Siamo nel cuore di un’irruzione di aria fredda in piena regola. Condizioni meteo di stampo prettamente invernale. Una colata fredda che ha portato giù le temperature drasticamente, accompagnata da vento forte e piogge insistenti. E non mancano rovesci e nevicate a quote decisamente basse per il periodo. Come è successo in Emilia Romagna.
È anomalo?
Per il periodo no. Almeno non nell’insieme. È la variabilità tipica della primavera, mica l’inverno che torna sul serio sul piano climatico. Non si possono paragonare le condizioni del cuore di gennaio a quelle delle porte di aprile. Questa stagione è così da sempre, diciamolo: una fase di transizione complessa, un’altalena continua tra il freddo passato e il caldo che verrà. In genere, può capitare che si manifesti con episodi anche marcati di instabilità e freddo tardivo.
A far paura è il comparto agricolo. Il problema vero è per le colture. E fa paura. Molte di esse, ingannate da settimane precedenti di temperature decisamente miti, hanno già messo fuori la testa in anticipo.
Hanno avviato il ciclo vegetativo prima del tempo.
Germogli, fiori, frutti appena nati: sono fragilissimi ora. Basta un niente. Se arriva la gelata tardiva, è un disastro. Non servono temperature polari. Bastano pochi gradi sotto lo zero nel momento sbagliato per rovinare seriamente tutta un raccolto. Questo perché ha fatto troppo caldo prima e quindi lo sviluppo vegetativo è in anticipo.
E quando capita il peggio?
Di notte, quasi sempre, e nelle prime ore del mattino. È un fenomeno subdolo. Se il cielo schiarisce e simultaneamente il vento cala, l’aria vicino al suolo si raffredda velocemente. Il freddo, che è pesante, tende ad accumularsi e a ristagnare soprattutto nelle zone pianeggianti, nelle aree rurali e nei fondivalle.
Lì le gelate localizzate colpiscono duro. Magari nelle colline fa clima più mite, ma nelle Conche più fredde arriva il gelo. Certo, le ondate di freddo tardive non le scopriamo oggi. Fanno parte della storia climatica della primavera da sempre. Ma il contesto è cambiato.
Oggi viviamo in un pianeta mediamente più caldo rispetto al passato. E le piante ne risentono, fioriscono e germogliano prima del tempo. Quando arriva il freddo, che un tempo non sarebbe stato un problema eccessivo, trova la natura già troppo avanti. È fragile e sente questi cambiamenti climatici.
Ricapitoliamo per chiarezza
Alla fine, in questo scenario così fosco, il fattore determinante non è tanto l’intensità del freddo in sé, quanto il momento in cui esso si manifesta. Negli ultimi anni notiamo un’irregolarità stagionale sempre più marcata.
Purtroppo ci sono settimane di mitezza precoce, seguite da ritorni di gelo, tardivo finché volete ma non eccezionale.
Gestire i campi diventa difficile. Le stagioni hanno progressivamente perso quella loro vecchia regolarità storica che tanto ci aiutava. E allora ecco che arrivano i danni da condizioni meteo troppo fredde. Ma non in sé e per sé, troppo fredde rispetto al caldo precedente…