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Ma davvero rischiamo la neve a Marzo? Vediamo come stanno le cose

Split del Vortice Polare a marzo: cosa può succedere all'Italia con freddo tardivo, neve e meteo estremo

Federico De Michelis di Federico De Michelis
03 Mar 2026 - 18:45
in A La notizia del giorno, A Scelta dalla Redazione, Alla Prima Pagina Meteo, Meteo News
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Split Vortice Polare.

Split del Vortice Polare a marzo: cosa può succedere all’Italia nelle prossime settimane

(METEOGIORNALE.IT) In questi giorni sentirete parlare parecchio di un fenomeno atmosferico che avviene a 30 km sopra le nostre teste – anzi, sta accadendo proprio adesso. Si chiama split del Vortice Polare. Questo evento atmosferico, di cui abbiamo parlato più volte durante la stagione invernale, non è comune che si verifichi durante il mese di marzo – in questo caso nei primissimi giorni – e devo dire che sia la data sia le eventuali conseguenze potrebbero davvero incidere in modo significativo, anche se la stagione invernale vera e propria potrebbe ormai considerarsi conclusa.

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In questo momento abbiamo sempre più ore di luce e, addirittura, intorno al 21 marzo avremo esattamente 12 ore di sole. La radiazione solare sta crescendo, quindi la stagione avanza verso non solo la primavera, ma addirittura verso quella estiva: da aprile in poi avremo più ore di luce rispetto a quelle di buio. Questa tendenza vede gradualmente scomparire le condizioni meteorologiche invernali, ma resta ancora parecchio tempo in cui si possono verificare situazioni atmosferiche definite estreme, soprattutto caratterizzate da freddo e maltempo – in particolare freddo.

 

Cos’è lo split del Vortice Polare e perché se ne parla di nuovo

Lo split del Vortice Polare non è altro che una sua scissione. Si parla di un vortice polare in stratosfera: ricordo che la stratosfera è quell’area dell’atmosfera posta in alta quota, dove l’aria è piuttosto rarefatta, a circa 30 km sopra il livello del mare. A quelle altezze non si verificano i fenomeni atmosferici che conosciamo – perturbazioni, piogge o nevicate – ma si registrano temperature molto rigide e, tuttavia, possono avvenire improvvisi e fortissimi riscaldamenti di vaste aree, che mettono in crisi la circolazione atmosferica in quota.

Quando si verifica uno split del Vortice Polare, in alcuni casi gli effetti si trasmettono anche alle quote inferiori. Al momento, i modelli matematici però non tengono conto di una sua eventuale influenza. Questo non significa che non ci sarà: anzi, capita che l’influenza del Vortice Polare sia improvvisa e venga rilevata dai modelli solo con pochi giorni di anticipo, quando cominceranno a mostrarne gli effetti. Effetti che ora non conosciamo; sappiamo soltanto quali potrebbero essere.

 

Alta pressione africana, temperature anomale e instabilità in agguato

Soprattutto in questa primissima fase, avremo l’alta pressione africana, che però andrà a indebolirsi progressivamente. Ne abbiamo già parlato in altri articoli: esiste la possibilità di avere instabilità atmosferica, anche perché le temperature sono salite in modo molto precoce quest’anno. Quando questo è capitato in passato, si sono verificati improvvisi temporali e precipitazioni, persino in presenza di alte pressioni.

Siamo proprio sotto l’alta pressione ed è essa stessa a generare le temperature sopra la media, che nei prossimi giorni – forse per tutta la settimana – si manterranno abbondantemente oltre i valori stagionali, nonostante non siano attesi richiami di masse d’aria calda dall’Africa. Non sono previste temperature stratosferiche, ma localmente potrebbero verificarsi picchi termici anche importanti: questo tipo di alta pressione tende a comprimere l’aria nei bassi strati, un meccanismo di cui abbiamo parlato innumerevoli volte e che, durante la stagione estiva, genera le grandi ondate di calore.

 

Lo scenario freddo, ipotesi di colpo di coda dell’inverno

I modelli matematici europeo e americano prevedono un’irruzione di aria fredda diretta verso la Turchia – non eccezionalmente rigida verso il sud del continente. Ma se il Vortice Polare dovesse influenzare la troposfera, le cose cambierebbero radicalmente: le correnti atmosferiche si disporrebbero da est verso ovest e quel freddo intenso proveniente dalla Siberia si metterebbe in moto verso occidente. Pur riscaldandosi gradualmente nel tragitto – normale, trattandosi di terre non innevate e con temperature ben superiori a quelle siberiane – comporterebbe comunque un abbattimento considerevole delle temperature e condizioni favorevoli anche alle nevicate.

Nevicate che potrebbero raggiungere anche l’Italia: e sappiate che in passato sono avvenute persino in aprile. Posso ricordare, ad esempio, l’ondata di freddo dell’aprile 2003, che portò nevicate sulla costa adriatica e a quote basse anche sulle regioni centrali italiane, in alcune aree del Nord Italia, in Sardegna e in Sicilia. Quell’anno che poi diede avvio alle stagioni estive torride che ormai tutti ricordano con apprensione – perché le estati come le conoscevamo, caratterizzate dall’alta pressione delle Azzorre e da picchi raramente superiori ai 30 °C, sono ormai un ricordo.

 

Il clima che era e quello che è diventato

Le estati di un tempo – e lo ricordo ai più giovani – erano caratterizzate dalla presenza dell’alta pressione delle Azzorre. Le temperature non superavano frequentemente i 30 °C durante i picchi stagionali, valori che si raggiungevano soprattutto nelle zone interne, distanti dal mare. Sulle coste, i 30 °C non erano affatto un valore comune. Se andiamo a guardare le medie di quegli anni, prima degli anni 2000, alcune località nel mese più caldo registravano medie massime di 28 °C – temperature che oggi, nelle giornate caldissime della stagione estiva che viviamo, si sfiorano anche di notte. Si tratta di un cambiamento epocale, dovuto proprio all’anticiclone africano, lo stesso che in questi giorni staziona sull’Italia e parte dell’Europa.

 

Anticiclone, la sua possibile fine

L’anticiclone ci sta proteggendo sia da eventuali irruzioni d’aria fredda da est sia dal maltempo dell’Oceano Atlantico, creando una situazione di – blocco -. Tuttavia, anche i modelli matematici iniziano a intravederne la fine, collocandola su un orizzonte di circa 7-10 giorni – il che significa che si tratta di previsioni a lungo termine, ancora da confermare.

Dobbiamo comunque tenere conto dello split del Vortice Polare e valutare se ci saranno influenze nella bassa atmosfera. La verità la conosceremo più avanti: al momento, l’unica certezza è quella che ci offrono le proiezioni valide per i prossimi giorni. Il resto perde attendibilità mano a mano che ci si allontana nel tempo, soprattutto nelle stagioni intermedie come la primavera meteorologica, iniziata con l’avvento di marzo, in cui la variabilità atmosferica è per natura più elevata.

 

Amplificazione artica e meteo estremo: sempre dietro l’angolo

Dobbiamo considerare anche l’accentuarsi dell’influenza dell’amplificazione artica che, rispetto al passato e a causa del cambiamento climatico, assume una rilevanza crescente. Questo fenomeno tende ad accentuare gli estremi: sia il persistere di queste alte pressioni africane che portano siccità e anomalie termiche, sia le condizioni favorevoli ad alluvioni, ondate di freddo e maltempo intenso.

Ne è un esempio quanto sta avvenendo sulla Penisola Iberica, dove è attesa una nuova situazione di – Dana -, mentre sulle Isole Canarie si stanno verificando condizioni di maltempo anomalo. Non si tratta di piogge continue, ma di situazioni fuori dalla norma: sul vulcano Teide, anche sotto i 2.000 m, è nuovamente caduta la neve, e si è registrata una vera e propria tempesta di vento con raffiche che hanno superato i 100 km/h. Le tempeste di vento sulle Canarie sono divenute ormai piuttosto frequenti. Anche Madeira, isola dall’Oceano Atlantico dal clima subtropicale, ha visto la neve fino a 1.300 m di quota – mentre in Italia non ne regge la tenuta nemmeno a quella quota. Sulle Azzorre, la neve è caduta addirittura a quote ancora inferiori.

Tutte queste situazioni sono estremamente anomale e ci devono far riflettere: il meteo estremo è sempre dietro l’angolo, anche in marzo inoltrato o in aprile. Così come possono verificarsi improvvise e violente ondate di calore, con temperature fino a 15 °C sopra la media – valori vicini ai 30 °C in alcune località – grazie proprio all’amplificazione artica e al cambiamento climatico in corso.

Per concludere con il punto riassuntivo: ora dobbiamo attendere e cercare di capire quale influenza avrà questo straordinario fenomeno atmosferico chiamato split del Vortice Polare.

 

In sintesi

  • Split del Vortice Polare (in stratosfera): è una scissione del vortice a ~30 km di quota; può alterare la circolazione in quota e, a volte, “trasmettersi” anche alla troposfera influenzando il meteo europeo.
  • Tempistiche e incertezza: l’eventuale impatto al suolo non è immediato né garantito; spesso diventa riconoscibile nei modelli solo a ridosso degli eventi (pochi giorni), quindi gli scenari restano probabilistici.
  • Scenario attuale: persistenza di alta pressione africana con anomalie termiche e possibili episodi d’instabilità/temporali anche in contesto anticiclonico, specie con energia solare in aumento a marzo.
  • Scenario freddo alternativo: se lo split condiziona la troposfera, possono attivarsi correnti da est e afflussi più freddi continentali, con calo termico marcato e rischio di nevicate tardive (localmente anche a quote basse).
  • Contesto climatico: amplificazione artica e cambiamento climatico aumentano la frequenza/intensità degli estremi (ondate di caldo precoci, fasi fredde improvvise, piogge intense), rendendo la primavera una stagione ancora più “volatile”.

 

 

Credit: (METEOGIORNALE.IT)

  • ECMWF – European Centre for Medium-Range Weather Forecasts
  • NOAA – National Oceanic and Atmospheric Administration
  • Copernicus Climate Change Service (C3S)
  • NCEP – National Centers for Environmental Prediction
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Tags: amplificazione articaAnticiclone africanocambiamento climaticofreddo marzometeo estremonevicate tardivesplit vortice polare
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Federico De Michelis

Libero professionista nel campo dei dati meteo e dell’Osservazione della Terra. Laurea in Ingegneria Spaziale (Brunel University London). Formazione avanzata in meteorologia in Europa e in Canada, con approfondimenti su modellistica numerica, telerilevamento e analisi dei dati ambientali. Cosa faccio Previsione operativa e analisi per settori meteo-sensibili (energia, outdoor, eventi, turismo) Interpretazione di prodotti satellitari e di modelli (EO/remote sensing) Assessment dei rischi meteo-climatici e reportistica Divulgazione e supporto a media e progetti educativi/R&D Lavoro all’intersezione tra scienza, tecnologia e decisioni concrete, con attenzione a qualità dei dati e comunicazione chiara. La meteorologia è la mia passione fin da bambino; dopo un anno di liceo all’estero mi sono trasferito a Londra dove ho conseguito la laurea alla Brunel University London.

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