa pressione, che staziona normalmente intrappolando il gelo sopra il Polo Nord, ha subito dei traumi fisici e termici molto significativi. Un fenomeno noto ai climatologi esperti come Stratwarming, ovvero un improvviso, violento e anomalo riscaldamento della stratosfera polare, ha ulteriormente destabilizzato l’intera architettura del vortice. Naturalmente serve che questi effetti si propaghino anche a livello della troposfera. Quando questo enorme trottola atmosferica si indebolisce strutturalmente o si frantuma in lobi separati e impazziti, le imponenti masse di aria gelida che normalmente trattiene gelosamente al suo interno sono finalmente libere di sfuggire verso sud, invadendo le miti medie latitudini del nostro emisfero boreale.

 

È esattamente e precisamente quello che sta per accadere in gran parte dell’Europa e che sarà all’origine del guasto ancora più imponente della prossima settimana. Un frammento massiccio di questo immenso serbatoio di freddo si sta staccando dalla sua lontana sede naturale, pronto a viaggiare per migliaia di chilometri sospinto dalle correnti a getto, fino a raggiungere le acque del bacino del Mediterraneo. Questa dinamica così complessa, stratificata e affascinante ci spiega in modo inequivocabile perché, nonostante il calendario appeso al muro segni l’inesorabile avvicinarsi della piena e calda primavera, le configurazioni bariche assumano all’improvviso connotati tipicamente e rigidamente invernali.

 

Fine marzo tutto compromesso, anche le festività pasquali a rischio

Le abbondanti precipitazioni previste sul nostro paese trarranno un’energia spaventosa, quasi inesauribile, dai forti e marcati contrasti termici in gioco. Contrasti esplosivi innescati dallo scontro brutale tra i gelidi venti settentrionali in discesa libera e le acque superficiali dei nostri mari, bacini chiusi che risultano ad oggi ancora capaci di cedere enormi quantità di calore latente all’atmosfera soprastante, fungendo da vero e proprio carburante per le celle temporalesche. Alpi ed Appennini torneranno a vestire i loro abiti rigorosamente bianchi e invernali. I paesaggi familiari si trasformeranno radicalmente, con accumuli nevosi freschi che potrebbero risultare decisamente anomali per la fine del mese di Marzo. In quota, oltre i 1500 metri di altitudine, non è affatto escluso si possano superare agilmente i 30 o 40 centimetri di manto fresco, una vera e propria manna dal cielo per i nostri ghiacciai ormai in perenne sofferenza termica.

 

Ma quanto durerà questa parentesi invernale tardiva? Le più autorevoli proiezioni meteorologiche a lungo respiro, basate sull’attenta analisi degli ensemble probabilistici dei principali modelli matematici, suggeriscono che questa profonda e turbolenta fase fredda potrebbe tenerci compagnia molto a lungo. Un logorante crescendo di profonda instabilità atmosferica che si estenderà inesorabilmente fino a coinvolgere pienamente i giorni della Settimana Santa, gettando incertezza sulle tanto attese festività pasquali. Certo, la traiettoria finale di queste irruzioni gelide può ancora subire delle fisiologiche e microscopiche variazioni. Potrebbero colpire più o meno direttamente l’Italia , con ripercussioni sul meteo locale che restano oggettivamente tutte da definire nel minimo dettaglio a scala puramente regionale, ma in generale il trend sarà quello con condizionamento anche della prima parte di aprile.

 

Questo articolo è stato realizzato consultando i più recenti aggiornamenti degli autorevoli modelli proposti da ECMWF (European Centre for Medium-Range Weather Forecasts) ed il Global Forecast System (GFS) per le previsioni meteo. (METEOGIORNALE.IT)

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Tags: gelo articoneve appenninosaccatura polaretemperature invernalivortice polare
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Mauro Meloni

Mauro Meloni

Passione innata per la meteorologia, fin da piccolissimo, con particolare predilezione per la neve ed i fenomeni estremi. In campo da oltre vent’anni, con esperienza maturata a partire dal 2002 attraverso la collaborazione costante su Meteo Giornale e diversi altri portali di meteo e scienza. Esperto nella comunicazione digitale, attualmente mi occupo di redazione contenuti, grafica e supporto nella gestione della linea editoriale

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