
(METEOGIORNALE.IT) I grandi sbalzi sono caratteristici del meteo primaverile, quindi non dobbiamo sorprenderci dei ritorni improvvisi di freddo tipicamente invernale. Dopo un avvio che definire incoraggiante è un eufemismo, la primavera ha deciso bruscamente di fare dietrofront, presentandoci un conto salato, decisamente amaro da digerire per tutti noi. E in effetti, qualcosa si è rotto per davvero.
Un nuovo e prepotente colpo di coda invernale inizia a colpire duro, spazzando via le nostre illusioni. Si tratta dell’affondo di una profonda saccatura artica, che per alcuni giorni abbraccerà l’Italia intera in una morsa di freddo. Sarà solo l’inizio. Altri impulsi freddi, carichi di instabilità, finiranno per condizionare il tempo della prossima settimana, pur concedendo qualche brevissima e illusoria pausa. Insomma, la primavera subirà davvero una dura batosta.
Neve e maltempo rovinano i piani sino a Pasqua
Le sorprese sgradevoli non si fermano certo qui, diciamolo chiaramente. Il rischio concreto è che questo clima burrascoso, spinto da correnti in discesa dalle alte latitudini, condizioni pesantemente non solo gli ultimi giorni di Marzo, ma persino l’intero periodo delle festività, che quest’anno cadranno all’inizio di Aprile.
Le ultime proiezioni meteorologiche, scrutate con apprensione dagli addetti ai lavori, parlano un linguaggio inequivocabile. Dipingono scenari estremamente turbolenti. Ci aspetta un’altalena continua, fatta di repentine irruzioni di aria gelida pronte a spazzare la nostra Penisola, dopo aver invaso senza troppi complimenti una vastissima porzione dell’Europa centro-settentrionale.
Il Mediterraneo rischia di diventare terra di contrasti esplosivi tra massa diverse. Da una parte il tepore legato ai primi richiami d’aria calda subtropicale, dall’altra il freddo crudo che scende a latitudini del tutto anomale. Il risultato? Logico e inevitabile. Temporali di inaudita potenza. Fenomeni estremi, ostici da prevedere nel minimo dettaglio, con la colonnina di mercurio pronta a sbalzi eclatanti, capace di crollare improvvisamente sotto i 15°C in pieno giorno.
Qualche timido raggio di sole riuscirà a fare capolino, sia ben chiaro, non vivremo certo al buio. La variabilità sarà il tema predominante. Ma non avremo nessuna svolta verso l’alta pressione. Le simulazioni elaborate dai principali centri di calcolo internazionali, analizzate minuziosamente, delineano una fase atmosferica pesantemente compromessa, tra piogge e nevicate abbondanti in montagna oltre i mille metri, ma per nulla escluse a quote decisamente più basse del normale.
Chi stava già accarezzando l’idea di rilassanti gite fuori porta o delle immancabili grigliate all’aperto, dovrà purtroppo rassegnarsi. Il classico acquazzone potrà colpire all’improvviso, beffardo, anche quando il cielo sembrava sereno fino a pochi minuti prima. La tanto attesa Pasqua e la successiva Pasquetta, scrutando l’orizzonte dei modelli matematici, potrebbero fare parecchio le bizze quest’anno, ma è ancora troppo presto per i dettagli.
Per chi sperava nella clemenza del cielo per assaporare la rinascita della natura, questo tempo capriccioso rischia di monopolizzare in lungo e in largo l’intera prima metà di Aprile. Siamo esseri meteoropatici, in fondo, l’umore sale e scende con la pressione barometrica. Vedere i mandorli in fiore sferzati dalla grandine non fa bene al cuore.
Una stratosfera che è responsabile di questo freddo tardivo
Il ribaltone di questo marzo ha origine nel Vortice Polare a livello della stratosfera e in un fenomeno cruciale noto agli addetti ai lavori come Final Warming, o Stratwarming. Proviamo a semplificare concetti fisici che sono, in realtà, estremamente complessi. In parole povere, si tratta di un fisiologico e imponente riscaldamento della stratosfera, quello strato di atmosfera situato ben sopra le nuvole che vediamo ogni giorno. Questo riscaldamento improvviso decreta inesorabilmente la fine del regime invernale ad altissima quota. Il calore anomalo porta alla vera e propria frantumazione del vortice stesso.
La rottura innesca la nascita di una coriacea area di alta pressione, destinata a dominare le latitudini artiche in modo incontrastato, posizionandosi lì fino al prossimo autunno. La vera anomalia climatica di questo imprevedibile mese di Marzo, tuttavia, risiede nelle tempistiche piuttosto anticipate rispetto alla norma. Solitamente, questo fisiologico smantellamento circolatorio si palesa in modo graduale verso la metà di Aprile, o talvolta persino ad inizio Maggio, seguendo i ritmi naturali di una transizione dolce. Quest’anno, invece, il collasso strutturale sta avvenendo con largo anticipo.
Quando succede in questo modo, le conseguenze in troposfera, ovvero dove viviamo noi, risultano enormemente più incisive. Un effetto a catena incontrollabile. I frammenti di questo nucleo gelido, impazziti, vagano verso le nostre latitudini senza incontrare ostacoli.
Europa nel mirino delle incursioni gelide
Il nostro Continente si ritrova esposto, vulnerabile come non mai. Quando il Vortice Polare va in frantumi in un modo così violento e prematuro, si spalancano veri e propri corridoi autostradali per le ondate di freddo tardivo. Gli anticicloni, anziché proteggere il bacino del Mediterraneo come farebbero normalmente in primavera, si ergono possenti verso nord, costringendo l’aria artica a scendere verso di noi.
L’anticipo del Final Warming ci sta regalando, in effetti, un’estrema e logorante dinamicità climatica. Questo scombussolamento potrebbe rivelarsi soltanto il freddo antipasto di una primavera che continuerà in modo parecchio dinamico. Si profila all’orizzonte la reale, concreta possibilità di affrontare un mese di Aprile caratterizzato da continue irruzioni di aria fredda, sovvertendo ogni logica stagionale e scombinando le carte in tavola.
Non vogliamo certo dire che ci potrebbe essere un avvio stentato dell’estate, questo sarebbe un azzardo prematuro. Ma nulla è escluso di questi tempi. La prudenza è d’obbligo. Le masse d’aria fredda, scivolando sul fianco orientale di questi anticicloni anomali, puntano dritte verso l’Italia, che diventa il bersaglio perfetto per i peggiori contrasti termici.
Il ritorno del freddo che spaventa le campagne
Le potenziali e devastanti gelate tardive, già purtroppo tristi protagoniste negli ultimi anni, rischiano di compromettere in modo irreparabile le preziose colture che si trovano in piena fioritura. Pensate ai delicati alberi da frutto. Spazzare via interi raccolti stagionali in una sola, magnifica ma letale, gelida notte stellata. Un calo termico sotto lo zero, silente e distruttivo. È la dura, inesorabile legge della natura, lo sappiamo bene tutti, ma oggi sembra colpire le campagne con una crudeltà decisamente amplificata, senza lasciare via di scampo a chi lavora la terra con enorme fatica.
Si passa da un caldo precoce, illusorio e fuorviante, a precipitazioni di eccezionale portata, che sembrano non voler concedere alcuna tregua. Il concetto stesso di equilibrio atmosferico, a quanto pare, è diventato un pallido, sbiadito ricordo del passato che non tornerà.
Aprile e le prospettive di cambiamento
Le tendenze a lungo periodo sembrano mostrare una potenziale svolta nella seconda parte di aprile. Se marzo ha fatto l’opposto e cioè siamo passati dal caldo al freddo, ad aprile potrebbe capitare facilmente il contrario. L’avvio del mese ancora invernale dovrebbe poi lasciare spazio alle prime vampate africane dopo il 15 del mese, anche se si tratterà di brevi fiammate alternate a fasi molto instabili.
Non possiamo e non dobbiamo chiudere gli occhi di fronte a questo mutamento subdolo. Un’alterazione estremamente insidiosa delle dinamiche meteorologiche primaverili. Assistiamo, con una frequenza che sta diventando sempre più allarmante, a dei ribaltoni atmosferici rapidissimi, a tratti quasi violenti, in gran parte del tutto ingestibili.
Dall’inverno tardivo ai primi caldi esagerati
Si passa, senza colpo ferire e nel giro di pochissime ore, da condizioni puramente invernali ad improvvisi scampoli di estate torrida, soffocante e del tutto fuori luogo. Le vecchie, care mezze stagioni sembrano essersi letteralmente vaporizzate nel nulla. Scomparse, rimpiazzate dagli estremi. In questa esasperazione continua degli eventi a livello mondiale, il temibile Riscaldamento Globale gioca innegabilmente un ruolo da protagonista assoluto. Regista occulto di questa ennesima follia climatica.
Questo trend di fondo è ormai tragicamente palese a tutti i livelli, supportato da decenni di meticolose misurazioni scientifiche condotte in ogni angolo del pianeta. Più calore significa più energia in gioco, l’equazione è semplice. Le dolci, lente e graduali fasi di transizione di un tempo sono state brutalmente sostituite da veri e propri shock fisici e ambientali. Passaggi estremi che mettono a dura prova non solo i delicati ecosistemi, ma anche la nostra stessa sopportazione. Ormai è questo il nuovo volto del meteo, dobbiamo prenderne atto.
Questo articolo è stato realizzato consultando i più recenti aggiornamenti degli autorevoli modelli proposti da ECMWF (European Centre for Medium-Range Weather Forecasts) ed il Global Forecast System (GFS) per le previsioni meteo. (METEOGIORNALE.IT)
